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Medea è un Ulisse-donna ma non è vista come luiMedea è un Ulisse-donna ma non è vista come lui

da | Apr 30, 2015

INTERVISTA A PAOLO MAGELLI

Paolo Magelli, una lunga esperienza da regista nei Balcani e oggi molto presente in Germania, ha accettato di dirigere Medea nella versione di Seneca perché profondamente legato non solo al personaggio ma anche alla trasposizione che ne ha fatto il filosofo latino.

Cosa pensa e come ha affrontato le difficoltà che il testo senecano presenta quanto alla messinscena?

Mi sono preso la libertà che ci si prende normalmente nell’affrontare un testo. Mi sono dedicato perciò a operare piccoli interventi drammaturgici, inserendo un paio di contributi: due citazioni di Heiner Müller presi da suoi appunti su Medea e dodici versi di Euripide.

Ha portato Euripide in Seneca perché?

Sono pochi versi. Mi sono serviti per chiarire drammaturgicamente la posizione di Giasone. Non ho trasferito un’idea di Euripide ma sono ben rimasto dentro la visione culturale di Seneca, che è il dato che conta. L’approccio italiano a Medea è molto moralistico e anche mediato da un piano ampiamente filologico, che va bene per iniziare ma poi occorre liberarsi. Il problema è di trasporre sulla scena il testo senza scalfirne il senso ma potenziandone il valore.

C’è riuscito?

Vede, Seneca si offre a due chiavi di lettura: è uno storico visto come un moralista, ma non si tiene conto dei riflessi che ha avuto, per esempio il grande successo riscosso nella cultura mittleuropea. nel cui ambito negli anni Venti fu accolto in Germania e in Austria come uno degli autori più importanti. Bisogna vedere da che parte si guarda. Io credo che sia un autore modernissimo, meraviglioso, e ho fatto il possibile per metterlo in scena così com’è, almeno spero.

Si è tenuto alla traduzione di Picone?

L’ottanta per cento dell’adattamento risponde al testo di Picone. Però ho voluto dare una struttura linguistica più moderna e ho cercato di rendere la sua traduzione più svelta e più accessibile, dedicandomi principalmente alla musicalità senza toccare i contenuti essenziali e politici.

Come ha risolto la scena del doppio delitto di Medea che Seneca, disubbidendo a Orazio e per la prima volta in teatro, porta sul palco?

Beh, venga a teatro per saperlo. Posso dirle che questa scena ci sarà e non credo che sia violenta. Ci sarà perché credo che Medea vada riconsiderata. Ci sono tante Medee, ma di certo fino a Euripide non uccide nessuno figlio. E’ una donna che non viene accettata dalla società in cui è arrivata perché si rifiuta di essere integrata in un contesto sociale corrotto come quello di Corinto. Medea uccide per amore e vedere in Creonte la vittima mi sembra eccessivo. E’ una ragazzina della Colchide che si innamora di un uomo, un colonizzatore che viene dalla Grecia, un po’ come Cortés quando sbarca in Messico, e che le fa sognare viaggi, luoghi sconosciuti. Allora Medea cos’è se non un Ulisse-donna che apre le vie del mare? Però non è celebrata come Ulisse che pure ha commesso ben più numerosi delitti. Il suo vero peccato è di aver permesso agli altri di fare del male. Poi c’è la Medea che non accetta il potere che vede sempre corrotto, aspetto questo che Seneca rende in maniera meravigliosa e sul quale hanno scritto in tanti, fino a Camus, ma non gli intellettuali italiani che sono in fortissimo ritardo.

Tra le tre grandi versioni di Medea, Euripide, Seneca e Christa Wolf quale giudica più vicina ai suoi sentimenti?

Uno dei miei più cari amici, come anche del mio scenografo Ezio Toffolutti, è stato Heiner Müller, l’uomo che è stato più vicino a Medea. Ho grande rispetto per il libro di Christa Wolf, ma ritengo che le cose più vere le abbia scritte Müller, l’intellettuale che più di ogni altro ha capito Medea.

Medea può essere vista come la terrorista che viene da un Paese barbaro per attentare alla vita di un re greco e di sua figlia, una kamikaze del nostro tempo?

No, guardi: il teatro è realtà, d’accordo, ma non si può considerare democratica una città come Corinto che certo non è per niente emancipata. Creonte è un autentico fascista e di civile la sua città non ha niente. Basti pensare ai rapporti con Euripide e alla storia dei quindici talenti. Mi dispiace ma mi ripugna l’idea di dover creare legami tra Medea e il nostro tempo. Quel che dice Medea è che non esistono Stati giusti e quando esistono non durano. Questo sì può essere attuale.

 

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