AIACE

AIACE

Fra i 17 pezzi che compongono il mosaico-capolavoro di Ghiannis Ritsos, “Quarta dimensione”, forse Aiace è quello che più trattiene della tragedia di Sofocle (442 a. C.). Non si parla qui solo del personaggio, invaso da una follia tutta moderna che prende la forma di una mosca (Ah, niente ci appartiene, tutto ciò che facciamo, ciò che siamo, un altro ce l’ha dato e ce lo riprende … e questa mosca ronza, ronza- uccidila). La struttura stessa del monologo si ispira ai quattro grandi momenti di meditazione dell’originale greco, che conducono, attraverso una disperata evoluzione razionale ed intellettuale, espressa ansiosamente e liricamente come poche altre volte nella storia del teatro, alla breve finzione finale a vantaggio delle donne (vado a lavarmi, a lavare la spada) e al suicidio. Come tutte le pièces della raccolta, anche questa è preceduta e chiusa da lunghe didascalie che indicano scena, movimenti, personaggi. La stesura di Aiace (1967-69) coincide col peggior momento di una vita travagliata quale fu quella del nostro poeta, arrestato, esiliato, ricoverato in sanatorio, torturato e confinato più volte. Il 21 aprile 1967 i militari attuano un colpo di stato improvviso che porta all’arresto immediato dell’ex militante antinazista, ribelle cronico e nemico da sempre della destra e dei militari greci. Chiuso in un campo di concentramento a Leros, Ritsos inizia Aiace, che termina a Samos due anni dopo, ancora in domicilio coatto. Domina, nell’acceso e fulmineo monologo, il senso di chiusura (Che cosa guardi, donna? Chiudi le porte, chiudi le finestre, spranga l’ovile, tappa le fessure) e la particolare follia che lo invade quando gli pare che il suo nome, Aiace, che contiene in sé la sillaba del dolore (Ai) venga ripetuto come un’eco da ogni angolo, da tutti (voi, gli innocenti, gli astuti, i disperati con i vostri secondi fini, per me avevate solo ammirazione interessata … solo una pretenziosa ammirazione). Il riso e la mediocrità degli altri, di tutti gli altri, porta Aiace, che a inizio monologo già ha compiuto la sua strage, non a svegliarsi da una forma di pazzia esplosiva e parlare con la pacatezza del dopo, come in Sofocle, ma a passare da una forma di alienazione ad un’altra, scandita dalle insopportabili mosche ronzanti, che gli accecano occhi e anima fino al gesto finale. Il travaglio fisico e morale, le persecuzioni che negli anni ’67- ’69 riprendevano implacabili dopo i terribili travagli di guerra e del dopoguerra, portarono Ritsos al quasi costante riferimento a dramma e mito greco. Gli Atridi, Oreste, Ifigenia, Ismene, Filottete sono via via maschera e riferimento per ribadire analogie di conflitti bellici ed interiori e, in sostanza, atemporalità assoluta di eroi e eroine antiche.

DATE

AGOSTO
1

Luigi
Lo Cascio

Luigi Lo Cascio nasce a Palermo nel 1967. Diplomato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico, si afferma sul grande schermo con I cento passi e La meglio gioventù diretti da Marco Tullio Giordana, Noi credevamo diretto da Mario Martone, Il più bel giorno della mia vita e La bestia nel cuore di Cristina Comencini, Il dolce e l’amaro di Andrea Porporati, Buongiorno notte diretto da Marco Bellocchio, Il capitale umano con la regia di Paolo Virzì, I nostri ragazzi diretto da Ivano De Matteo, Il nome del figlio diretto da Francesca Archibugi. Di recente prende parte a Smetto quando voglio – Masterclass e al sequel Smetto quando voglio – Ad Honorem diretti entrambi da Sydney Sibilia. Nel 2012 debutta alla regia con La città ideale, presentato alla Settimana Internazionale della Critica all’interno della 69° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e per il quale nel 2013 viene nominato ai David di Donatello e ai Nastri d’Argento come Miglior Regista Esordiente. Con il film Il Traditore diretto da Marco Bellocchio, partecipa come unico film italiano in concorso alla 72ª edizione del Festival di Cannes. Grazie alla sua interpretazione del pentito di mafia Salvatore Contorno vince il Nastro d’Argento e il David di Donatello come miglior attore non protagonista. Il film è stato inoltre scelto per rappresentare l’Italia al Premio Oscar 2020. Vincitore di molti premi tra cui nel 2001 il David di Donatello come Miglior Attore Protagonista per I cento passi e Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile in Luce dei miei occhi, nel 2004 il Nastro d’Argento come miglior attore protagonista per La meglio gioventù. Nel Settembre 2018 pubblica il suo primo libro Ogni ricordo un fiore edito da Feltrinelli. Nella stagione 2018/2019 porta in scena due spettacoli Delitto/Castigo e Dracula entrambi diretti da Sergio Rubini.

G.U.P.
Alcaro

G.U.P. Alcaro è sound designer, musicista e programmatore. Studia ingegneria al Politecnico di Torino, dove è nato e vive. Inizia la sua attività nel 1998 come produttore e fonico in studio e musicista elettronico sul palco. In questi anni avvia la sua ricerca sull’applicazione delle tecnologie secondo una logica di efficacia e funzionalità. Nel 2006 l’incontro in teatro con Valter Malosti con lo spettacolo Disco Pigs di Walsh segna l’inizio di una stretta collaborazione. Attraverso diversi spettacoli, fra i quali Nietzsche ecce homo, Macbeth, Venere e Adone, Passio Laettiae et felicitatis, Quattro atti profani, Corsia degli incurabili, La scuola delle mogli, La signorina Giulia, Lo stupro di Lucrezia, Amleto, Il giardino dei ciliegi, Talking Heads II, disegna una nuova modalità di coinvolgimento dell’elemento sonoro. Il carattere spesso visionario della messa in scena legittima infatti una continua sperimentazione sempre diversa e adeguata alle necessità dello spettacolo, sviluppando sistemi progettati per il controllo in tempo reale dei parametri spaziali e morfologici dei suoni dal vivo, e ottenendo così una stretta relazione tra suono e ogni altra componente della rappresentazione. Nel 2014 riceve il Premio UBU come migliore progetto sonoro per Quartett di Henry Muller prodotto da Teatro Stabile di Torino. La particolare attenzione all’elaborazione sonora dal vivo lo porta a condividere il palcoscenico con diversi attori in un rapporto di stretta interazione; con Michele di Mauro, con cui realizza tra gli altri Confessione di un ex presidente di Carnevali, con Luigi Lo Cascio ne La strada di McCarthy, con Fabrizio Gifuni ne Lo straniero di Camus, e con Sergio Rubini in Delitto e Castigo di Dostoevskij, progetto nato nel 2014 che prende forma definitiva nella produzione di Nuovo Teatro Nuovo nel 2018. Nel 2012 fonda insieme con Davide Tomat il Superbudda a Torino, che è tecnicamente uno studio che si sviluppa in collettivo artistico e un centro di produzione di musica, arti visive, performances ed eventi. Qui vengono realizzati tra altri TOdocks per TOdays 2015, PIPER Learning at the discotheque per Artissima 2017, RETROAZIONE#01 che nasce nel 2015 insieme a The Others Art Fair e che a settembre 2018 viene presentato nella sua forma definitiva alla Fondazione Merz di Torino. In questi anni comincia la collaborazione con i Masbedo coi quali realizza, insieme a Davide Tomat, la componente sonora di Todestriebe, Sinfonia di un’esecuzione, Welcome performance eseguita al Troubleyn di Jan Fabre nel 2015, Handle With Care, 30072007, Videomobile presentato a Manifesta 12 Palermo. Lavora come produttore artistico curando progetti musicali di ricerca. Nel 2015 Rumors di Paolo Spaccamonti avvia un’intensa esperienza musicale che porta alla realizzazione di I Cormorani OST, CLN, e al nuovo disco in uscita nel 2019. Nel 2017 firma Le baccanti di Euripide con la regia di Andrea De Rosa, per cui aveva già realizzato il suono di Fedra di Seneca e Giulio Cesare. Uccidere il Tiranno di Sinisi, marca una tappa importante nella sua ricerca. Il suono infatti viene realizzato in stretta collaborazione con Davide Tomat e con Claudio Tortorici concretizzando il percorso di collaborazione del Superbudda in una drammaturgia sonora che diviene vera e propria scenografia fisica. Nel 2018 è coinvolto nella produzione di Spettri tratto da Ibsen con la regia di Leonardi Lidi alla Biennale Teatro di Venezia. Nel 2019 realizza con De Rosa E pecché? Pulcinella in Purgatorio di Dalisi produzione del Teatro Stabile di Napoli. Sempre nel 2019 è con Sergio Rubini e Luigi Lo Cascio in Dracula prodotto da Nuovo Teatro Nuovo e cura il suono di Se questo è un uomo di Primo Levi con la regia di Valter Malosti prodotto da TPE e Teatro Stabile di Torino.