SIRACUSA. Una grande vela che diventa una nave pronta al varo. Una scenografia imponente e suggestiva per l’Orestiade di Eschilo, che verrà messa in scena dall’8 maggio al 22 giugno al teatro greco di Siracusa. Un progetto ambizioso, quello varato dall’Inda, l’Istituto nazionale del Dramma antico, che si sposa con il sentimento di legalità che sta attraversando la Sicilia ed i siciliani ma anche con il recupero della tradizione del teatro classico. Su questi binari si muove Pietro Carriglio, che dell’Orestiade 2008, non è soltanto il regista ma firma anche le scene ed i costumi. Una sfida impegnativa e difficile, che guarda inevitabilmente all’edizione di 48 anni fa, che vide protagonista nella cavea del Colle Temenite Vittorio Gassman. Il testo di allora, nella traduzione di Pier Paolo Pasolini, è lo stesso scelto quest’anno. Lo ha fortemente voluto il sovrintendente dell’Inda, Femando Balestra, che non solo non appare spaventato dalla «sfida» ma che rilancia, candidando la Fondazione Inda ad avere un ruolo «centrale» nella produzione e nella promozione del teatro classico in Italia.
Una «sfida nella sfida» che, anzi, diventa un elemento ulteriore che carica di attese il nuovo allestimento curato dal regista siciliano. «È un progetto importante – ha detto Fernando Balestra -. Da un lato e e !a storia di Oreste che vendica il padre ma poi accetta di essere giudicato, che trasmette un grande senso di legalità e che partecipa alla volontà di rinnovamento che sta esprimendo oggi la Sicilia. L’Inda vuole fare la propria parte rispondendo con la cultura alla minaccia del degrado, non è casuale la presenza del più grande regista siciliano vivente, Pietro Carriglio, reduce tra l’altro dal grande successo di II re muore di Eugene Ionesco. Dall’altro lato, c’è il recupero della tradizione del teatro antico e di una traduzione, quella di Pasolini, che è in assoluto il più grande poeta civile che l’Italia abbia avuto nel Novecento. Siamo riusciti, anche grazie ai buoni rapporti personali, ad ottenerla gratuitamente dagli eredi di Pasolini e, per l’Inda, è un ulteriore successo. Tutto questo ha un significato forte».
Un raffronto sarà inevitabile. «Quello di Gassman era il teatro del “mattatore”, grande protagonista assoluto della scena; qui c’è un progetto, un lavoro più corale. Sono due approcci diversi, l’ Orestiade segna il tempo ed è impossibile fare contrapposizioni. In entrambi i casi.però l’obiettivo è quello che nello spettatore rimanga vivo il significato della tragedia, fortemente attuale e che fa emergere come senza legalità non c’è dignità e senza dignità non c’è democrazia. Carriglio che, nonostante l’età, è un regista che proprio in queste stagioni sta segnando la storia del teatro italiano, sta pensando ad un grande allestimento, con un cast di attori di assoluta qualità, che può certamente confermare i numeri positivi ottenuto dall’Inda nelle ultime stagioni, sia come spettatori che come incassi». I protagonisti della «trilogia», che vedrà alternarsi sulla scena del teatro greco l’Agamennone e il giorno seguente Coefore ed Eumenidi saranno Galatea Ranzi, già Antigone con Irene Papas, che sarà Elettra e Clitennestra, ruoli affidati per la prima volta alla stessa attrice, Giulio Brogi che vestirà i panni di Agamennone, ed ancora Maurizio Donadoni, Stefano Santospago e Luciano Roman. Per l’Orestiade sarà rinnovato l’appuntamento a Paestum, dall’1 al 6 luglio. «Il cast è stato completato – tiene a precisare Balestra – attraverso i provini, tra Siracusa e Roma hanno partecipato alle selezioni circa 240 aspiranti, un fatto sempre più raro nel teatro. Ma che sono un segno della stagione di Siracusa, che legittimamente si conferma e si rafforza come una tappa irrinunciabile della vita teatrale dell’Italia».
Cosa manca ancora? «Una maggiore consapevolezza della capacità di attrazione dell’Inda, che vuoi dire turismo, è l’unica grande realtà produttiva della cultura a Siracusa ma che è anche uno dei pochi istituti che producono teatro di tradizione. È positivo che abbia un posto di rilievo nelle varie proposte di legge sul teatro e che la legge regionale sul teatro abbia affidato proprio all’Inda la nascita dell’Accademia di arte drammatica del Mediterraneo. Credo però che debba essere difesa di più, del resto l’Inda è l’istituto candidato naturale al coordinamento delle attività nei luoghi antichi di teatro e dovrebbe essere protetta, magari dalla stessa Regione, con un impegno a non far produrre spettacoli estemporanei in altri siti archeologici».
Le difficoltà, anche economiche, sembrano superate. Ma l’Inda può crescere davvero?
«Sta già crescendo. Ha una struttura di azienda, spende il 70 per cento degli incassi e per la prima volta ha chiuso un bilancio in attivo di 150 mila euro. Quest’anno ci sarà la collaborazione come sponsor della Fondazione Banco di Sicilia e terremo il primo laboratorio delle nuove tecnologie della Rai per il teatro, che porterà anche alla messa in onda dell’ Orestiade all’interno del ciclo Palcoscenico di Raidue. Siracusa e l’Inda sono un sentimento che funziona ma si deve puntare a consolidare l’attività del laboratorio per la costruzione di scene e costumi, magari utilizzandolo per altri spettacoli e festival, e deve nascere una compagnia di teatro stabile. È importante anche che l’Inda vada in giro in Europa a raccontare chi è».