Laura Piazza (Università di Catania)
«Ettore Romagnoli, poeta, filologo, traduttore,
critico, saggista, novelliere, memorialista, musicologo e musicista,
aveva tuttavia la sua nota dominante il suo archetipo particolare:
era nato uomo di teatro»
Lucio d’Ambra, in un articolo commemorativo, riassume nella maniera più efficace la poliedrica genialità del grecista cui si deve l’affermazione del genere del ‘Teatro all’aperto’ in Italia e di quella specifica modalità spettacolare riconducibile alla ‘scuola siracusana’, elaborata nei fertili anni di collaborazione con Mario Tommaso Gargallo e Duilio Cambellotti che, insieme all’insigne studioso, furono i padri del futuro Istituto Nazionale del Dramma Antico. La vastità di interessi e di campi di attività di Romagnoli è supportata da un’unica salda elaborazione intellettuale i cui principî fondano sulla coscienza della vitalità imperitura della grande drammaturgia classica e della dimensione etica ed estetica della sua organicità formale.
La convinzione del valore didattico, per lo studio della letteratura greca e latina, della ‘parola pronunciata’, unico elemento in grado di metterci in contatto con il ‘suono fondamentale’, che «ricomponga in sintesi, e rievochi le successioni di immagini o di concetti nella integrità medesima ond’esse si librarono all’animo dello scrittore», lo conduce naturalmente al teatro come traduttore, direttore artistico, musicista, autore e non in ultimo acuto recensore. All’insegnamento di Carducci si deve infine il ruolo centrale che l’estetica di Romagnoli attribuisce alla poesia, armonia superiore che ha il compito di permeare di sé l’intero fatto artistico rifuggendo l’eccesso di realismo, colpevole per lo studioso, specie nei tardi proseliti del teatro verista, di fare della scena nient’altro che una misera rappresentazione della vita. Romagnoli e gli intellettuali gravitanti attorno all’Istituto del Dramma Antico riusciranno al contrario a ridare vita alla drammaturgia classica convogliando l’ideale estetico greco, che riconosce un valore etico al bello che appaga lo spirito per la sua naturale sete di ‘forma’, ad elementi spettacolari squisitamente legati ad una sensibilità estetica contemporanea, creando un eccellente controcanto alle scene stantie contemporanee.