Lo Monaco supereroe commovente.Pagliai uno splendido Anfitrione.

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L’Eracle, seconda tragedia del Ciclo siracusano [...] è pieno di azione, di imprevisti, di alti e di bassi della sorte, di violenze di personaggi divini e sotterranei. L’attenzione del pubblico è sempre vigile e il regista Luca De Fusco la condisce con un sinuoso balletto (sulle coreografie seducenti di Alessandra Panzavolta), con un apparato scenico (firmato da Antonio Fiorentino) degno di Hollywood (Tebe dalla porte di bronzo di metallico scintillio, e poi apertura improvvisa dell’interno fulgente d’oro, e scuotimenti di terra e squarci di muraglie). [...]
Il costumista Maurizio Millenotti spazia dal classico al Medio Evo, al fantasy con grande libertà, ma senza mai eccedere. Tutto questo è legittimo per questo Euripide che sa già di ellenismo e non casualmente la traduzione che sostiene l’azione è prosastica e Giulio Guidorizzi, valente ellenista ne ha tolto tutti i fiori retorici [...] così come le musiche di Antonio Di Pofi sono gradevoli per l’orecchio di oggi (bello l’assolo di violino interpretato da Christian Bianca). [...]
Di tutti questi strumenti si è avvalso con intelligente miscela De Fusco, confezionando uno spettacolo avvincente, accattivante con punte sentimentali struggenti (e suscitatrici di applausi) riuscendo a stemperare anche il finale che in Euripide era verboso, in un diapason patetico da seguire con animo palpitante.
[...] Il cast è di grande bravura [...] Ugo Pagliai rende palpitante di umanità la tempra senile di Anfitrione e ne scolpisce un medaglione di assoluto rilievo: Sebastiano è l’Eracle che il pubblico vuole: energico, risolutivo nella sua forza da super-eroe, affettuoso nei giochi con i figli, commuovente nel momento del dolore (quello della pazzia Euripide preferì nasconderlo alla vista); Luca Lazzareschi disimpegna con consueta abilità il racconto del Messaggero: nel teatro antico era il cavallo di battaglia degli attori che dovevano rendere evidenti con le parole quello che non si vedeva sulle scene: e anche qui a magia si ripete, tanta è la forza suggestiva della parola, del gesto delle colorazioni di accenti. Un capolavoro di arte drammatica. Non meno da altri: la baldanza presuntuosa dell’usurpatore impersonata da Massimo reale; la femminilità affettuosa e patetica della moglie di Eracle, resa con belle sfumature sentimentali da Giovanna Di Rauso; gli accenti robusti o addirittura eroici dei due corifei (Antonio Zanoletti e Giuseppe Calcagno). Spettacolo di perfetto spirito euripideo che non mira al sublime, ma è tanto gradevole.