“Medea” straniera sapiente contro le leggi della convenienza

articolo di Rita Sala

Medea può ritenersi uno dei due capolavori assoluti di Euripide (l’altro è Baccanti). Rappresentata nel 431 a.C. faceva parte di una tetralogia comprendente anche le perdute Filottete e Ditti e il dramma satiresco I mietitori. Al concorso delle Grandi Dionisie si classificò solo al terzo posto, dietro i lavori di Sofocle, vincitore, e di Euforione, figlio di Eschilo. Probabilmente non fu colta. in quell’occasione, la portata immensa della vicenda. O forse la lucida follia d’amore che spinge la protagonista, compagna di Giasone e madre suoi figli, a uccidere i propri figli, giunse troppo terribile anche ai giudici e al pubblico del tempo.
Krzysztof Zanussi, chiamato a firmare la regia dell’allestimento di Medea per il Teatro Antico di Siracusa, di quella terribilità non ha avuto paura. Anzi. Dotato di due protagonisti di primo livello, Elisabetta Pozzi e Maurizio Donadoni (Giasone), lascia che il temperamento della coppia, capace di accendersi fino al rogo, bruci con tutta la sua potenza.

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