Da oltre cinque anni la Fondazione INDA promuove la diffusione della cultura e del teatro classico anche tra i giovanissimi, grazie alla pubblicazione di riscritture per ragazzi.

All’inizio delle Baccanti (…) l’arrivo di Dioniso è sì un’epifania divina ma è un’epifania ancora incompleta, celata da un travestimento. La sua apparizione è al tempo stesso prodigiosa e mistificante. Per tutti, egli è solo il profeta di un dio strano venuto dall’Asia. Di lui i personaggi del dramma conosceranno solo l’apparenza ingannevole e seducente, l’arcana bellezza. Ma, come poetava Rainer Maria Rilke nelle Elegie Duinesi, la bellezza non è che l’inizio del terribile: dietro la bellezza di Dioniso si annida lo spettro della distruzione.

“Al teatro greco si vede tutto, anche i piccoli dettagli, ed è fondamentale cercare il contatto e mantenere intatta l’energia tra gli attori (specie nei cori). Bisogna avere il dono della sintesi: spesso penso a Beckett che diceva «less is more», cioè ‘il meno è più’, e questo accade su qualsiasi palcoscenico ma soprattutto a Siracusa”.

“L’esperienza siracusana è stata per me, usando parole sincere, enorme ma anche scioccante per il rapporto che si instaura con il luogo, unico al mondo, il pubblico, immenso, e lo spazio scenico che è al tempo stesso estremamente vicino e lontano. Sono rimasta colpita dal modo che il pubblico ha di vivere le tragedie rappresentate”.

“Mi piace pensare come se, per ogni personaggio che interpreto, qualcuno mi avesse gettato un seme in corpo, un seme che cresce in me….Ma la cosa più importante è accorgersi che questo seme ti sta crescendo dentro: così è stato per Oreste. Eracle sotto questo aspetto è un po’ meno impegnativo, perché stiamo parlando di un uomo risolto. Per quanto riguarda la commedia mi diverto tantissimo a recitare Fidippide…”

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