SETTE CONTRO TEBE

Eteocle e Polinice hanno stretto un accordo: avrebbero regnato un anno ciascuno, alternandosi sul trono. Eteocle, però, allo scadere del mandato, non vuole restituire il regno a Polinice, il quale arma sei guerrieri di Argo, con lui sette, e li pone davanti le porte di Tebe per dichiarare guerra al fratello. Eteocle contrappone altri sette guerrieri, tra cui lui stesso, mettendoli a presidio della città. Il messaggero informa che anche Eteocle e Polinice si sono scontrati e sono caduti dandosi vicendevolmente la morte.

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SETTE CONTRO TEBE

Eteocle e Polinice hanno stretto un accordo: avrebbero regnato un anno ciascuno, alternandosi sul trono. Eteocle, però, allo scadere del mandato, non vuole restituire il regno a Polinice, il quale arma sei guerrieri di Argo, con lui sette, e li pone davanti le porte di Tebe per dichiarare guerra al fratello. Eteocle contrappone altri sette guerrieri, tra cui lui stesso, mettendoli a presidio della città. Il messaggero informa che anche Eteocle e Polinice si sono scontrati e sono caduti dandosi vicendevolmente la morte.

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FENICIE

Un gruppo di donne fenicie, destinate al santuario di Apollo a Delfi, arrivano a Tebe e assistono alla vicenda che qui ha luogo. I fratelli Eteocle e Polinice si sono accordati per alternarsi, un anno a testa, al comando di Tebe. Scaduto il proprio anno però Eteocle non intende cedere il potere al fratello, sicché Polinice si presenta con un esercito proveniente da Argo per reclamare i suoi diritti. Giocasta, convoca i due figli per tentare di raggiungere un accordo, ma senza risultati. Tiresia, indovino cieco, afferma che per salvare Tebe l’unico modo è quello di sacrificare il figlio di Creonte, Meneceo, il quale accetta il responso e si uccide. Eteocle e Polinice si affrontano a duello, dandosi vicendevolmente la morte. Sui loro cadaveri la madre Giocasta si suicida.

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FENICIE

Un gruppo di donne fenicie, destinate al santuario di Apollo a Delfi, arrivano a Tebe e assistono alla vicenda che qui ha luogo. I fratelli Eteocle e Polinice si sono accordati per alternarsi, un anno a testa, al comando di Tebe. Scaduto il proprio anno però Eteocle non intende cedere il potere al fratello, sicché Polinice si presenta con un esercito proveniente da Argo per reclamare i suoi diritti. Giocasta, convoca i due figli per tentare di raggiungere un accordo, ma senza risultati. Tiresia, indovino cieco, afferma che per salvare Tebe l’unico modo è quello di sacrificare il figlio di Creonte, Meneceo, il quale accetta il responso e si uccide. Eteocle e Polinice si affrontano a duello, dandosi vicendevolmente la morte. Sui loro cadaveri la madre Giocasta si suicida.

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LE RANE

Dioniso, il dio del teatro, si reca nell’oltretomba per riportare alla vita Euripide. Il viaggio si conclude con l’arrivo di Euripide ed Eschilo intenti ad un litigio furioso per stabilire chi dei due sia il più grande poeta tragico. A giudicare è Dioniso che, scegliendo di anteporre il senso della giustizia e il bene dei cittadini alle proprie preferenze personali, finisce per dare la palma della vittoria ad Eschilo, egli rappresenterà il salvatore di Atene dalla situazione disastrosa in cui si trova. Eschilo accetta di tornare tra i vivi lasciando a Sofocle il trono alla destra di Plutone, a patto che non lo ceda mai ad Euripide.

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LE RANE

Dioniso, il dio del teatro, si reca nell’oltretomba per riportare alla vita Euripide. Il viaggio si conclude con l’arrivo di Euripide ed Eschilo intenti ad un litigio furioso per stabilire chi dei due sia il più grande poeta tragico. A giudicare è Dioniso che, scegliendo di anteporre il senso della giustizia e il bene dei cittadini alle proprie preferenze personali, finisce per dare la palma della vittoria ad Eschilo, egli rappresenterà il salvatore di Atene dalla situazione disastrosa in cui si trova. Eschilo accetta di tornare tra i vivi lasciando a Sofocle il trono alla destra di Plutone, a patto che non lo ceda mai ad Euripide.

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