Crisòtemi

Come si può rappresentare l’invisibile, la trasparenza, la fragilità che resta schiacciata dall’intraprendenza, la vita gioiosa e spensierata, simile a quella di un eterno bambino, in un’epoca in cui solo la violenza e la morte sono visibili? Tutti sono in guerra, tutti sentono l’odore della lotta per ottenere un primato, per strappare a un altro “qualcosa”, per poter vivere e costringere un altro a morire. Gli interrogativi che si pone Crisòtemi, la sorella della vendicativa e sanguinaria Elettra, sono molto più vicini e reali di quanto questo testo, aereo e trasognato, non lasci immediatamente intendere, in questa articolata invenzione di un personaggio minore che Ghiannis Ritsos elegge a simbolo dell’assenza. Una donna ormai anziana conserva le fattezze e le reazioni pure di una bambina, il rossore del volto, la reticenza nel trattare certi argomenti, le fughe solitarie in un mondo fantastico. Crisòtemi ha trascorso la sua intera esistenza rincorrendo stralci di poesia e di bellezza, sognando di poter essere vista, compresa, un giorno, da qualcuno, di poter accedere al mistero dell’eternità attraverso l’amore e la bellezza. I passaggi fra i suoi pensieri sono commoventi per la loro delicatezza, quasi inconsistenti per un mondo adulto e pratico, abituato ai gradini della logica, ed obbligano chi vi si accosta a fare un salto con le scarpe. Questa la potente immagine che il grande poeta Ritsos ci consegna. Isabella Ragonese, complice della sua grazia e della sua innata adolescenza, regala il corpo e la voce a questa idea di assenza che è la Crisòtemi amplificata dalle atmosfere oniriche e concrete al tempo stesso, che Teho Teardo costruisce quasi si fosse immersi in un paesaggio sonoro in una stanza della memoria che è qui ma è anche nell’eternità.

Fabrizio Arcuri

Scritta poco dopo Aiace, al culmine della prigionia e dell’angoscia di un popolo, quello greco, e di un poeta, Ghiannis Ritsos, azzannati e torturati dagli esiti del colpo di stato dei colonnelli greci (1967), questa Crisòtemi segue le tracce del personaggio creato da Sofocle in Elettra duemilaquattrocento anni prima. Nella tragedia greca cui Ritsos si ispira, Crisòtemi viene ideata come una sorta di personaggio teatralmente finalizzato al chiaroscuro, usata perché risalti al massimo la forza della sorella eroica, Elettra, vero motore del matricidio di Oreste. Era una tecnica che Sofocle usava spesso: identico, ad esempio, è il colore teatrale di Ismene rispetto alla sorella Antigone. Creature minori, deboli, al cui confronto l’eroicizzazione della protagonista risalta al massimo. La formula drammaturgica creata da Sofocle, ove la luce cade purissima e accecante su un solo protagonista, crea con Antigone ed Elettra due eroine immense, mentre sulle sorelle minori, Ismene e Crisotemide, cade una luce ben più fioca. Pure, Ismene è creatura secondaria ma luminosa. Crisòtemide invece è solo una che “preferirebbe di no”. Ritsos scrive per lei un soliloquio bellissimo, acceso dall’attenzione non del tutto sprezzante del suo autore per quelli che “vivono sempre in margine agli eventi”, che hanno “vissuto senza vivere tante e tante vite, compresa la propria”. Una giornalista molto giovane va a trovare Crisòtemide per una intervista, ascolta e scrive la non-storia di lei, che pare stupita: “come è che si sono ricordati di me ? nessuno si ricorda mai di me, nessuno”. Carica di anni e stravolta dalla propria stessa ‘inapparenza’, Crisoòtemide racconta sprazzi della sua vita (“dunque, da questa mia in apparenza, mi compiacevo di vedere e di ascoltare. Potevo sognare liberamente”), rievoca frammenti di specchio delle azioni compiute da altri: “a quale scopo, poi, intervenire? Ho appreso molto presto che non ci è dato scongiurare niente”. Le azioni, quelle eroiche e quelle criminali, non sono mai state sue, mai un commento, mai un riverbero di sensazioni o decisioni: “e intorno a me sempre quella luce indefinita, aureolata nella mia solitudine, nel mio abbandono, nella mia inapparenza”. Clitemnestra, Oreste, Elettra si sono macchiate le mani di sangue, hanno ordito o compiuto nefande azioni, ma pure hanno agito, hanno vissuto. Lei, pallido esempio teatrale di inazione tranquilla, stanca alla fine, ma non come la Elena di Ritsos, vecchissima e ricca di umori e memorie, “felicemente stanca, senza più sogni o desideri, solo col bisogno intenso e dolce di chiedere perdono a tutto e a tutti.…scusatemi, scusate questo essere insignificante che non ha alcuna azione di cui andar fiera. Niente”. Come tutti i Greci che davanti alla ferocia di un regime che fece la storia, vissero e basta, senza prendere nota.

Margherita Rubino

DATE

AGOSTO
22

Isabella
Ragonese

Nel 2000 consegue il diploma di recitazione presso la Scuola Teatès (direttore Michele Perriera). Autrice e attrice teatrale, ha scritto, diretto e interpretato diverse sue opere, come Che male vi fo e Bestino, risultando vincitrice di concorsi per artisti emergenti; fra gli altri, nel 1998 il Primo premio del concorso nazionale INDA (Istituto Nazionale Dramma Antico). Al cinema ha debuttato con Nuovomondo di Emanuele Crialese. È stata poi la protagonista del film di Paolo Virzì Tutta la vita davanti, che le vale la candidatura al Nastro d’Argento come migliore attrice protagonista. Nel 2008 al Festival Teatro e colline porta in scena con grande successo un’opera da lei scritta e interpretata, dal titolo Mamùr. Recita in Viola di mare di Donatella Maiorca, Due vite per caso di Alessandro Aronadio, Oggi sposi di Luca Lucini, Dieci inverni di Valerio Mieli e Un altro mondo di Silvio Muccino. Nel 2010, con il film La nostra vita di Daniele Luchetti, vince il Nastro d’Argento come migliore attrice non protagonista. Lo stesso anno recita per la prima volta in una produzione televisiva, lavorando in uno dei film de Il commissario Montalbano, ed è inoltre madrina della 67esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove viene presentato il film Il primo incarico, regia di Giorgia Cecere, di cui è protagonista. Nel 2011 è in teatro con il monologo Lady Grey di Will Eno. È ancora la protagonista del film di Fabio Volo Il giorno in più e nel 2012 è stata insignita al Festival di Berlino del premio Shooting Star come miglior talento europeo dell’anno. Sempre nel 2012, da gennaio a maggio, recita a teatro in La commedia di Orlando per la regia di Emanuela Giordano, liberamente tratto dal romanzo Orlando di Virginia Woolf. Nel maggio 2013 è in teatro al Piccolo Eliseo con lo spettacolo Taking care of baby di Dennis Kelly, per la regia di Fabrizio Arcuri. Sempre nel 2013 gira La sedia della felicità diretto da Carlo Mazzacurati, Una storia sbagliata di Gianluca Tavarelli, e Il giovane favoloso di Mario Martone presentato in concorso alla 71° Mostra del cinema di Venezia. Il 2014 la vede protagonista dello spettacolo teatrale African Requiem di Stefano Massini dedicato alla giornalista Ilaria Alpi ed è in tournée anche con lo spettacolo Italia Numbers, reading concerto con Cristina Donà, cantautrice sperimentale. Negli ultimi mesi del 2014 è impegnata sul set della fiction Rai Un mondo nuovo diretta da Alberto Negrin e del nuovo film di Giorgia Cecere Un posto bellissimo. Nel 2015 gira il film Dobbiamo parlare regia di Sergio Rubini che diventerà poi anche uno spettacolo teatrale dal titolo Provando…. dobbiamo parlare in tournée anche nel 2016, mentre gira i film di Daniele Vicari Sole cuore amore e di Fabio Mollo Il padre d’Italia. Nello stesso anno è impegnata anche sul set della fiction Rai Rocco Schiavone per la regia di Michele Soavi e nel film per il cinema di Edoardo Falcone Questione di Karma. Nel 2017 è in scena al Piccolo Teatro di Milano con lo spettacolo Louise e Renée, per la regia di Sonia Bergamasco e per la tv nella seconda stagione della fiction Rai Rocco Schiavone 2. Nel 2018 gira un film tv per la Rai dal titolo Tutto il giorno davanti per la regia di Luciano Manuzzi e nel 2019 un film per il cinema diretto da Stefano Cipani Mio fratello rincorre i dinosauri e subito dopo la serie tv La guerra finita per la regia di Michele Soavi in onda su Raiuno.

Teho
Teardo

Compositore, musicista e sound designer, Teho Teardo è uno dei più originali ed eclettici artisti nel panorama musicale europeo. Esploratore sonoro curioso e sempre attento agli stimoli che vengono da altre forme artistiche, si dedica all’attività concertistica e discografica pubblicando diversi album che indagano il rapporto tra musica elettronica e strumenti tradizionali. Attualmente, è nuovamente impegnato al fianco di Enda Walsh nella scrittura delle musiche per Medicine, il nuovo spettacolo del drammaturgo irlandese (già noto per aver scritto Lazarus con David Bowie ma anche il film Hunger di Steve Mc Queen) e sta scrivendo le musiche per un film della regista Ildikó Enyedi, Orso d’Oro a Berlino 2017. Ha collaborato con Vinicio Capossela nella scrittura e negli arrangiamenti di alcuni brani dell’album Ballate per uomini e bestie pubblicato nel 2019. A marzo 2020, pubblica l’album Ellipses dans l’harmonie, interamente ispirato alla musica contenuta nelle pagine dell’Encyclopédie di Diderot e D’Alembert, la cui copia originale è custodita nell’archivio della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, che ha prodotto e commissionato l’album. Ha composto le colonne sonore per Denti di Gabriele Salvatores, Lavorare con lentezza di Guido Chiesa, L’Amico di famiglia e Il Divo di Paolo Sorrentino, La ragazza del lago e Il Gioiellino di Andrea Molaioli, Una Vita Tranquilla di Claudio Cupellini, Il Passato è una terra straniera, Diaz e La Nave Dolce di Daniele Vicari, Quo Vadis Baby (serie tv), Gorbaciof di Stefano Incerti, Triangle di Costanza Quatriglio e La verità sta in cielo di Roberto Faenza. Nel corso della sua carriera ha vinto un David di Donatello, il Nastro d’Argento, il Ciak d’Oro e il Premio Ennio Morricone. Con la compagnia teatrale Socìetas Raffaello Sanzio, realizza lo spettacolo Ingiuria in cui partecipano anche il violinista Alexander Balanescu e Blixa Bargeld, leader degli Einsturzende Neubauten. Con l’attore Elio Germano porta in scena lo spettacolo Viaggio al termine della notte, – tratto dal capolavoro di Céline – che riscuote un grosso successo di pubblico e critica. Compone le musiche per le mostre di Man Ray e Joan Mirò a Villa Manin, entrambe pubblicate su CD e LP. Con Blixa Bargeld degli Einsturzende Neubauten realizza gli album Still Smiling, Nerissimo e gli EP Spring! e Fall. Collabora con Erik Friedlander, con cui registra Giorni rubati, album ispirato alla poesia di Pasolini. A settembre 2012, collabora con il fotografo francese Charles Fréger per allestire un progetto live poi pubblicato col nome Music for Wilder Mann. Nel 2014, scrive le colonne sonore per tre film di Man Ray, che saranno poi pubblicate nell’album Le retour à la raison, e compone le musiche per lo spettacolo teatrale The Matchbox di Joan Sheehy. Pubblica gli album Ballyturk (premio Irish Times Theatre Award), Arlington e Grief is the thing with feathers, le cui musiche saranno poi utilizzate nelle omonime pièce teatrale dello sceneggiatore e regista Enda Walsh andate in scena a Galway, New York e Londra. Nell’ aprile 2017 Teardo è stato scelto per Carte Blanche il format organizzato da Palazzo Grassi che ogni anno celebra a Venezia un grande artista contemporaneo: in questa occasione ha riproposto una nuova versione dello spettacolo Phantasmagorica (con la straordinaria partecipazione del regista Abel Ferrara) e ha ideato l’installazione sonora site-specific Sea Change.