Medea 1972. Valeria Moriconi è Medea. Foto G. Maiorca. Archivio INDA

Medea 1972. Valeria Moriconi è Medea. Foto G. Maiorca. Archivio INDA

Nella tragedia antica, come si vede proprio nei testi di questo ciclo di rappresentazioni siracusane, lo straniero che arriva e spesso chiede asilo, viene accolto dalla comunità, sia pur con qualche iniziale diffidenza. Nella drammaturgia moderna il tema è trattato in modo radicalmente diverso. Molto raramente c’è volontà di accoglienza e di integrazione, e lo straniero, che spesso è semplicemente “altro”, è quasi sempre visto come una minaccia. A volte questa minaccia incombe da fuori, come nel caso esemplare del cieco venditore di fiammiferi che assedia silenzioso i coniugi in crisi di Un leggero malessere di Pinter e in generale in quasi tutto il primo Pinter, quello del Compleanno o del Calapranzi, ad esempio, in cui oscure e imperscrutabili forze minacciose premono al perimetro di una stanza chiusa che è un universo assoluto.

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