«L’Inda ha il compito di custodire, tramandare e far rivivere un elemento essenziale della nostra tradizione, vale a dire del nostro avvenire». Sono queste le parole del ministro della Cultura Alessandro Giuli nel giorno della conferenza stampa di presentazione della 61. Stagione delle rappresentazioni classiche dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico. Nel corso dell’incontro con i giornalisti, la Fondazione INDA hai ufficializzato i cast delle quattro produzioni in programma al Teatro Greco di Siracusa.
Ad aprire la stagione sarà un’anteprima speciale dedicata alle scuole: dal 13 al 16 aprile l’Iliade da Omero con la regia di Giuliano Peparini e la traduzione di Francesco Morosi. In progrmma quattro repliche con in scena gli allievi ed ex allievi dell’Accademia Nazionale del Dramma Antico insieme ai performer della Peparini Academy.
L’8 maggio debutterà Alcesti di Euripide, spettacolo in coproduzione con il Teatro Stabile del Veneto, con la regia di Filippo Dini, tradotto dal greco da Elena Fabbro. Le musiche della messinscena sono di Paolo Fresu, che in occasione della prima dell’8 maggio le eseguirà dal vivo. Nel cast lo stesso Dini che ricoprirà il ruolo di Ferete, mentre Deniz Ozdogan sarà la protagonista Alcesti, affiancata da Aldo Ottobrino (Admeto) e Denis Fasolo (Eracle). Completano il cast Alessio Del Mastro (Apollo), Giulio Della Monica (Thanatos), Sandra Toffolatti (Ancella), Bruno Ricci (Servo) e Carlo Orlando nel ruolo del capo coro. Il coro sarà composto da Simonetta Cartia, Gennaro Di Biase, Riccardo Gamba, Lucia Limonta, Margherita Mannino, Carolina Rapillo, Ottavia Sanfilippo, Roberto Serpi, Chiarastella Sorrentino e Dalila Toscanelli. Le scene sono firmate da Gregorio Zurla, i costumi da Alessio Rosati, i movimenti scenici da Alessio Maria Romano e il disegno luci da Pasquale Mari.
“Accostarsi ad Alcesti di Euripide fa paura, perché significa accostarsi ad una morte inaccettabile, forse la più inaccettabile di tutte: la morte di una vittima sacrificale – spiega il regista Dini – Alcesti fa paura perché è la storia di una donna che, spinta soltanto dalla furia beata del suo amore per il marito, sceglie di morire al posto suo. E fa paura perché ritorna dall’Ade. Quattro secoli prima di Cristo, una donna straordinaria si sacrifica per amore e ritorna in vita dalla morte. Penso alla tragedia di Euripide e non posso non pensare, oggi, al percorso della donna nella storia, dall’inizio dei tempi sino ai nostri giorni, alla sua evoluzione, alle sue tragiche morti quotidiane, alla sua possibilità di tornare indietro dall’orrore e poter affrontare finalmente, l’oggetto del suo infinito amore”. Alcesti rimarrà in scena fino al 6 giugno; lo spettacolo sarà poi allestito dal 3 al 5 luglio al Teatro Grande di Pompei, e il 17 e 18 settembre al Teatro Romano di Verona.
Il 9 maggio debutterà Antigone di Sofocle, con la regia di Robert Carsen. Lo spettacolo chiuderà la trilogia dedicata al viaggio a Tebe, un progetto teatrale iniziato nelle stagioni precedenti con i successi di Edipo Re e Edipo a Colono, sempre di Sofocle. La traduzione è di Francesco Morosi, a interpretare Antigone è Camilla Semino Favro mentre Paolo Mazzarelli è Creonte, Mersila Sokoli Ismene, Gabriele Rametta Emone, Graziano Piazza Tiresia, Ilaria Genatiempo Euridice, Pasquale di Filippo la guardia, Dario Battaglia il messaggero, Elena Polic Greco e Rosario Tedesco saranno i capo coro. Le scene sono di Radu Boruzescu, i costumi di Luis Carvalho, i movimenti di Marco Berriel, le musiche di Cosmin Nicolae, il disegno luci di Robert Carsen e Giuseppe Di Iorio. L’Antigone resterà in scena fino al 5 giugno.
«Da quando Antigone è stata rappresentata per la prima volta ogni generazione legge in modo diverso il conflitto tra moralità e autorità statale, che è al centro dell’opera – spiega Robert Carsen – continuiamo a incontrare politici deboli e dittatoriali come Creonte, politici che cercano di governare attraverso la paura. Ossessionati da se stessi e dai propri interessi, timorosi di perdere il potere ma senza alcun progetto particolare per il bene degli altri, sono pronti a distruggere chiunque non sia d’accordo con loro. I greci, attraverso la loro filosofia e il loro teatro, ci insegnano ripetutamente che solo l’amore può spezzare il circolo vizioso dell’odio e dell’incomprensione. In un mondo in cui i leader hanno deciso che la forza è sinonimo di giustizia, questi valori diventano molto difficili da trovare e abbracciarli richiede sempre più convinzione e coraggio. Antigone ha sempre riguardato il presente, ora forse più che mai».
Il 13 giugno debutta al Teatro Greco di Siracusa Àlex Ollé, regista catalano fra i fondatori della Fura dels Baus, che dirigerà I Persiani di Eschilo nella traduzione di Walter Lapini. Nel cast Anna Bonaiuto nel ruolo della regina Atossa, Alessio Boni – volto popolare, protagonista di tanti film e serie tv di successo, al suo debutto al Teatro Greco – in quello dello spettro di Dario; Giuseppe Sartori sarà il messaggero, Massimo Nicolini Serse, Marco Maria Casazza il capo del coro formato da Francesco Biscione, Fabrizio Bordignon, Nicola Bortolotti, Rosario Campisi, Francesco Migliaccio, Giovanni Nardoni, Antonello Cossia, Stefano Quatrosi, Michele Cipriani e Roberto Trifirò, Elena Polic Greco, Simonetta Cartia. Le scene sono di Alfons Flores, i costumi di Lluc Castells, le musiche di Josep Sanou, il disegno luci di Marco Filibeck. Lo spettacolo sarà poi allestito dal 10 al 12 luglio al Teatro Grande di Pompei.
«Mettere in scena oggi I Persiani di Eschilo vuol dire far vivere un testo antico che parla ancora al nostro presente: guerre, politica, potere e dolore collettivo – sono le parole di Àlex Ollé – Noi non vogliamo cambiare il senso del dramma, ma avvicinarlo allo sguardo del pubblico di oggi. I Persiani racconta lo smarrimento di un popolo e dei suoi governanti di fronte a una sconfitta brutale e inaspettata. È la tragedia di chi deve fare i conti con il presente e immaginare una sopravvivenza futura dopo aver commesso l’errore fatale di credersi invincibile. Il cuore della nostra lettura è l’illusione della perpetuità del potere»
L’Iliade, coprodotta con il Parco archeologico di Siracusa, dopo le replichge di aprile riservate alle scuole, tornerà in scena dal 14 al 27 giugno con Vinicio Marchioni nel ruolo dell’Aedo, Giuseppe Sartori in quello di Achille mentre Alessio Boni vestirà i panni di Priamo; in scena anche l’ex allievo dell’Accademia d’arte del dramma antico, Jacopo Sarotti nel ruolo di Patroclo, e oltre 80 artisti fra i quali anche gli allievi della scuola di teatro dell’Inda e della Peparini Academy. La traduzione dei versi tratti dall’Iliade è di Francesco Morosi, le musiche di Beppe Vessicchio, le scene di Lorenzo Russo Rainaldi, i costumi di Valentina Davoli e Silvia Oliviero, le coreografie di Gabriele Beddoni, il disegno luci di Francesco Angelino e il videomapping di Vincenzo Villani mentre Elena Polic Greco cura la direzione del coro e Simonetta Cartia quella dei cori cantati.
«Per me, L’Iliade non è solo un racconto di guerra, ma una riflessione sempre attuale sull’essere umano. È un’opera che parla di onore, potere e violenza, ma anche di ricerca di senso, memoria e fragilità: temi che attraversano tutte le epoche – sono le parole di Giuliano Peparini -. Con questa messa in scena, desidero mettere in evidenza la profonda modernità di Omero. L’Iliade appare come un testo sorprendentemente vicino al nostro presente, sia per le situazioni che descrive sia per i comportamenti umani che mette in gioco. All’interno di questa lettura trova spazio anche una forma di ironia, soprattutto nel modo di osservare i rapporti di potere, i giochi di ego e i meccanismi di dominio».
La 61. Stagione al Teatro Greco di Siracusa ha il sostegno di Eni Spa, di BAPS – Banca Agricola Popolare di Sicilia Banca Partner, della Fondazione Oltre e di Ortea Palace Hotel Sicily, Autograph Collection. Si ringraziano Urban Vision, Aeroporti di Roma e le tante aziende e i privati cittadini che anche quest’anno, in veste di mecenati e donatori, hanno voluto sostenere le attività dell’INDA.
