INDA la stagione 2006
Ecuba, la vendetta della regina
La città di Troia è caduta. Ecuba, moglie del re Priamo e le altre donne di Ilio sono state ridotte in schiavitù dai Greci vincitori. Venti contrari impediscono, tuttavia, il ritorno in patria della flotta achea, bloccata nelle coste del Chersoneso trace. Per assicurare il ritorno in patria, Achille pretende dai Greci il sacrificio, sulla sua tomba, di Polissena, figlia di Ecuba: lo riferisce nel prologo l’ombra di Polidoro, il figlio più giovane dei sovrani di Troia. Inviato lontano dalla guerra, presso il re di Tracia Polimestore, il ragazzo era stato ucciso a tradimento dall’ospite che avrebbe dovuto proteggerlo. Per impadronirsi della parte del tesoro di Priamo che Polidoro aveva portato con sé, Polimestore lo aveva assassinato, e ne aveva gettato in mare il cadavere.
Pur essendo ancora all’oscuro dei fatti, Ecuba presagisce in sogno le sofferenze dei suoi figli, come racconta lei stessa uscendo dalla tenda di Agamennone; ed è il Coro dalle prigioniere troiane a confermare le sue sensazioni, annunciando alla regina il sacrificio di Polissena deliberato dai Greci. L’atteggiamento di Polissena davanti alla morte – è l’araldo Taltibio a raccontarne il sacrificio - è nobile, persino irreale: il dolore è decantato nella sua quintessenza, non c’è l’urlo di ribellione dinanzi al compiersi del destino, né l’esaltazione del sacrificio eroico, come in Antigone.
Nella seconda parte, l’Ecuba diventa tragedia della vendetta; proprio mentre si prepara a dare sepoltura a Polissena, la regina viene a sapere da un’ancella che il corpo di Polidoro è stato sospinto dai flutti sulla spiaggia. La nuova sciagura spinge oltre il limite il dolore della madre: ferocia chiama ferocia. Con il consenso di Agamennone, Ecuba attira Polimestore nella tenda, con il pretesto di dargli in custodia altro oro; poi, aiutata dalle prigioniere troiane, lo acceca e uccide i suoi figli.
Nell’Ecuba Euripide svuota di senso le sovrastrutture costruite dall’ideologia della guerra e declina in tutte le sue varianti l’efferatezza che si trasmette, come una malattia, dai vincitori ai vinti, dagli aggressori alle vittime e viceversa. Quasi certamente del 424 a.C, l’Ecuba tematizza la contrapposizione esasperata in cui cadavere chiama cadavere: sulla tomba di Achille i Greci sacrificano Polissena; Polimestore uccide Polidoro, violando il sacro vincolo dell’ospitalità; Ecuba si vendica di Polimestore, uccidendone i figli e accecandolo, anche grazie all’acquiescenza di Agamennone.
La tragedia si chiude con le tremende profezie che, in preda a una furia implacabile, Polimestore grida contro Ecuba e contro il capo degli Argivi.
Poi, per ordine di Agamennone, il re tracio viene abbandonato su un’isola deserta.
|