Al Teatro Greco di Siracusa, per la 47esima stagione del Ciclo di Spettacoli Classici, va in scena una sorprendente edizione di Filottete, affidata alla regia sicura di Gianpiero Borgia. Si temeva un bagno di sangue, va detto subito: il rischio dell’enfasi retorica era dietro l’angolo. Tanto più che a ricoprire il ruolo del protagonista, è stato chiamato Sebastiano Lo Monaco, attore certo robusto ed esperto, ma incline spesso a un mattatorato all’antica, a tratti compiaciuto. Qui, invece, lo troviamo al suo meglio, tenuto in griglie articolate, che gli danno però spessore e profondità: e se pure a tratti gigioneggia, riesce a portare sino in fondo una prova in cui una consapevolezza amara, il senso di sconfitta e di nostalgia fanno spesso da tinte dominanti. E la dialettica con Odisseo, del bravo AntonioZanoletti, dunque, apparirà ancora più incisiva: quasi uno scontro epocale, tra visioni del mondo e del tempo inconciliabili. A far da contraltare a Filottete è il giovane Massimo Nicolini, idolo locale, bella presenza e ritmi spicci, che anestetizza un po’ le complessità di Neottolemo, portando il suo personaggio nel novero di una contemporaneità pure credibile. Ma è il bel gioco del coro a disegnare e connotare questo spettacolo: ben guidato da Salvo Disca e Giovanni Guardiano, il coro è una “operazione militare” in atto, una bianchissima truppa da sbarco che si muove come una pantera, pronta all’attacco. I canti in greco antico, ritmati su una tesissima partitura originale (firmata da Papaceccio e Francesco Santalucia), sono il sangue oscuro che muove la storia. Coro armato, pronto a colpire, spalle larghe e muscoli tesi, complice del piano voluto da Odisseo e fieramente a fianco del giovane comandante Neottolemo: anima che muove orizzontalmente l’allestimento, spingendolo altresì a momenti di grande emotività d’assieme, arricchite dai bei tagli di luce.
