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INDA la stagione 2007 - Eracle: approfondimenti e interviste

Eracle, Siracusa e il teatro. Incontro con Sebastiano Lo Monaco
a cura di Isabella Di Bartolo

Sebastiano Lo Monaco, Eracle
Sebastiano Lo Monaco, Eracle

Continua tra ricordi e sensazioni il nostro viaggio tra i grandi protagonisti della stagione Inda 2007, gli attori che hanno portato in scena Trachinie e Eracle: le due tragedie quest’anno in cartellone. Dopo Ugo Pagliai, abbiamo incontrato l’altro protagonista della tragedia euripidea intitolata al semidio delle dodici fatiche: Sebastiano Lo Monaco, l’attore siracusano che ha interpretato un Eracle sconfitto dagli dei, che ritrova la sua speranza nell’amicizia.

Il suo è stato un Eracle disperato. Il figlio di Zeus, l’eroe dell’antica Ellade è diventato uomo. Ha scoperto il dolore e l’ineluttabile volontà divina. La sua forza ferina e la sua fragilità umana sono stati quelli di Sebastiano Lo Monaco, l’attore siracusano che è tornato ancora una volta al Teatro greco per dare il volto al protagonista della tragedia euripidea intitolata al vincitore delle dodici fatiche. Al semidio che diviene essere umano. Che ha vinto gli Inferi ma che, invasato dalla Follia, diventa carnefice della sua sposa e dei suoi tre figlioletti. 

Lo Monaco interpreta così un altro eroe che soffre per volere degli dei; dopo l’Edipo Re del 1994 in cui l’attore era stato protagonista per la regia di Roberto Guicciardini. E torna ancora una volta a calcare l’antica scena del Teatro simbolo della sua città. Tra il suo pubblico e i suoi affetti. 

Lei vive un momento molto felice della sua carriera artistica. Ed è stato ancora una volta a Siracusa, nel suo Teatro e nella sua città. Come si sente? 

Si è vero, vivo un momento molto bello. Ho ottenuto riconoscimenti e premi che mi riempiono d’orgoglio, che mi fanno amare ogni giorno di più un mestiere che faccio con la stessa passione da ormai trenta anni. Essere stato poi a Siracusa, tra le persone care e tra il pubblico che più mi ama, a recitare in questo luogo mi riempie ancora di più il cuore di gioia. Nonostante lo conosca bene, questo Teatro riesce a trasmettermi sempre una grande emozione. Recitare qui è come partecipare a un evento unico, a un “rito della collettività”. La stessa forma del Teatro è “democratica”, perché da qualsiasi punto della cavea uno spettatore vede la scena. E partecipa allo spettacolo.

Ha recitato sul palcoscenico del Teatro greco sei volte. Cosa ricorda del suo debutto? 

Avevo 22 anni. E ricordo molto bene un’emozione quasi dolorosa che mi attanagliava la gola, credevo di non riuscire a dire una sola parola. E’ stato bellissimo. Oggi l’emozione è molto diversa, direi quasi più gioiosa ma altrettanto forte. Da lasciare senza fiato. Sono più consapevole, più cosciente. 

Cosa dà a lei a questo Teatro e cosa riceve da questo luogo che voi attori definite “magico”? 

Questo è per antonomasia il “teatro della prosa”. Qui non si può barare. Io cerco di dare me stesso, e ricevo in cambio energie straordinarie. Il Teatro greco svela i pregi e i difetti degli attori, amplifica i talenti e non maschera la mediocrità come può accadere in altri contesti. E tutto ciò perché questo Teatro riesce a comunicare ai personaggi una forza impressionante. E’ un “teatro della parola”, nel senso che ogni parola, ogni frase è percepita dal pubblico in maniera profonda. Avvince. Gli spettatori che vedono questi spettacoli li amano, non vanno via neanche sotto la pioggia. E’ la forza delle pietre, del mito. 

Ha spesso recitato con grandi nomi, soprattutto con grandi primedonne. Stavolta è sulla scena insieme a Ugo Pagliai, cosa si prova a lavorare a fianco di uno dei più grandi attori italiani? 

Per me è un onore. Mi sono affiancato a lui con grande umiltà. E abbiamo da subito scoperto una certa affinità, imparando a lavorare insieme con piacere. Come accade con il resto della compagnia: sembriamo un gruppo in vacanza. C’è un clima molto piacevole, rilassato. E per questo occorre ringraziare il regista, Luca De Fusco, che ci ha guidati magistralmente, e tutta l’organizzazione della Fondazione Inda che ci ha permesso di lavorare bene, con serenità. Anche per questo lo spettacolo è ben riuscito, perché è il risultato di un’armonica alchimia. 

Lei interpreta il figlio di Zeus: un eroe infallibile che, preso dalla follia, uccide moglie e figli. Cosa l’ha colpita di questo personaggio?

Il suo è il dramma della fragilità umana. Eracle è smodato, esuberante, virile e fisicamente fortissimo. Ha battuto mostri, combattuto nemici e persino vinto il mondo dei Morti, è a questo punto che inizia la tragedia. Lui torna a casa, tra i suoi affetti, e non vorrebbe più lasciarli, ma impazzisce e ne diviene l’assassino. Mi ha molto colpito la straordinaria attualità di questo tema: un genitore che uccide i figli e non ricorda più niente. E soltanto suo padre, Anfitrione, riesce a farlo ragionare. E quella scena, appunto, in cui maieuticamente il vecchio genitore di Eracle lo aiuta a ricordare quanto ha fatto è un momento dolorosamente toccante. Uno dei più belli della tragedia. Anche per questo la tragedia di Eracle mi ha affascinato. 

E quale altro eroe tragico lo affascina, quale vorrebbe interpretare?

Rifarei Edipo. Perché ritengo che la sua storia rappresenti la spasmodica ricerca dell’uomo dentro sé stesso. Ma anche Oreste e Filottete, di cui mi parla spesso il mio amico Lavia, mi intrigano molto. In realtà amo tutte le opere dei tragici. 

Gli spettacoli

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