Siracusa, se il teatro greco fa ricchezza

Se la cultura fa ricchezza, nel sud più sud d’Italia. Se la storia tiene lontana la mafia, nella provincia babba della Sicilia.

Quando il sole comincia a calare, lo spettacolo può iniziare. Dalla cavea si diffonde la voce di Dioniso. E il monito del dio – sulle conseguenze della tracotanza umana – subito raggiunge gli spalti, gremiti da una folla pagante, come ogni sera. Per quasi sessanta sere. Miracolo di Siracusa e del dramma antico, miracolo di una città che col suo glorioso passato ci lavora e ci guadagna. Raro esempio di ente pubblico- in attivo.

Dunque, è vero, si può fare. Si può dare lavoro a 400 persone, intorno alle antiche vestigia di questa ex colonia ellenica. Dunque, è vero, si possono riempire le gradinate di un perfetto teatro greco, con spettatori venuti da ogni parte d’Italia e del mondo. Dunque, è vero, si può trasformare la cultura in ricchezza, anche in questo estremo lembo meridionale d’Italia – più a sud di Tunisi, dove risplendono ancora dopo millenni prosceni e capitelli, fastosi templi e armoniose sculture, mentre solo ombre si addensano intorno ai resti di un’industria – mai davvero decollata, miraggio lontano di quella che doveva sembrare un tempo a Roma l’unica strada allo sviluppo per questo sud dimenticato. Invece è per la meraviglia del suo teatro greco, che circa 4mila persone per due mesi l’anno sfidano il sole dell’estate, per sentire i versi di Euripide riprendere vita e ritmo, per appassionarsi alle danze delle Baccanti, respirare lo spirito folle di Dioniso, ma riflettere anche sulle conseguenze di sfidare la potenza divina. I capelli intrecciati delle donne, possedute da questa divinità sfrenata, ammaliatrice e crudele, che le spinge fuori da Tebe, si agitano nelle danze delle ballerine di un celeberrimo corpo americano di Martha Graham, e congiungono la poesia del drammaturgo greco, con i racconti ripetuti dalle nonne di gran parte del nostro sud – o forse dell’intero Mediterraneo- su streghe “ianare”, che prendevano vita nelle sere d’estate, sull’uscio delle case. E’ il nostro passato e la nostra cultura, la stessa che rende Siracusa unica, come moltissimi altri centri italiani, ciascuno per ragioni diverse. E’ la dimostrazione concreta, che si può fare: sarti, carpentieri, truccatori, per non parlare dei giovani attori possono con quel glorioso passato ancora lavorare e guadagnare, in una Regione arsa da decenni di mafia, connivenze e malaffare, ancor più che da sole. “E la competenza e la professionalità- insieme alla trasparenza- tengono lontani anche gli appetiti dei clan”, rivendica il sovrintendente Balestra, che punta a portare l’Inda- l’Istituto nazionale del dramma antico – ad essere la prima impresa culturale ad aderire alla Confindustria siciliana di Ivan Lo Bello, che espelle chi paga il pizzo. Intanto, si prepara alla serata in onore di Paolo Borsellino, nel ventesimo anniversario della strage di via D’Amelio, il 19 luglio.

Borsellino, eroe tragico (nell’accezione greca del termine) della nostra Italia. Perché “informato e consapevole” della sorte a cui andava incontro- dopo il tritolo che aveva fatto saltare in aria l’amico e collega Giovanni Falcone- non scappa, ma resta. E combatte fino alla fine, per cercare di scoprire cosa avesse portato all’Attentatuni di Capaci, per cercare di riaffermare la legge del diritto, su quella della violenza. Ma muore. Ma 20 anni dopo – quando tessere nuove chiamano in causa anche le responsabilità dello Stato nelle stragi – se i ragazzi sempre di più riescono a sentire “quel fresco profumo di libertà, in questa terra bellissima e disperata” – per dirla con le parole dello stesso Borsellino – è evidente che il sacrificio dell’eroe, consumato però nel fare fino in fondo semplicemente il suo dovere, avrà lasciato i semi della sua eredità.

Cambiare si può. Proprio come fare ricchezza, con la cultura.

Baccanti, di Euripide, nella traduzione di Giorgio Ieranò. Regia, Antonio Calenda, con Maurizio Donadoni nelle vesti di Dioniso.

Ps. Tra lavoro e vacanza sono tornata nell’estremo sud, nei prossimi giorni ci sentiremo- spesso- dall’altra parte dello Stretto, dalla Calabria di Trame, il festival dei libri di mafia dove anche quest’anno ho il piacere di settembre 2010

Raffaella Calandra

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