La messinscena, com’è giusto che sia, trova la sua forza nella parola. Quindi nell’attore. Ed è una vera furia l’Aiace di Maurizio Donadoni, possente, vocalmente e fisicamente, nella rabbia della follia, che trova toni dimessi nell’attimo dello sgomento e del rinsavimento. Gli sono accanto la vibrante Elisabetta Pozzi (Tecmessa), l’Ulisse un po’ sottotono, che simbolicamente apre e chiude la tragedia, di Antonio Zanoletti, l’intenso Giacinto Palmarini (Teucro), il marionettistico Menelao di Mauro Avogadro, l’algida Atena di Ilaria Genatiempo, e l’autorevole Agamennone di Francesco Biscione.
