Trachinie e Eracle: hanno detto…
“Hanno detto…” è una rubrica che raccoglie commenti e riflessioni di politici, antichisti e personaggi del mondo della cultura e dell’arte sui due spettacoli in scena quest’anno al Teatro greco: Trachinie e Eracle.
Una pagina sempre aperta dedicata alle parole di chi ama il grande teatro classico.
Paolo Gentiloni, Ministro per le Comunicazioni
“E’ la mia prima volta agli spettacoli classici al Teatro greco aretuseo, e sono venuto ad assistere a Trachinie dirette da Walter Pagliaro. Un’esperienza davvero indimenticabile. Magnifica l’atmosfera e suggestiva tutta la tragedia. Lo spettacolo intero è stato bellissimo. E Deianira, a cui dà il volto Micaela Esdra, è stata strepitosa”.
Enzo Bianco, senatore de La Margherita e presidente Commissione Affari costituzionali del Senato
”Ho assistito a uno spettacolo – Trachinie – che ha regalato a tutti gli spettatori grandi emozioni. Ritengo che si partecipi a un altissimo livello di recitazione, e ho vissuto alcuni momenti indimenticabili. Credo che con la messinscena delle Rappresentazioni classiche al Teatro greco di Siracusa mostriamo il meglio della nostra tradizione culturale e teatrale”.
”Quando ho invitato i miei amici ospiti ad assistere a Trachinie ho detto loro che avrebbero visto qualcosa di assolutamente magico, e così è stato. Un’atmosfera magica per uno spettacolo unico. Unico neo: l’inquinamento ambientale. Rovina l’aria da sogno del Teatro antico”.
Giulio Guidorizzi, docente di Teatro e drammaturgia antica presso l’Università di Torino e traduttore di Eracle per la stagione INDA 2007
Eracle
“Uno spettacolo emozionante, con grandissimo ritmo e compattezza. C’è stato un grande lavoro di editing per rendere più asciutto il testo pur rispettandolo in modo sostanziale nello spirito e nella forma. La regia ha lasciato emergere tutta la forza del testo euripideo”.
Trachinie
“Un’opera teatrale densa di idee. Con una Micaela Esdra attrice straordinaria. La traduzione del testo è accurata e poetica”.
Salvatore Nicosia, docente di Lingua e letteratura greca presso l’Università di Palermo, e traduttore di Trachinie per la stagione INDA 2007
Trachinie
“Uno spettacolo che è frutto di una regia molto intellettuale e che vuole rendere conto del significato profondo del testo e si sforza di renderlo comprensibile. Il suo punto debole è la figura di Eracle, in particolar modo nella parte finale della tragedia in cui l’attore è costretto a recitare circa 400 versi riversato su un letto d’agonia. E anche il mancato uso dei microfoni individuali costringe gli attori a una recitazione “urlata”.
Notevole lo sforzo del regista Walter Pagliaro che mette in rilievo attraverso lo spettacolo la sua cultura, e che sperimenta alcune “trovate” interessanti come la disposizione del letto sbilenco al centro della scena, simbolo dell’eros e dell’amore coniugale finito. E come l’ingresso di Deianira in scena che porta con sé l’altra mezza parte del centauro Nesso: simbolo del passato mitico selvaggio e del presente”.
Eracle
“La messinscena di Eracle è più tradizionale di Trachinie, uno spettacolo che lascia parlare il testo e che si rivela una scelta efficace. L’opera teatrale è affidata in mano ad attori bravissimi, tra cui spiccano Ugo Pagliai (Anfitrione) e Antonio Zanoletti (corifeo), e svela una diversa ricerca da parte del regista del significato profondo della tragedia stessa che, rispetto a Trachinie, ha una svolgimento più lineare. La tragedia di Euripide non ha in sé la negatività di Trachinie: emergono i valori dell’amicizia, come messaggio ultimo di speranza. Trachinie è invece intrisa di pessimismo”.
Lowell Edmunds, docente presso la Rutgers University
”Entrambe le performance teatrali sono di grande livello professionale e artistico. I registi hanno due differenti approcci all’opera teatrale. Walter Pagliaro, che firma Trachinie, procede ad una lettura psicologica del testo della tragedia, e questa sua lettura comporta anche alcune “bizzarrie” come l’ingresso in scena di Deianira con lo scheletro del centauro Nesso.
Ho trovato invece la regia di Eracle molto più coerente.
Ma mi sono indubbiamente piaciuti entrambi gli spettacoli: un’esperienza unica e indimenticabile”.
Gianfranco Nuzzo, docente di Filologia classica all’Università di Palermo
”I Greci hanno di che essere ancora una volta grati a Eracle per questa sua ultima e inattesa fatica: quella di aver riportato il rito dionisiaco, nella sua forma più pura, fra le pietre antiche del Temenite. Ritengo infatti che con le rappresentazioni di quest’anno si sia chiuso definitivamente un ciclo, quello delle riletture più o meno arbitrarie del mito, e se ne sia aperto un altro, che non è di ‘restaurazione’ nel senso più retrivo del termine, ma di ritorno alle fonti del tragico, depurate da ogni intrusione di tipo ideologico.
I due registi hanno riportato sulla scena la severa solennità dello spettacolo antico, e lo hanno fatto senza ricadere nella vieta retorica del classicismo di maniera, ma restituendo al Coro il suo spazio e dando al recitativo una scansione alta, in ciò coadiuvati da due traduzioni che sono ‘moderne’ senza per questo voler essere ‘attuali’, abusato aggettivo nel cui nome si sono spesso perpetrati veri e propri scempi del testo antico”.
Ettore Cingano, docente di Letteratura greca all’Università di Venezia
Trachinie
“Ho apprezzato moltissimo la messinscena e in particolare le parti recitate dal coro delle donne. Mi è anche piaciuta Micaela Esdra nel momento in cui è descritto il presagio di Deianira, che entra in scena con lo scheletro del centauro Nesso.
Il punto debole della tragedia è, a mio avviso, la parte conclusiva dell’opera, quando Eracle morente si lamenta sul letto posto al centro della scena. Un lamento troppo lungo e forse per questo a tratti poco credibile, credo che sarebbe stato meglio variare il registro dell’azione, rendendo il finale meno melodrammatico. Infine, mi hanno colpito i costumi: meravigliosi”.
Testi a cura di Isabella Di Bartolo