Il maestro Pietro Carriglio è come Ulisse, parla poco di sé. E, come un poeta, parla poco della sua opera che sta per nascere al Teatro Greco. Non la racconta, l’accenna. È l’Orestea di Eschilo. Il regista palermitano confessa di aver guardato sempre con sospetto le tragedie greche di Siracusa.
“La tragedia è un bene irrimediabilmente perduto, nell’impossibilità oggi di realizzarla. Quest’anno si punta più che al fatto teatrale, pensiamo di moltiplicare le presenze all’interno dello spettacolo. E non per fare lavorare più comparse. Perché il protagonista vero sarà il popolo che è il pubblico che insieme agli attori sarà chiamato ad accendere ogni sera il motore dell’Orestea”.
La scenografia? Accennata anche quella. “È una cosa inutile – dice il maestro – ero partito dall’idea di non fare nulla. Solo interventi più rispettosi possibili dello spazio naturale. Poi sono sopravvenute necessità di natura drammaturgica, e così ho cercato di raccontare lo spazio non di soffocarlo. [...] È proprio vero, siete fortunati a Siracusa perché avete un teatro unico al mondo. Sarebbe bello, signor sindaco, recuperarlo se tutt’attorno ci fosse una realtà veramente partecipe di questo spazio dove si racconta la vita.
State recuperando in modo meraviglioso Ortigia, intervenite pure sul Teatro greco, con rispetto però. Perché siete convinti di entrare in una ritualità pura che ci fa partecipi di un nostro rapporto con la città. Far rivivere il rispetto che ormai abbiamo perduto per la città. Il sindaco, mi dicono, ha lavorato molto bene. A proposito di rispetto. [...] Ho ascoltato una dozzina di ragazze siracusane ai provini. Devo dire che avete fatto un buon lavoro. Siracusa, pur essendo una piccola città, ha un impianto scenico meraviglioso, vero. Con l’Orestea cercheremo di scoprire qualcosa di nuovo, non affidandoci a schemi precostituiti. Avete l’INDA che è un punto di riferimento grandissimo con cui si può dialogare continuamente con la scena nazionale; le ragazze che in questi giorni sostengono i provini vengono da tutt’Italia e questa ne è la prova.
Ho intenzione di riascoltare tutte per una seconda volta. Sono una ventina, ma lo farò. Le siracusane promettono veramente bene”.
La chiave di lettura dell’Orestea dal punto di vista politico?
“Altissimo. Un momento altissimo in cui nasce e si spegne il teatro. E’ il nucleo centrale dell’opera di Eschilo, [...] per recuperare un rito che è comune a tutti”. L’idea dell’Orestea nasce tre anni fa. La decisione di affidare l’opera eschilea a Carriglio risale al 2007.
Perché lui, prof. Monica Centanni? (consigliere Cda INDA).
“Per il suo impegno per la legalità, innanzitutto. La scelta venne subito approvata in consiglio anche perché si sanciva la collaborazione con il Teatro Biondo di Palermo affinché diventasse partner m questo tipo di attività. Tanto più che l’INDA diventa un’organizzazione stabile. Non dimentichiamoci che Carriglio è stato uno dei promotori delle Orestiadi di Ghibellina, solo che lì so parlava di un evento catastrofico naturale”.
Qui di catastrofico può esserci Il clima politico che si respira da qualche giorno. Pensa che Carriglio si sia fatto conturbare dai venti che spirano?
“La chiave di lettura politica è I’idea del rispetto verso un senso di giustizia che è assolutamente fondata, perché le Erinni hanno ragione, chiedono la vendetta del sangue della madre versato. La tragedia greca è grandiosa perchè non rappresenta la ragione o il torto, altrimenti verrebbe da pensare ad una dicotomia banale. Ci sono ragioni che vengono a confronto e in cui, in un dibattimento dialettico, l’una ha il potere sull’altra. E’ un continuo dibattito verso l’istituzione della democrazia. L’esito dell’ Orestea, infatti, sarà che le Erinni diventano Eumenidi e vengono accolte nelle viscere della città”.
Chi sono le Erinni oggi?
“Le Erinni sono appunto il senso della faida, della vendetta della famiglia, del ghenos, a cui si oppone il senso di giustizia”.
Sono le vedove della mafia, per esempio?
“Ma non sempre donne e per le donne. In realtà le Erinni si risvegliano ogni qual volta ci sia sangue versato della madre, sangue comunque della stirpe. E’ un senso di giustizia primaria che ha una sua legittimità ma che viene convertita in senso politico.
Quindi, l’idea politica dell’Orestea è quella che alla fine le Erinni, convertite in demoni benevoli, non vengano cacciate ma accolte nelle viscere della città, pur costituendo una costante minaccia per la città. Perché, qualora quell’ordine venga violato e quel senso di giustizia assoluta venga subito meno, le Eumenidi potrebbero essere riconvertite subito in Erinni. Dunque, non è una conversione assoluta”.
Panta rei. Tutto scorre, niente è uguale. Riconversione anche in politica, di questi tempi poi! Qualche similitudine?
“Un esempio potrebbe essere la grande mitologia sull’etica della mafia, dell’uomo d’onore, non a caso `ndrangheta deriva da andragathìa (andragathìon) che vuol dire uomo d’onore. Termine greco a quell’epoca già molto forte. Onore che va vendicato secondo certe regole che non corrispondono alla realtà. Comunque, va detto che si tratta pur sempre di leggende e di miti, sappiamo bene che non è così, perché la mafia è stata sempre feroce”.
È vero anche il mito di mafia positiva. Mafia bianca.
“Si però c’è una idea positiva di mafia ma che in realtà affonda le radici laddove c’è una giustizia così fondata che non passa per le procedure pubbliche. E questo, ovviamente, va rivisto e convertito. C’ è un conflitto con il pubblico e l’Orestea racconta proprio questo. Ci può essere una ragione, diciamo così, anche del sangue, una ragione diretta, primaria”.
Protagonista dell’Orestea nel 2007?
“È difficile dirlo. Anche perché, fatto positivo, la grandezza dei classici è quella di avere un linguaggio sempre attuale ma non così minuzioso che entra nei dettagli della tragicità. Sono rari i momenti in cui hai una traduzione precisa di un personaggio storico. È un Principio che viene rappresentato. Per esempio, il Principio è questa dialettica tra tutti gli artisti”.
Pensa che Carriglio nella sua lettura registica si sia fatto travolgere da questi venti che spirano crisi di democrazia e di anti politica?
Io spero che Carriglio compia e metta in scena un’azione contro l’anti-politica. Che dia una versione positiva e nobile della politica. La crisi politica che viviamo di questi tempi, Carriglio l’affronterà da un suo punto di vista ideologico, certamente diverso dal mio o da altri. Le idee e le connotazioni in questo caso hanno poca importanza. La cosa più importante, semmai, è che insieme condividiamo è il fatto che la politica è la civiltà nobile, anzi è quella, come dice Aristotele, che rende l’uomo tale. Un uomo cittadino nuovo. Tutto il resto è qualcos’altro. Pertanto, uomo essere politico, questa l’idea che condividiamo. L’idea della nobiltà della politica rispetto al disprezzo della politica. Perché la crisi arriva quando si disprezza la politica. E in più c’è il recupero della democrazia con la piena partecipazione del popolo. Il pubblico del Teatro greco”.