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Edipo a Colono

da | Mag 10, 2009

C’è un misterioso atto generazionale, che attraversa i secoli, nell’Edipo a Colono, che è andato in scena questa sera al teatro greco di Siracusa, per il 45/o ciclo di spettacoli classici dell’Inda (Istituto nazionale dramma antico). L’autore della tragedia è Sofocle, che la scrisse quando già aveva compiuto i novant’anni, un’età incredibile per l’epoca. Racconta di Edipo, che giunto agli ottant’anni, cieco e misero, cerca asilo nella ospitale Atene. E lo interpreta un grande Giorgio Albertazzi, che sfodera con allegria i suoi giovanili 85 anni compiuti. Giovane è invece il regista Daniele Salvo, allievo di Luca Ronconi, messosi in luce l’anno scorso con il Re Lear, interpretato da Ugo Pagliai; un regista che ha colto stasera una decisa affermazione. La sua regia ha infatti felicemente messo insieme la ricerca dei significati di un testo difficile ed enigmatico e la proposta di forti effetti spettacolari, compreso l’arrivo in palcoscenico del giovane eroe Teseo, in groppa ad un cavallo sfrenato. Edipo a Colono è sostanzialmente la prosecuzione di Edipo Re, dove il re di Tebe scopriva di aver ucciso, senza saperlo, il proprio padre Laio e di aver poi sposato, senza riconoscerla, la madre. Ma se questo – che è il primo giallo della storia della letteratura – è compatto e chiaro nel suo sviluppo, Edipo a Colono è invece oscuro e complesso. Vari sono i significati che perlopiù riguardano l’elogio della città di Atene, della sua civiltà e della sua ospitalità; e insieme il bilancio doloroso della vita (peraltro ricca e fortunata) di Sofocle: un bilancio che è pervaso di religiosità, e che è forse il primo esempio di analisi della vecchiaia, come un passaggio obbligato della vita, da accettare e da vivere serenamente. Lo spettacolo, molto applaudito dal pubblico del Teatro greco, ha al suo centro un grande Giorgio Albertazzi, che ha recitato con energia, senza un filo di retorica. Si sono segnalati nell’ambito di un foltissimo cast, Roberta Caronia, interprete di Antigone, Maurizio Donadoni, come Creonte. Molto apprezzata anche la scenografia ideata dal grande architetto internazionale Massimiliano Fuksas e sua moglie Doriana. Una gigantesca parete di piramide tronca, come una lama di coltello o di specchio, che riflette e lancia bagliori di luce sulla tragedia e sul suo evolversi; una soluzione scenica ideata sia per l’Edipo a Colono, sia per la Medea di Euripide che Elisabetta Pozzi recita a sere alterne sullo stesso palcoscenico fino al 21 giugno.

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