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Reparto tecnico tutto siracusano. Centanni, Carriglio e Balestra

da | Feb 22, 2008

Si terrà l’8 maggio la prima del 44° ciclo della rappresentazioni classiche al Teatro greco di Siracusa, con “Agamennone”, a cui si alterneranno “Coefore” ed “Eumenidi”, in scena nello stesso giorno. […] Alla conferenza di presentazione era presente il sindaco di Siracusa Giambattista Bufardeci, presidente della Fondazione Istituto Nazionale del Dramma Antico, responsabile delle rappresentazioni al Teatro greco. Bufardeci ha ricordato la conclusione dell’Orestiade, la nascita del riconoscimento del diritto ad essere giudicati da un tribunale: “Abbiamo inteso assegnare all’ultima stagione del mandato – ha detto Bufardeci – un grande compito per chiudere in bellezza, portando in scena la tragedia per eccellenza di Eschilo. Circa 50 anni fa l’Orestea venne rappresentata a Siracusa con grandi fasti ma anche con delle polemiche per la scelta di Vittorio Gassman che volle Pasolini come traduttore, che non era antichista ma grande poeta. Abbiamo rivisitato la traduzione molto poetica con il regista Carriglio e abbiamo voluto l’Orestea perché quest’anno è stato caratterizzato dai grandi successi dello Stato contro criminalità e cosche mafiose. È un momento in cui la Sicilia si alza, in cui l’isola può declinare una nuova primavera, anche con la condanna recente di chi cede all’usura. E come nell’Orestea si passa dalla vendetta alla giustizia, così si consacra lo stato di diritto. Non si poteva avere migliore risonanza ed espressione”.

Il primo cittadino ha parlato della scelta del regista e del cast. “Carriglio è un decano dei grandi registi siciliani ed internazionali. E di grande spessore sono anche i protagonisti, Galatea Ranzi e Luca Lazzareschi, per citarne solo due. La straordinaria scenografia riporterà a quelle degli anni passati. L’INDA conferma il suo ruolo a Siracusa come grande impresa e motore dell’economia della città. Attraverso essa sono nate tante professionalità, si muove un indotto significativo, con grande risalto per il settore turistico e alberghiero, oltre che per l’immagine di Siracusa, capitale della cultura e della drammaturgia antica”.

Il sindaco ha ricordato anche il fattore finanziario. “Abbiamo avuto ulteriori risorse tramite un POR che ci è stato finanziato dalla Regione, ma anche grazie agli sponsor Banca Antonveneta ed Erg”. Le cifre sono un milione e 200 mila euro provenienti dallo Stato e un milione dalla Regione. “Nonostante la gestione asfittica in termini di finanziamenti pubblici – ha concluso Bufardeci – in 40 giorni le rappresentazioni attirano circa 120 mila spettatori, un risultato senza pari con un incasso che copre circa il 70% del costo della stagione”.

Il regista di questo ciclo, Pietro Carriglio, non si è fatto sfuggire nessuna anticipazione su quello che ci aspetta, “Gli spettacoli non si raccontano!”. Ha invece posto l’accento sull’importanza del rapporto tra il teatro e la sua città. “L’INDA è ancora una volta la spinta verso una Sicilia migliore, all’interno di un Teatro greco che è specchio di cultura e di progresso e che vuole trasformare il fatto teatrale in qualcosa di più importante, come era nell’antichità, mettendo insieme una comunità. La Fondazione INDA mi ha convinto perché quest’anno si punta, più che al fatto teatrale, a moltiplicare la presenza all’interno dello spettacolo.

Orestea deve nascere con il protagonismo del popolo, che non è solo pubblico. Il coinvolgimento della città è necessario, dobbiamo essere convinti di entrare in una ritualità che ci fa partecipi”. Carriglio ha anche spiegato perché si è deciso di scegliere l’interprete di Cassandra ed Atena tramite provino. “Abbiamo voluto cercare di scoprire cosa c’è di nuovo, senza affidarci a schemi precostituiti. Abbiamo provinato circa 300 ragazze provenienti da tutta Italia, di cui una ventina da Siracusa, e sono rimasto piacevolmente sorpreso. Siracusa è sì una piccola città, ma con un vero impianto teatrale. E a queste ragazze siracusane sarà dedicata un’intera giornata di provini. Anche per il coro maschile, la scorta ed il messaggero stiamo utilizzando i provini”. Interamente siracusano per la prima volta sarà il reparto tecnico. Il regista, spiegando l’origine del teatro, ha paragonato Eschilo a Platone. “Non è vero che la storia del teatro nasce da Eschilo, ma da Euripide perché il primo aveva lo stesso atteggiamento che ha Platone verso ciò che più ama, è un testimone dolente perché sa che il teatro ha perduto la sua ritualità. Per cercare di rimediare bisogna recuperare il rapporto tra attori e pubblico”.

Fernando Balestra, sovrintendente INDA, si è stupito del fatto che l’accesso libero alla professione tramite provino, in un mondo che si lamenta delle raccomandazioni inevitabili e ha dimenticato il merito, possa spiazzare. Ed in effetti sarebbe bello che fosse l’esatto contrario. “Siracusa – ha detto Balestra – è l’inizio della carriera, non la fine. Ed è anche per questo che con il teatro Biondo di Palermo vogliamo lanciare una nuova primavera siciliana”. Il sovrintendente si riferisce ad un’idea che presenterà Carriglio poco più tardi, quella di mettere in rete tutti i teatri siciliani, compreso il Teatro greco, per sfruttare al meglio le potenzialità del patrimonio artistico e paesaggistico che solo la nostra isola può offrire.

“Il guaio della Sicilia – ha affermato Carriglio – è l’incapacità di sviluppare grandi progetti. Perché non fare un polo dei teatri siciliani, con una stagione da maggio ad ottobre, lasciando da parte le piccole rivalità e i primati di provincia?”

Monica Centanni, componente del Consiglio di Amministrazione dell’INDA, ha offerto una bella lezione su Oreste, paragonandolo ad Amleto, principe danese di shakesperiana creazione che sa del tradimento della madre nei confronti del padre, riceve la richiesta di vendetta da quest’ultimo, ma non agisce in maniera istantanea, si arrovella finché il destino non gli dà una spinta. Amleto interiorizza la vendetta, non riuscendo a realizzarla, Oreste invece va fino in fondo. Eschilo traduceva un mito comune in modo attuale ed insieme anacronistico, con I’istituzione di un tribunale non di uomini né di dei, ma di cittadini. Attualizzava la scena per ricordare che si parlava del suo tempo, per compiere quel rituale, come rito civile, tra spettatori e attori. Senza spettatori, anche architettonicamente, non c’è teatro”.

La Centanni si rivolge una domanda che tutti ci facciamo. “Perché oggi, in Sicilia, vogliamo riproporre l’Orestea? Perché il rapporto vendetta – giustizia è attualissimo, perché il teatro aveva – e forse dovrebbe ancora avere – la capacità di coinvolgere l’intellettuale a partecipare al suo rituale, come partecipazione politica”. In poche parole Centanni ha esposto il sogno di qualsiasi scrittore, letterato e drammaturgo, senza parlare dei giornalisti: che, terminata la lettura o l’ascolto di un brano, il lettore-spettatore possa uscirne cambiato. Quando leggiamo un dramma teatrale, però, non assistiamo al teatro. Quello, e la catarsi che avevano gli antichi spettatori, si ha solo quando il dramma viene rappresentato, quando cioè ci sono gli attori e il pubblico. Clitennestra uccide Agamennone, Oreste uccide Clitennestra, Oreste viene processato ma non lo uccide nessuno. Cosa sarebbe successo se fosse andata diversamente? Saremmo ancora ad ascoltare l’Orestea giunta alla 400 millesima puntata. La vendetta porta vendetta, il sangue altro sangue. Abbiamo appena presentato la moratoria contro la pena di morte e la giustizia, quella italiana, è ogni giorno alla ribalta, perché rea di `perseguitare” i politici e perché accusata di volerci stare, alla ribalta. Quanto è attuale ancora Eschilo? La Centanni ci tira le orecchie. “ll nostro patrimonio letterario e teatrale è ancora poco apprezzato, anche dai siracusani. Attualmente è solo un giacimento di un’istituzione con delle cifre e una comunicazione della cultura che non esistono altrove. Per questo dobbiamo promuovere la stabilizzazione del patrimonio culturale e riallacciare il rapporto con la comunità scientifica”. A questo proposito, il 6 ed il 7 maggio si terrà un convegno internazionale dal titolo “Vendetta e giustizia nell’Orestea”, a cui parteciperanno studiosi provenienti dall’estero, come Robert Wallace ed Oliver Taplin, da Chicago ed Oxford rispettivamente, ma anche da eminenti università italiane come Bologna, Siena, Palermo e Sassari.

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