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INDA la stagione 2007 - Eracle: approfondimenti e interviste

Il mito di Eracle
a cura della redazione web

Eracle cattura Cerbero, assistito da Atena, da Ermes e dal fedele auriga Iolao. Pittura vascolare attica del sec. VI a.C.
Eracle cattura Cerbero, assistito da Atena, da Ermes e dal fedele auriga Iolao.
Pittura vascolare attica del sec. VI a.C.

I miti legati alla figura di Eracle costituiscono un ciclo estremamente complesso e variegato; per questa ragione è difficile esporne i diversi episodi secondo un ordine logico ed enumerarli tutti.

Figura semidivina, Eracle è figlio di Alcmena e di Zeus, dunque è il frutto dell’unione tra un dio e una mortale: la prima delle prodigiose imprese compiute da Eracle ha luogo proprio nella culla, quando “l’eroe in fasce” riesce a strozzare due grossi serpenti inviati da Era per vendicare l’infedeltà del marito.

Molte tra le imprese di Eracle sono connesse alle note dodici fatiche, ma, anche in questo caso, il mito presenta varianti sostanziali, come quella attestata proprio dall’Eracle di Euripide.

Secondo una tradizione, in seguito alla vittoria sui Mini - popolo ostile a Tebe - il re Creonte avrebbe dato in sposa ad Eracle la figlia Megara, che gli avrebbe generato dei figli. Dalle fonti sappiamo inoltre che Era, stanca dei successi di Eracle, lo avrebbe fatto impazzire, inducendolo così, fuori di senno, ad uccidere i propri figli.

Su questo punto tuttavia le fonti divergono: secondo una tradizione (Apollodoro, Diodoro Siculo), è proprio in seguito all’uccisione dei propri figli che Eracle avrebbe iniziato a servire Euristeo, compiendo così le dodici fatiche come forma di espiazione. Secondo un’altra tradizione, Eracle sarebbe impazzito solo successivamente, ovvero al termine delle dodici fatiche e dunque al culmine della sua gloria: è questa la versione euripidea, che per certi versi rende più crudele e misterioso il destino dell’eroe.

Le fatiche di Eracle, pur con varianti nella loro successione, sono:

  1. L'uccisione del leone di Nemea, mostro dalla pelle invulnerabile, che devastava il paese e divorava gli abitanti e i loro armenti. Eracle lo strozzò con le sue mani e dopo averlo scuoiato si rivestì della sua pelle come di un impenetrabile corazza, usandone la testa come elmo: nell'iconografia greca e romana la pelle del leone costituisce, insieme alla clava, un tratto distintivo dell’eroe.
  2. L'uccisione dell'Idra di Lerna, un drago mostruoso dalle molte teste esalanti alito mortale, in grado di distruggere i raccolti e le greggi. Dopo aver annientato l’Idra, Eracle infine intinse le sue frecce nel sangue del mostro: da quel momento i suoi dardi assunsero il potere di provocare ferite che non si rimarginavano mai.
  3. La cattura della cerva di Cerinea (monte tra l'Arcadia e l'Acaia), animale sacro ad Artemide e dotato di corna d'oro e zoccoli di bronzo. Eracle le diede la caccia per un anno, inseguendola fino alla terra degli Iperborei, e alla fine riuscì a catturarla viva.
  4. La cattura del cinghiale di Erimanto, che recava gravi danni nelle regioni vicine: Euristeo aveva comandato ad Eracle di catturarlo e consegnarglielo vivo.
  5. La pulizia delle stalle di Augia, re degli Epei, nell'Elide: da anni erano piene del letame degli immensi armenti del re. In un solo giorno Eracle riuscì a ripulirle, deviando il corso dei due fiumi Alfeo e Peneo, che portarono via tutta la sporcizia con l'impeto dell'acqua.
  6. L'annientamento degli uccelli di Stinfalo (lago dell'Arcadia), animali che si nutrivano di carne umana, dotati di artigli, becco e penne di bronzo. Eracle ne uccise alcuni con le armi di cui disponeva (frecce, clava e pietre) e ne cacciò altri spaventandoli con sonagli di bronzo, opera di Efesto.
  7. La cattura del Toro di Creta (da non confondersi con il Minotauro), che seminava il terrore nell'isola distruggendo le campagne e sputando fuoco dalle narici. Eracle riuscì a catturarlo e a riportarlo vivo a Micene.
  8. La cattura delle cavalle di Diomede, re dei Bistoni in Tracia, che si nutrivano di carne umana, fornita loro dal re attraverso l'uccisione di tutti gli stranieri che passavano per la sua terra. Eracle le legò, diede loro in pasto lo stesso Diomede, e le portò vive al re Euristeo, come egli aveva richiesto.
  9. La conquista della cintura di Ippolita, regina delle Amazzoni, donatale da Ares per simboleggiarne il potere; ad Eracle fu comandato di impadronirsene per soddisfare un desiderio di Admeta, figlia di Euristeo. Recatosi dunque a Temiscira, la città delle Amazzoni, Eracle riuscì ad impadronirsi della cintura.
  10. La cattura della mandria di Gerione, che comprendeva bestie di straordinaria bellezza. La mandria era sorvegliata da mandriano Eurizione, figlio di Ares, e da Orto, cane a due teste. Per catturare i buoi Eracle si recò nell'estremo Occidente sul carro del Sole, uccise i guardiani e riuscì a guidare la mandria fino alla reggia di Euristeo.
  11. I pomi d'oro delle Esperidi erano stati regalati da Gea ad Era per le sue nozze con Zeus; erano custoditi dalle Esperidi in un giardino nell'estremo Occidente presso il monte Atlante, e guardati dal drago Ladone. Eracle si recò in quell'estremo paese, uccise Ladone, prese tre pomi e li portò a Euristeo. Tale racconto si arricchì poi di molti particolari, fra cui l'uccisione del gigante Anteo che l'aveva sfidato a combattimento, la cui caratteristica era di essere invincibile finché teneva i piedi ben saldi sulla terra: Eracle lo afferrò, lo sollevò in aria e infine lo soffocò.
  12. La cattura di Cerbero, il mostruoso cane a tre teste che stava a guardia dell'Ade, fu l'ultima fatica di Eracle, l’impresa che avrebbe finalmente liberato l’eroe dal vincolo con Euristeo. Per ordine di Zeus, Eracle fu aiutato da Ermes e da Atena, che gli permisero di giungere alle porte degli Inferi. Ade gli impose di catturare Cerbero senza fare uso delle armi: avrebbe dunque consentito all'eroe di portare il mostruoso animale verso la luce, con l'impegno che lo restituisse al regno infero, al quale doveva appartenere per sempre. Eracle diede la sua parola: strinse alla gola Cerbero, lo condusse da Euristeo e lo riportò immediatamente indietro. Durante la sua ultima fatica, Eracle liberò Teseo, intrappolato nell’Ade: nei versi finali dell’Eracle euripideo, Teseo ripaga il debito di gratitudine verso Eracle, portando con sé ad Atene l’eroe ormai rimasto solo dopo l’uccisione perpetrata ai suoi cari.

Le Trachinie di Sofocle rimandano invece ad una diversa tradizione del mito, secondo cui Eracle non avrebbe sposato Megara, bensì Deianira, figlia del re dell'Etolia. Mentre viaggiava con lei diretto in Tessaglia, giunto ad un fiume che dovevano guadare, Eracle pregò il centauro Nesso di portare in groppa sua moglie fino alla sponda opposta. Ma Nesso tentò di usare violenza a Deianira e fu così colpito da Eracle con le frecce avvelenate dal sangue dell'Idra (vedi seconda fatica).A questo punto il Centauro morente inganna Deianira dandole un po' del suo sangue con la promessa che ne avrebbe potuto ottenere un filtro d’amore. In realtà, il sangue di Nesso, ormai avvelenato dalle frecce di Eracle, era divenuto l’arma mortale con cui il centauro, da morto, avrebbe ucciso l’eroe. L’occasione si presenta quando Deianira, temendo che Eracle la abbandoni per sposare Iole, la bella figlia del re di Ecalia, intride una tunica del “filtro d’amore” e la fa consegnare a Eracle. Dopo aver indossato la veste, Eracle sente immediatamente le sue membra corrodersi, con una sofferenza indicibile. A questo punto Deianira si uccide per il dolore suscitato dall'involontario misfatto; anche Eracle si fa disporre su un rogo eretto sul monte Eta e vi fa appiccare il fuoco.

Gli spettacoli

Eracle
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