Medea 2004. Maddalena Crippa è Medea. Foto G. L. Carnera. Archivio INDA

Medea 2004. Maddalena Crippa è Medea. Foto G. L. Carnera. Archivio INDA

Fra il dramma greco e la letteratura del Novecento si stabilisce un rapporto intertestuale particolarmente profondo, proprio a causa della grande distanza e dell’alterità fra i due sistemi culturali. Sparita ormai del tutto ogni ipoteca classicistica e quindi ogni atteggiamento imitativo (almeno da Hölderlin in poi), si crea una dialettica complessa fra testo e modello (o, per dirla con Genette, fra ipertesto e ipotesto): una dialettica che si arricchisce ulteriormente grazie all’interferenza con altre scienze che reinterpretano l’antico (la psicanalisi, l’antropologia) e con altri generi artistici (il cinema). (…) La vera e propria esplosione di nuove Medee che si è avuta nel Novecento e che si protrae ai giorni nostri, investendo anche il cinema e il teatro musicale (basta pensare alle opere di Xenakis, Liebermann, Guarnieri, Strasnoy) sembra incentrarsi sul nucleo tematico della barbarie, che si incrocia con alcuni momenti fondamentali della cultura contemporanea; e cioè soprattutto il contrasto fra etnocentrismo e relativismo culturale, e il recente dibattito postcoloniale.

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