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La mia Medea è la Terra-madre creatrice e distruttriceLa mia Medea è la Terra-madre creatrice e distruttrice

da | Mag 8, 2015

INTERVISTA A VALENTINA BANCI

La toscana Valentina Banci, attrice anche televisiva nonché regista, è Medea nell’omonima tragedia di Seneca. Una Medea però rivisitata nel senso voluto dal regista Magelli che della donna folle e feroce di Seneca ne ha fatto una figura in qualche modo umana riportandola a una dimensione euripidea. “Medea – dice l’attrice – è una donna che ha una mente divisa in due, come ci siamo detti noi del cast, tra il sole e la luna, finché definitivamente cede alla pazzia che sappiamo poi verso quale tragedia la spinge. Ma detto questo, secondo la lettura di Magelli, è una donna della quale si riesce a comprendere la sua pazzia. Certo, c’è l’atto estremo dell’assassinio dei figli e già assassina lo è stata, però arriva a questo atto seguendo un percorso di dolore e di perdita di coscienza che in qualche modo è una forma di schizofrenia. Non si può giustificare l’uccisione dei propri figli, però si può capire Medea se vista nell’ottica di Magelli, seguendo comunque quello che lo stesso Seneca ci dice di lei quanto all’aspetto anche politico, perché è una donna che non vuole abdicare alla sua natura che è di purezza, alla forza della terra. E’ una Madre-terra che non vuole cedere al potere rappresentato dal mondo maschile. C’è in lei una forza creatrice e distruttrice che è la forza della Madre-terra, una forza di non allineamento che la porterà al gesto estremo ma che è anche rigeneratrice. Nello spettacolo di Magelli e nella tragedia di Seneca sappiamo che i figli vengono uccisi sulla scena, a differenza che in Euripide, e questa morte si accomuna alla nascita, alla rinascita”.

L’abbiamo vista in alcune prove e abbiamo notato una forte compartecipazione all’interpretazione. Questo è dato dalla sua professionalità o dalla immedesimazione?

Questo è dato dal mio modo di avvicinarmi al teatro. Credo che un attore faccia il teatro con tutta l’esperienza che si porta dietro, ma anche a un certo punto dimenticandosene perché poi l’elemento principale che ti deve guidare è l’emozionalità. Io perlomeno cerco di entrare nei personaggi da un punto di vista interno mettendo quel che posso a servizio del personaggio. In Medea non è stato difficile, ciò che può sembrare strano. Certo, ero molto impaurita del ruolo, dalla grandezza del personaggio, ma poi mi sono resa conto che questa Medea è profondamente simile a tutte noi donne. Proprio il fatto di non volersi arrendere a un mondo che non ama e che non riconosce, un mondo che l’ha tradita in modo profondo, richiama da vicino una certa sensibilità femminile moderna. Il tradimento di Giasone è solo una punta del tradimento più profondo che Medea ha subito.

Quanta parte di lei è presente in Medea?

Ho paura a dirlo ma mi ci si sento bene. Io non credo di essere una donna particolarmente gelosa, però questa lettura di Medea mi convince. E’ chiaro che tra lei e Giasone ci sia stato un grande amore, legato alla loro grande avventura, all’apertura del mare. Magelli dice che è una donna-Ulisse cui non è stato riconosciuto il ruolo, una esploratrice che è artefice della scoperta del mare. Seneca ci dice che prima ognuno stava tranquillo nelle proprie coste mentre con Medea ogni barchetta può attraversarlo. Lei non i sente tradita solo da un amore ma anche da un ideale che aveva fortemente condiviso. Ecco, in questo mi ci trovo particolarmente.

E come si trova nel ruolo di attrice di teatro classico? Una cosa è farlo a Siracusa e un’altra in un altro luogo.

Fare teatro a Siracusa è come farlo a Epidauro, ha un valore emotivo incomparabile. Sono felicissima di questo. Io vengono da una scuola estremamente classica Ho fatto la Bottega di Gassman facendo solo tragedie greche. Le mie prime orme teatrali vengono da lì: un po’ come un ritornare al punto di partenza. Qui è tutto enorme, sia come spazio che come energia richiesta, che ti avvolge e ispira al pari di una forza trascendente.

Magelli le ha sottratto qualcosa della sua personalità o le ha lasciato qualche libertà?

Lavoro con Magelli da undici anni e il fatto che mi abbia chiamato in questo ruolo credo che non sia un caso. Sapeva che per mia attitudine sarei potuta andare nella direzione che lui desiderava. Non mi sono dunque sentita sottrarre niente, anzi mi sono sentita molto libera di lavorare secondo le mie sensibilità, la mia energia scenica. E’ stato un bellissimo scambio tra noi, senza forzature di alcun tipo. Se potessi semplificare questa esperienza come attrice, parlerei di libertà catartica.

Preferisce il teatro classico o quello moderno?

Non so se riesco davvero a fare questa distinzione. Secondo me il teatro esiste solo nella distinzione di buono e cattivo, tra un teatro in cui credi e ci vai dentro con tutta l’anima e un teatro in cui credi meno e ti tieni a distanza e e allora la magia non accada. Con Magelli sento che c’è un testo classico che ha stimoli profondi, che invita a crederci.

Eppure quello senecano è un testo oratorio, molto retorico…

Dipende da come lo si mette in scena. Magelli ne ha fatto un adattamento più moderno nella parola, sdoganando Seneca e facendone un autore moderno.

Preferisce la Medea di Seneca o quelle di Euripide o Christa Wolf?

Ho letto dieci volte il bellissimo romanzo di Christa Wolf. La sua logica di modernità mi ha aiutato molto in questa esperienza, ma non posso considerarlo un testo teatrale. Medea di Seneca l’ho letta una sola volta anni fa mentre quella di Euripide più volte e in maniera più approfondita. Della Medea senecana mi piace il finale senza speranza, più tragico e più moderno.

Cosa teme della sua interpretazione?

Certe cose alla vigilia dei debutti non si dovrebbero dire, ma se c’è una cosa di cui ho paura, al di là della massa di un pubblico davanti alla quale non sono mai stata, è il fatto che è giorno e c’è la luce. Vedere tutto quella che accade avendo molti monologhi e dovendo stare per molto tempo da sola può fregarti anche dal punto di vista mnemonico. In qualche modo il buio o la semioscurità aiuta a concentrarsi. Ma mi dico di confidare molto in Medea.

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