Edipo a Colono 1936. Il Coro di Eumenidi. Archivio INDA

Edipo a Colono 1936. Il Coro di Eumenidi. Archivio INDA

È del resto alquanto inverosimile che gli eredi di Sofocle si siano tenuti in serbo per anni delle tragedie del grande congiunto, bell’e pronte, senza portarle in teatro. Non solo. Poiché non ci sono ragioni per respingere la notizia secondo cui Sofocle ha lavorato sino all’ultimo intorno a tragedie da portare in scena (Cicerone, tradizione diodorea), non si vede cosa mai potrebbe essere stato rappresentato di lui negli agoni del 405 se proprio l’Edipo a Colono (che «in manibus habebat et proxime scripserat») fu riservato, dagli eredi, agli agoni del 401. Ed è difficile, d’altra parte, pensare che il novantenne Sofocle avesse pronte non solo le tragedie per gli agoni del 405 ma anche, in numero sufficiente, per altri agoni. La conclusione più sensata è che l’Edipo a Colono sia andato in scena, con il sostegno coregico di Gnathis e Anaxandrides, appunto nel 405. (Il legame con Eleusi del piissimo Sofocle, per una tragedia come l’Edipo a Colono, che celebra un culto locale dell’Attica, sembra molto plausibile). Quella dell’arcontato di Micone (o Micione) sarà stata una replica.

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