Albertazzi: la morte? Io me la mangio

articolo di Claudia Provvedini

«Io la pagina me la mangio. Come la morte: io me la mangio», dice subito Giorgio Albertazzi che sarà Edipo a Colono alle Rappresentazioni classiche dell’ Inda a Siracusa, dal 10 maggio. «La pagina deve bruciare ogni volta. Da quella di Sofocle si sprigiona la leggerezza degli dèi che giocano con gli uomini, con la loro vita e la loro morte: a ogni passo c’ è un dio. Ma il mio Edipo a Colono è soprattutto un modo per raccontare il mio non-rapporto con la morte, nostro unico dato assoluto. Per dire come “io” mi avvicino a lei, non lei a me. Come? con gli occhi aperti». Lo diceva il suo imperatore Adriano, nello spettacolo diretto da Scaparro. Però lei, Albertazzi, qui è un cieco, sia pure il più famoso di tutto il teatro. «La cecità è un simbolo, è un vedere oltre la vita. E, come Amleto, anche l’ ex re Edipo “vuole” morire… Io no. Sento pienamente l’ energia della vita, in poco tempo ho fatto cinque spettacoli tra regie e interpretazioni, come il Moby Dick o una delle Lezioni americane di Calvino. Quella su “La leggerezza”, naturalmente»…

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