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INDA la stagione 2006 - Ecuba: approfondimenti e interviste

Il sacrificio di Polissena
Diretta da Massimo Castri, Ilaria Genatiempo interpreta Polissena, la giovane figlia di Ecuba che viene sacrificata dai Greci

Conversazione con Ilaria Genatiempo
a cura di Giuseppina Norcia

Ilaria Genatiempo, Polissena
Ilaria Genatiempo interpreta Polissena nell'Ecuba diretta da Castri

Questa stagione del tuo lavoro di attrice si svolge ‘sotto il segno del dramma antico’. A Siracusa reciterai nell’Ecuba, poco tempo fa ‘sei stata’ Alcesti, nell’omonima tragedia euripidea diretta da Massimo Castri. Come racconteresti in due battute il tuo rapporto con questo personaggio che appartiene al tuo passato più recente?

Quando si mettono in scena grandi temi universali, a volte ci si trova di fronte a gesti difficili da comprendere. Da questo punto di vista, la forza di Alcesti risiede proprio nella sua umanità: nonostante la forza del suo gesto, viene fuori la gelosia della donna nei confronti del marito, la preoccupazione della madre per il destino dei propri figli…in qualche modo non le tornano i conti quando pensa che dovrà morire….La ‘perfidia’ di Euripide consiste nell’aver inserito il fattore tempo nel mito. Alcesti accetta di morire per il marito, ma dalla sua decisione al giorno fatale passa un anno, tempo nel quale Alcesti ha avuto modo di riflettere sulle conseguenze del suo gesto. Ecco che allora da grande eroina acquista una dimensione umana più facile da avvicinare.

A Siracusa interpreterai Polissena, la giovane figlia di Ecuba che viene sacrificata dai Greci sulla tomba di Achille; in qualche modo farai di nuovo i conti con il sacrificio di una donna…

Siamo però in un contesto completamente diverso, si respira tutta un’altra aria. La fine della guerra ha generato un clima di sfinimento generale, a cui i vari personaggi reagiscono ognuno a suo modo. Polissena è, come Alcesti, una donna di grande dignità e orgoglio. La sua natura aristocratica non è stata intaccata dagli orrori subiti. Lei non lo ha permesso e la situazione che si è trovata ad affrontare, per lei è inaccettabile nel senso assoluto. Tanto da renderle preziosa la morte. “La mia vita è solo oltraggio e sozzura. […] Perché dovrei vivere?”

Il suo non è un capriccio, è sangue che bolle. Reagisce con violenza, trasforma la paura in aggressività, non tollera di vedere la madre piegarsi al dolore. In un’apparente aridità di sentimenti si celano invece rabbia, orgoglio, dolore, passione…

Qual è il tuo rapporto professionale con Castri, cosa ti colpisce del suo modo di lavorare?

Mi colpiscono cose che trovo estremamente rare. La capacità di farsi stupire dal testo, nonostante le innumerevoli letture, come farebbe un bambino. La precisione del progetto che Castri riesce perfettamente a trasmettere agli attori, i quali sono sempre chiamati ad avere un atteggiamento critico nei confronti del lavoro. La sua grande praticità. Le idee, soprattutto a teatro, non sempre sono giuste a priori. E’ sempre necessaria una verifica: quel determinato segno che si è scelto è efficace per il senso che voglio produrre? E questo non lo si può decidere, è il meccanismo del teatro che comanda.

Castri ha un grande rispetto per l’attore, che accompagna lungo tutto il percorso di costruzione del personaggio. Quello che ti dà forza è che hai costantemente la sensazione di essere parte di una “macchina” che produce un senso, reale. Riesce a farti mettere in gioco, creando un clima di lavoro non competitivo. Poi è capace di farti sentire profumi, assaporare atmosfere, descriverti colori…

Qual è, come attrice, l’elemento del dramma euripideo che ti colpisce di più?

Di Euripide mi ha sempre sorpreso l’estrema lucidità del suo pensiero, della sua parola. In modo particolare, mi colpisce il suo modo, quasi provocatorio, di mettere in successione discorsi estremamente analitici e momenti di grande pathos; credo che la sfida dell’attore stia proprio nel giocare con questo doppio registro.

Tra pochi giorni reciterai per la prima volta al Teatro Greco di Siracusa. Come vivi questa attesa?

Con grande curiosità. Recitare alla luce del sole, senza la “protezione” della scatola teatrale…avere un contatto visivo così forte con gli spettatori….fare i conti con proporzioni che in un teatro all’italiana sono impensabili….

La prima volta che l’ho visto ho avuto la sensazione che sarebbe stato lui a comandare il gioco e che avrei dovuto cercare di non prevaricarlo, senza tuttavia farmi cancellare: cercare un equilibrio.

Certo, si sente anche la grandissima lontananza rispetto a una forma di teatro, per cui questo spazio era stato costruito, che noi non sapremmo e potremmo più condividere…

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