Il manifesto della 61° Stagione al Teatro Greco di Siracusa nasce da un’opera del celebre artista Michelangelo Pistoletto, tra i più importnati esponenti dell’Arte povera, movimento sorto a metà degli anni ’60 del Novecento. L’opera chiamata Theater si ispira al processo della riflessione spettrale e celebra la maschera teatrale.
I manifesti dell’INDA raccontano oltre un secolo di storia delle rappresentazioni classiche, costituiscono la valorizzazione di un patrimonio culturale che si tramanda di generazione in generazione, dal 1914 fino ai nostri giorni. Di anno in anno, ogni opera è affidata alla sensibilità di artisti scelti con l’obiettivo di realizzare un manifesto che sia unico e capace di testimoniare le arti e la società di un’epoca che attraversa gli inizi del Novecento, il periodo tra le due guerre mondiali e giunge fino al nostro presente.
Il lavoro di Pistoletto celebra una realtà contenente passato e presente, in un continuo “guardare indietro con gli occhi rivolti in avanti“. «Lo specchio non riflette solo me stesso, ma anche il mio passato – racconta l’artista -. Nello specchio io vedo ciò che sta alle mie spalle nella realtà e nella memoria che si tramuta nel presente riflesso davanti a me. Ho cercato di rappresentare la biofrontalità e multifocalità prospettica che appartiene alla storia del teatro, dove da un lato c’è la ricerca dell’immagine viva come la vediamo fisicamente, ma dall’altro lato c’è tutto un mondo interiore che si esprime all’esterno e torna ad agire all’interno di noi stessi, in un dialogo continuo tra quello che siamo e quello che creiamo nell’immaginario dell’essere». La forma della rappresentazione è data dallo stile astratto-figurativo. Theater mostra una realtà dissolvente in un’interiorità espressa attraverso colori vivaci, molto forti, che “sembrano creare emozione”.
Inoltre, esiste il riferimento alla “persona in teatro” che non è mai solo sé stessa, ma è sia sé che altro da sè, in un fenomeno dinamico espressione di fatti accaduti e reinterpretati per la scena. «Ogni rappresentazione teatrale comporta, infatti, parecchi sensi sotterranei che affiorano col loro significato estremo di pace e di guerra – aggiunge Pistoletto -. Nel teatro classico in particolare, pensiamo all’Antigone, all’Alcesti in scena al Teatro Greco, c’è una tensione complessa che noi percepiamo nell’espressione: è non solo qualcosa di storicamente statico o immobile, ma una dinamica rinnovata e continua. Nei Persiani di Eschilo ritrovo, poi, il conflitto come metodo di fondo per risolvere una controversia; un concetto di estrema tensione che io metto a confronto col sistema sportivo, quando cerco di parlare di pace preventiva. Anche nello sport, infatti, c’è il conflitto; c’è il vincitore e il vinto come nella guerra, ma non ci sono né morti né feriti, perché è proibito uccidere, e alla fine della gara gli avversari, che si sono affrontati dando il massimo di sé stessi, finiscono per abbracciarsi. E’ la rappresentazione stessa di pace sportiva che nasce dall’antica Grecia, dove il teatro mette in scena il conflitto che può nascere per effetto dal mancato onore ai vinti, come nell’Antigone di Sofocle. Quello che a me interessa, dunque, è assai vicino all’ethos del dramma antico: si tratta per me di trasformare il conflitto, che sta al centro della tragedia, in equilibrio e armonia. L’opera in sé nasce proprio dal bisogno di trovare armonia e equilibrio. Ho scelto il nome Theater, perché teatro è la teatralizzazione della vita».
Il progetto grafico che accompagna l’opera, invece, è a cura di Carmelo Iocolano.
