La discendenza teatrale dell’Orestea
di Dario Del Corno
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| Elettra sulla tomba di Agamennone. Particolare del manifesto realizzato da Duilio Cambellotti per le Rappresentazioni Classiche del 1921 |
Tratto da Dioniso, Atti del congresso internazionale di studi sul dramma antico. Eschilo e l’Orestea, 1977
La storia di Agamennone e Clitennestra, di Egisto e Oreste emerge agli albori stessi della letteratura greca, con Omero; ma trova la sua forma esemplare sulla scena del teatro di Dioniso ad Atene. Da allora, è rimasta connaturata alla saga la dimensione dello spettacolo, che ne ha protratto la fortuna anche al di fuori del teatro di prosa, o meglio si direbbe recitato, in cui si è istituzionalizzata la continuità della tragedia greca nella tradizione scenica europea. Così, una lunga serie di opere liriche va dall’Oreste di Gimarosa all’Elektra di Richard Strauss sul testo di Hofmannsthal, all’intera trilogia musicata da Milhaud nella traduzione di Claudel. Dal canto suo, il cinematografo deve alla storia degli Atridi l’ispirazione di alcuni capolavori, quali Electra di Cacoyannis, e i recenti Szerelmem, Elektra (Elettra, amore mio) di Jancsò e O thiasos (La recita) di Anghelopulos. Ma la discendenza dell’Orestea si articola in una forma tipicamente aperta anche nel suo filone centrale, che è costituito dal teatro drammatico: secondo alcune tendenze di fondo, che è opportuno delineare preliminarmente per orientarsi nella complessità di una vicenda che dura da venticinque secoli.
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