La mostra Le Orestiadi di Gibellina, a cura di Enzo Fiammetta e realizzata dalla Fondazione INDA, presenta le testimonianze di alcune produzioni che hanno fatto la storia del teatro italiano. L’esposizione è allestita nella Sala degli Argonauti di Palazzo Greco, a Siracusa (Corso Matteotti, 29), dall’11 maggio al 3 settembre 2019 (orari di apertura: martedì, mercoledì e giovedì 10-13 e 17-20; giovedì, venerdì e sabato 10-13 e 17-22).

Immagini, documenti, costumi, libretti di scena, frammenti di scenografie raccontano le Orestiadi di Gibellina e la stagione epica in cui la gente delle città del Belice ritrova nell’arte la speranza per rimanere nella propria terra dopo il terremoto del 1968. Saranno in mostra, tra le altre opere: la maquette della Montagna di sale ed i bozzetti realizzati da Mimmo Paladino per La sposa di Messina con regia di Elio De Capitani presentata al Cretto di Burri nell’estate del 1990, i costumi per La passione di Cleopatra, il modello del “Carro di Oreste”, la maquette della scenografia di Villa Eumenidi di Arnaldo Pomodoro, la scenografia di Gibella del Martirio di Emilio Isgrò, i bozzetti per la Città di Tebe di Pietro Consagra. La mostra è accompagnata dalle musiche realizzate da Giovanna Marini per Le Troiane di Thierry Salmon nel 1988.

 

 

Venticinque secoli fa, Eschilo scrisse il tragico destino di Oreste, quell’uomo che nel cancellare la vita dei progenitori rifiutò il dispotismo teocratico negatore della ragione e della libertà dell’uomo affermando, per la prima volta nella storia, lo stato di diritto e un nuovo ordine di democrazia. E proprio venticinque secoli dopo, all’indomani di un terremoto che ha cancellato 14 città nella Valle del Belice, si riproponeva nuovamente in Sicilia il tema del riscatto da miserie, antiche e nuove, e da una sorte di emarginazione e violenza. Per celebrare la rifondazione della città e segnare l’alba di un destino tutto da riscrivere, sulle rovine della distrutta Gibellina, novella Troia e immaginario Palazzo degli Atridi, Ludovico Corrao riproponeva la recita dell’Orestea nel ‘siciliano poetico’ ideato da Emilio Isgrò: un vigoroso messaggio di rinascita culturale per tutti i popoli minacciati dai sismi della storia e dai non meno potenti terremoti di civiltà operati dalla guerra. L’Orestea segna l’inizio di una profonda germinazione di incontri culturali tra artisti, architetti, musicisti, poeti, contadini, artigiani, operai, donne e giovani che insieme rifondano la città e riscoprono l’eternità di Arte e Bellezza: alla riscoperta delle radici della loro identità e della loro storia per approdare finalmente al genius loci nella nuova terra promessa, edificata dopo quattordici anni di esilio.

La città di Gibellina, come altre della Sicilia occidentale, viene rasa al suolo dal terremoto del 1968. Negli anni della ricostruzione il sindaco Ludovico Corrao avvia un progetto culturale di ampio respiro che vede i valori della cultura alla base del processo di riedificazione dell’identità della comunità. Nel 1982 con Gibella del martirio di Emilio Isgrò va in scena il primo spettacolo delle Orestiadi, rassegna internazionale di teatro, musica, arti visive con spettacoli, concerti e mostre che quest’anno arriva alla 38a edizione.

Negli anni hanno partecipato alle Orestiadi artisti, attori, registi da tutto il mondo, che spesso trascorrevano a Gibellina lunghi periodi di produzione creando spettacoli memorabili in scena al Cretto di Burri o al Baglio Di Stefano. Molto significativo nell’esperienza delle Orestiadi era il coinvolgimento della popolazione in scena e delle maestranze locali nella realizzazione delle scenografie e dei costumi firmati da grandi artisti, in una felice sintesi di intenti e competenze che ha fatto delle Orestiadi un esperimento culturale ancora oggi rilevante.

Tra gli artisti che qui hanno creato le loro opere ricordiamo Bob Wilson, Peter Stein, Thierry Salmon, Emir Kusturica, Eimuntas Nekrosius, Philip Glass, Goran Bregovic, Raul Ruiz, Roberto Andò, Théâtredu Soleil, Amos Gitai, e negli ultimi anni alcune tra le compagnie più interessanti del panorama contemporaneo.