Il mistero sull’identità del volto sul manifesto degli spettacoli classici
L’abbiamo trovato. Sappiamo chi è l’uomo del manifesto delle rappresentazioni classiche di Siracusa. Ma, prima di rivelarvi il nome del modello che Ferdinando Scianna (fotografo siciliano di fama mondiale) ha utilizzato, vogliamo raccontarvi tutta storia.
Tutto parte da una nostra inchiesta, basata proprio sulla curiosità suscitata da quel volto – magnetico e misterioso -immortalato nell’enorme poster che campeggia in tutte le città siciliane per presentare il 44° ciclo di rappresentazioni classiche dell’Inda di Siracusa. Un’edizione che prevede la messinscena della trilogia di Eschilo (Agamennone, Coefo-re ed Eumenidi) dal 8 al 22 giugno, con la firma di Pietro Carriglio alla regia e l’ingombrante protagonismo di quell’Oreste immortalato simbolicamente nel volto del manifesto. «Un Oreste moderno, rappresentato da un volto mediorentale. Forse un soldato iracheno, magari un palestinese…». Tra gli addetti ai lavori,
oltre a numerosi «non ne so nulla», era questo l’unico indizio per il cronista che voleva dare un nome a quel volto. Fino a quando la sfrontata ironia del maestro Scianna non rompesse bruscamente il suggestivo incantesimo: «Macché mediorentale. Quello un siciliano è», ci aveva detto sghignazzando l’artista originario di Bagheria. Aggiungendo pochissimi altri particolari.
E potevamo fermarci qui. Ma tramite internet ci arriva la prima “pista”. Che porta a un giovanotto siciliano di Brolo, in provincia di Messina: Nunzio Calabrese, 28 anni all’epoca dello scatto,
scomparso prematuramente quarant’anni fa. Una copia del nostro giornale è finita tra le mani della famiglia Calabrese. È bastata una frazione di secondo: «Ma quello zio Nunzio è…». E pochi minuti dopo parte l’e-mail di Tony Calabrese, con una fotografia allegata. «È mio zio, non ci sono dubbi», rivela Tony. Era un giovanotto conosciutissimo in tutto il Messinese. Un amante della bella vita, sempre vestito all’ultima moda. Gli piaceva molto girare la Sicilia. Era innamorato del mondo dello spettacolo». Calabrese emigrò negli Stati Uniti negli Anni 60, ma poi tornò a Capo d’Orlando, dove aprì un salone da barba. Un altro particolare ce lo fornisce la sorella Rosa: «Ricordo che mi parlò di quella foto: gliela scattarono durante il viaggio di nozze che fece in Sicilia assieme alla moglie Olivia. Al suo ritorno mi disse: “Sai Rosa, ci siamo divertiti un sacco. Abbiamo conosciuto tanta gente, e io sono stato persino fotografato. È stato un sogno”….».
Mistero risolto? Macché. Da Bagheria, paese natale di Scianna, arriva un’altra segnalazione. E la fonte è attendibile: il corrispondente-decano del nostro quotidiano, che ha parlato con il diretto interessato. L’aggiornamento: quello nella foto del manifesto dell’Inda è il bagherese Michele Toia, fotografato nel 1962, quando aveva 21 anni, dall’amico Scianna, allora diciannovenne in una zona vicina a Bagheria (Sant’Elia o Porticello) che non ricorda più. Questa e tante altre foto dell’epoca fanno parte del ricco album del volume “Quelli di Bagheria”, pubblicato qualche anno fa. L’”Oreste bagherese è un pensionato, che fino a
Un volto antico
Accanto il manifesto Inda, con la foto del bagherese Toia; a sinistra la foto con la somiglianzà con il messinese Calabrese
novembre scorso svolgeva le funzioni di segretario alla facoltà di Lettere e filosofia nell’Università di Palermo. Toia non si fa fotografare ma parla: «Ferdinando mi ha chiamato, ma non ha voluto rivelare agli altri il mio nome. Forse non voleva suscitare clamore attorno alla mia persona. Stavamo insieme tantissimo e mi ha scattato una tale quantità di foto tanto che più d’una volta gli è capitato di dire scherzosamente che potrebbe pubblicarci un libro. Non stava mai fermo era una forza della natura. Vederlo lavorare era assolutamente affascinante».
Il caso è (quasi) chiuso. Ma l’ultima parola spetta a Scianna, proprio in questi giorni a Siracusa – dove avrebbe pure messo su casa in Ortigia – «per salutare alcuni cari amici». «Nella foto del manifesto volevo raffigurare un “grido” e la scelta era stata in un primo momento ristretta a quattro fotografie, tra cui un solo volto di donna. Ho scelto questo viso per l’espressione degli occhi, pieni di dolore. La foto risale a quarantanni fa e l’ho già utilizzata in un libro per raffigurare un bracciante vittima della mafia…». Ma l’identità? «Sì ho saputo della curiosità e del clamore suscitato dalla foto e in un Paese di quiz come l’Italia lo capisco pure. Si tratta di un mio amico. Non voglio aggiungere altro. La suspance mi piace…» Ma alla fine, in una fragorosa risata, gli scappa il nome: «È Michele, amico mio carissimo di Bagheria». E il caso, stavolta, è chiuso. Anche se ci dispiace un po’ aver interrotto il sogno dei familiari dell’aspirante” Oreste di Brolo.
(ha collaborato Giuseppe Fumia)