Prologo (vv.1-139)La parte iniziale delle Eumenidi si svolge nello spazio antistante il santuario delfico di Apollo. Dalla porta centrale del tempio esce la Pizia, la profetessa del dio, e recita una serena preghiera alle divinità venerate a Delfi. Ma subito dopo un’orribile visione sconvolge la sacerdotessa: un uomo dalle mani ancora insanguinate e supplice giace aggrappato all’omphalos delfico, la sacra pietra che rappresenta il centro della terra. E' Oreste, il figlio di Agamennone e Clitennestra, che per ordine di Apollo ha ucciso la madre assassina del padre. Adesso Oreste cerca la protezione del dio di Delfi. Intorno al matricida dorme l’orribile schiera delle Erinni, gli antichi e terrificanti demoni vendicatori dei delitti tra consanguinei, che da tempo lo perseguitano. Le mostruose divinità, dai cui occhi stillano ripugnanti umori, costituiscono il coro della tragedia. In chiusura della sua parte, la Pizia rientra nel tempio ed invoca Apollo perché purifichi il santuario da quelle presenze. Parodo (vv.140-178)Ad una ad una si risvegliano le dee-demoni e rivendicano a sé il matricida. Abbandonando i seggi si rovesciano rabbiose nell’orchestra. Le Erinni inveiscono contro gli dei che proteggono Oreste e contro Apollo che ha fatto fuggire il matricida offendendo la giustizia. I Episodio (vv.308-396)Esce di nuovo dal tempio il dio armato del suo arco. Dopo un acceso diverbio in cui si fronteggiano poteri e privilegi degli antichi demoni e delle nuove divinità olimpiche, Apollo scaccia dal tempio le Erinni. Rientrato il dio nel tempio, la scena rimane per un istante completamente vuota. I stasimo (vv.308-396)Le furie cantano una nenia incantatrice, come in un rituale magico circondano la vittima, perché cada in loro potere. Questa è la missione stabilita per loro per volontà divina: braccare gli assassini dei consanguinei, perseguitarli. Ma per la stessa ragione questa razza odiosa lorda di sangue, è odiata da tutti e non può partecipare ai banchetti degli dei: le Erinni sono delle escluse. II episodio (vv.397-488)Appare Atena, che in risposta all'invocazione di Oreste, è tornata ad Atene. La dea chiede subito informazioni sul caso. Tanto le Erinni quanto Oreste si rimettono al suo giudizio. Le Erinni si presentano come figlie della cupa Notte: Dannazione è il nome delle loro dimore, dicono. Soprattutto, si pongono come mandatarie di un’alta missione. A sua volta, Oreste afferma che la sua colpa già stata purificata da Apollo che lo ha inviato in quel luogo. Atena riconosce in Oreste il figlio di Agamennone accanto al quale combatté a Troia. II Stasimo (vv.490-565)Le Erinni affermano che se nuove leggi assolveranno il criminale e sarà loro negata la giusta azione punitrice, nuovi crimini saranno commessi, e sempre più mani di figli si leveranno ad uccidere e oltraggiare i padri e le madri. Anche il Terrore è opportuno, perché serve a porre un freno: l’equilibrio sorge dalla angoscia, l’empietà genera squilibrio. Non bisogna mai offendere Giustizia, neanche quando si gode di buona fortuna: nessuno tradisca il culto del padre e della madre e la lealtà verso gli ospiti. Chi coltiva la Giustizia non crollerà mai nella miseria. III episodio (vv.566-777)Ritorna Atena a capo dei giurati eletti. Quando ha inizio l'agone giudiziario, accusa e difesa espongono le proprie argomentazioni e presentano i propri testimoni. Le Erinni, sostenitrici del principio matriarcale, condannano l’azione del matricida, colpevole di avere versato il suo stesso sangue. Apollo, che nel frattempo è entrato in scena come testimone di Oreste, ne difende l’operato in nome del principio patriarcale: Oreste ha ucciso la madre per vendicare il padre. D’altra parte, afferma il dio, la madre nutre soltanto il seme, ma è il padre a generarlo. Padre senza madre può esistere, conclude: una testimonianza vivente è proprio la dea Atena, figlia di Zeus, che non crebbe nel grembo materno. Esodo (vv.778-1047)L’epilogo della tragedia e dell’intera trilogia è un dialogo serrato tra Atena e le Erinni. La dea, temendo la vendetta delle Erinni contro la sua città, riesce a persuadere i demoni a proteggere Atene. In cambio riceveranno eterni onori e una nuova sede del loro culto: d’ora in avanti il loro compito sarà quello di rendere prospero il paese, di fare aumentare le nascite, di fare scomparire l’empietà. Le Erinni si trasformano così nelle Eumenidi, “le Benevole”.
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