L’astrazione dei volumi e della materia, l’assenza di porte, di archi e di elementi falsamente archeologici – che sino a quella data avevano con forme diverse sostituito l’antica skené sovrapponendosi alle rovine – è la ragione del fascino, esercitato ancora oggi ai nostri occhi, dalla scena di Duilio Cambellotti del 1933 che viene data come “terreno”, luogo del progetto per le scene di questo Ciclo 2007. Progettata per Trachinie di Sofocle collocava i volumi laterali sopra le rovine dei due piloni rocciosi adiacenti alle párodoi e si preoccupava di rispondere alle esigenze funzionali del testo con due rampe contrapposte senza “la necessità di una illusione realistica di rocce o cose naturali”. Se oggi lo spazio offerto alle scenografie riproporziona l’impianto, lasciando i volumi laterali liberi dai vincoli delle preesistenze architettoniche, la rappresentazione di Eracle ha esigenze assai diverse da quelle richieste da Trachinie: l’altare, l’apparizione delle due dee, il palazzo con la porta corredata da quel meccanismo scenico chiamato ekkyclema, capace di portare fuori, ala vista del pubblico, quello che era accaduto all’interno ed ancora, la rovina del palazzo stesso. Occorreva integrare il disegno di Cambellotti con nuovi elementi e nuove funzioni senza negarne la forza geometrica con aperture di porte o archi; ritrovare le ragioni progettuali riproporzionando l’impianto storico, trovare le dimensioni del palazzo all’interno degli equilibri creati, ruotando semplicemente dei volumi e legare le esigenze con i vincoli assunti e trasmessi dal progetto storico: “Si tratta di masse architettoniche prive di ornamento”… “tutto deve apparire rigoroso e liscio come un poliedro”… “un impianto scenico libero di riferimenti dottamente archeologici”. Inoltre, la peculiare lettura di De Fusco chiedeva una relazione, un irrompere sulla realtà emersa di quella nascosta, sotterranea, e di mostrare le conseguenze di questo sommovimento. Due realtà a cui attribuire nature e materiali diversi: il metallo (lamiera di rame e lamiera di ottone), la pietra lavica come confine fra le due dimensioni. Trasformando i problemi, i vincoli, in temi progettuali, e facendo plasmare il progetto dal racconto degli accadimenti del testo, ho trovato la soluzione. Una soluzione fatta di gesti di diversa natura concatenati tra loro in un disegno unitario che propongo al pubblico nello spettacolo e di cui in queste note mi è parso utile raccontare solo le ragioni.
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Gli spettacoli
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