Attorno all’ Orestiade in scena al Teatro Greco di Siracusa fino al 22 giugno, evento ambientato e diretto da Pietro Carriglio per l’Istituto Nazionale del Dramma Antico, Pier Paolo Pasolini (è sua la traduzione della trilogia di Eschilo usata per lo spettacolo) si è scelto un buon posto nella cavea di pietra. Guarda. E riparla di sé. Si è espresso, al convegno internazionale a lui dedicato dalla città siciliana (Pier Paolo Pasolini poeta civile), nei molti modi che gli conosciamo: poeta, traduttore, regista, scrittore, saggista, polemista. Ma attraverso un contributo speciale della Siae, che il presidente dell’ente, Giorgio Assumma, ha portato a Siracusa, ci racconta tutto anche di un mondo a latere , noto solo agli amici e agli esegeti: quello di autore di testi per canzoni. Lui, usando il termine corrente, direbbe forse “paroliere”.
Assumma ricorda che Pasolini, in un’intervista del 1956 alla rivista “Avanguardia”, dichiarava: «Mi interesserebbe e mi divertirebbe applicare dei versi a una bella musica». E che tre anni più tardi aveva concretizzato questa propensione in un centinaio di testi, alcuni inediti, altri musicati da grandi compositori italiani, fra i quali Ennio Morricone, Piero Umiliani, Piero Piccioni. Al prezioso materiale, offerto al lavoro dei convegnisti, si è aggiunta una registrazione (trovata negli archivi della Siae) che Assumma ha addirittura donato all’INDA. «Troppo a lungo sottolinea la cultura accademica, i critici letterari e il mondo della scuola hanno trascurato Pasolini. La memoria di lui e del suo lavoro sono, meglio, sono state, più vive all’estero, dove lo considerano l’ultimo personaggio “leonardesco”. Per fortuna è oggi unanime, anche nel nostro Paese, la convinzione che Pasolini sia veramente uno spirito multiforme, preveggente come pochi altri».
Assumma annuncia inoltre che i temi pasoliniani saranno approfonditi in un convegno a Roma organizzato dalla stessa Siae, proprio in collaborazione con l’Istituto del Dramma Antico. «Mi sono accorto che Pasolini risultava, nei nostri schedari, “ex socio”. Ho chiesto si cambiasse dizione, meglio “socio fino al 2 novembre 1975», data della sua morte tragica. Anzi, intitoleremo una delle sale della Biblioteca teatrale del Burcardo, nel cuore di Roma, proprio a lui, il poeta di Casarsa».
Pubblichiamo in questa pagina due testi, musicati e usciti (con altri) in forma di canzone «in un piccolo disco – dice Assumma – irreperibile, stampato in pochissime copie e distribuito solo localmente, ad Ostia». Il primo, Meditazione orale, scritto da Pasolini e musicato da Ennio Morricone, è un magnifico ritratto della Roma città eterna che tanta acqua ha visto e vede passare sotto i ponti (… Molta storia passò su questo asfalto e lungo i muretti di pietra, insensibili al sole d’agosto, molta storia. I vecchi parlamentari onestamente con solennità sedentaria ripresero il loro posto, or ridenti or severi verso i loro elettori, condividendone la pace col mondo: a ognuno il suo realismo! …). Il secondo, Danze della sera, porta la firma del binomio Pasolini-Ettore De Carolis. Ritrae con amore struggente, disperata amarezza e il fatidico sentore del reo tempo che fugge, l’opera immane d’essere madre e padre (… Voi non mi conquistate con le gioie o i terrori dei freschi silenzi vostri, stelle invecchiate… ).