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INDA la stagione - Trachinie: approfondimenti e interviste

Intervista a Micaela Esdra, volto e voce di Deianira in Trachinie
di Isabella Di Bartolo

Trachinie 2007, un’intensa Micaela Esdra dà vita all’eroina Deianira
Trachinie 2007, un’intensa Micaela Esdra dà vita all’eroina Deianira

Ha avuto un duplice volto il protagonista di Trachinie, la tragedia in cartellone per la stagione Inda 2007 appena conclusa. Quello di Deianira e di Eracle. Due facce di una stessa medaglia: lei, combattiva ma distrutta dal bisogno d’amore, lui annientato dalla forza dell’amore stesso. A interpretare l’eroina sofoclea una tra le più grandi attrici della scena italiana: Micaela Esdra. Intensa, passionale, combattiva ma allo stesso tempo fragile e spossata, la sua è stata una Deianira oscura. Contorta. Una donna abbandonata dal marito, consumata dall’attesa e dall’amore, che cerca con un estremo tentativo di ricondurlo a sé e ne provoca, senza volerlo, la morte. L’attrice ce ne parla l’ultimo giorno della messinscena, in un camerino accaldato dal sole e dall’aria aretusea che tanto ama. 

Che esperienza è stata dare il volto a Deianira?

Ogni volta che interpreto un personaggio vivo un’esperienza speciale, perché si entra nel cuore e nell’anima di una figura che non siamo noi stessi. Ci si estrania per vivere intensamente un’altra vita, per quelle ore in cui sei sul palcoscenico. E così è stato anche per Trachinie, dove ho voluto interpretare una Deianira diversa, che assomigliasse ad Anita Garibaldi. Una donna forte, coraggiosa, disposta a tutto per salvare il suo amore, e per avere con sé il suo uomo. E questa forza, questo coraggio, ma anche una grande debolezza, è quello che ho cercato di imprimere al mio personaggio.

Lei ha calcato l’antica orchestra del Teatro greco per la quarta volta quest’anno, com’è stato recitare ancora una volta a Siracusa?

Sono molto legata a questo luogo e a questa terra. Da piccola, una persona a me molto cara mi ha insegnato ad amare questa regione, a conoscere la sua storia, la sua straordinaria bellezza. Per questo sono stata molto felice di essere tornata qui ancora una volta, mi sono immersa di nuovo nell’atmosfera magica che la Sicilia, e Siracusa, riesce a farmi respirare. Recitare al Teatro greco, poi, è stata ancora una volta una esperienza emozionante. Per il luogo certamente, per quello che simboleggia e per il suo pubblico, ma anche perché tutte le volte che si sale su questo antico palco per me è una sfida. Recitare al Teatro greco per gli attori è una sorta di prova con sé stessi. Il mio grande maestro, Antonio Calenda, mi disse quando nel 1988 dovevo interpretare Tecmessa in Aiace di Sofocle, di tenere bene a mente una cosa: per recitare a Siracusa occorre tirar fuori la voce. Ed io, che allora ero ancora alle prime armi, mi spaventai moltissimo ma imparai ad usare questo strumento, e compresi l’importanza che la voce di un attore ha in un teatro come questo. Ricordo con molto piacere che, dopo aver molto studiato e provato, al termine della prima il professor Giusto Monaco si complimentò con me proprio per la mia voce. E fu un complimento bellissimo.

Cos’altro ricorda di quel debutto al Teatro greco?

L’emozione di trovarmi in quel luogo. Ricordo che avevamo sempre provato di giorno, e soltanto durante la prova generale eravamo in scena fino alla sera. Fu in quell’occasione che, per la prima volta, sono stata sorpresa dal tramonto del sole dietro la cavea. Un momento meraviglioso, che ricordo ancora oggi con grande emozione. Le luci, le sfumature del cielo, il dorato della pietra…era un momento d’incanto.

Lei ama questo Teatro, ha imparato a conoscerlo. Cosa pensa del suo pubblico?

La gente che viene ad assistere a una tragedia greca a Siracusa è di ogni genere, di ogni classe sociale e cultura. Credo che sia un pubblico che rispetta questo luogo e pretende lo stesso da noi che siamo in scena. Per questo ritengo che quelli che siedono sulla cavea del Teatro greco siano spettatori da non tradire, un attore deve dare tutto sulla scena. Non può deluderli, deve dare il massimo ad ogni costo. Il teatro è una professione, un mestiere difficile e molto serio, occorre farlo con dignità e sacrificio.

Cosa l’ha spinta ad avvicinarsi al mondo teatrale?

E’ stata mia madre a farmi amare il teatro. Mi portava sin da piccola a vedere spettacoli e mi ha accostato a questa magia.  Per me recitare significa arricchire il cuore e la testa. E’ come un viaggio. Si parte per due ore alla scoperta di un mondo nuovo, ed è una sorta di godimento dei sensi. Si va alla scoperta di incognite misteriose. Una sensazione bellissima.

E tornerà ancora una volta a Siracusa?

Spero proprio di si. Qui ho lasciato un pezzetto di anima.

Gli spettacoli

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