L’Inda di Siracusa riporta la tragedia greca ai templi di Paestum 70 anni dopo

articolo di Francesco Prisco

Dopo 70 anni, la grande tragedia classica torna ai templi di Paestum. Venerdì 20 e sabato 21 luglio il Tempio di Poseidone dell’antica colonia greca sarà la suggestiva cornice delle "Trachinie" di Sofocle, nella versione curata dall’Istituto nazionale del dramma antico (Inda) di Siracusa.

Un ritorno attesissimo, se consideriamo che ricalca fedelmente lo schema delle antiche "Panatenee" organizzate nell’area archeologica cilentana. La scena si svolge infatti proprio dinanzi alle millenarie colonne del maestoso tempio di Poseidone che i cinquecento spettatori potranno ammirare come una quinta eccezionale. Per questo il palco è quasi inesistente, appena una pedana dove gli attori in costume hanno il compito di rievocare uno dei miti più controversi della classicità. Oltre cento tra interpreti, coro, musicisti e danzatori, gli artisti che si esibiranno per la regia di Walter Pagliaro. Il protagonista maschile è Antonio Zanoletti che interpreta il ruolo di Eracle, mentre a Micaela Esdra è affidato il ruolo di Deianira. Premio Flaiano come miglior interprete femminile nel 1995, la Esdra è una veterana delle scene ed è stata diretta, tra gli altri, da Luchino Visconti, Giorgio Strehler e Luca Ronconi.
Opera di Sofocle, il più pessimista dei tre grandi poeti tragici della classicità, "Le Trachinie" risalgono probabilmente al 407 avanti Cristo. Il nome della tradegia deriva dalle donne della città di Trachis (dove è ambientata la vicenda), in Tessaglia, che compongono il coro. Insieme ad "Antigone" ed "Aiace", "Le Trachinie" fanno parte del gruppo più antico delle tragedie conosciute di Sofocle. Vi si narra l’episodio finale della celeberrima saga di Eracle: la morte del semidio, procuratagli dalla moglie Deianira attraverso una tunica trattata col sangue del centauro Nesso.
Sofocle riprende una storia molto nota, modificandola tuttavia in alcuni particolari, rispetto alla versione tradizionale: nel mito originario, Deianira appare come una donna fortemente gelosa e vendicativa nei confronti del marito, al quale, proprio per vendicarsi, manderà la tunica intrisa col sangue di Nesso, ben consapevole della sua azione. Sofocle invece smorza, quasi minimizza questo aspetto del carattere di Deianira, facendola invece apparire come una donna innocente e devota al marito, la quale solo tardi si accorgerà dell’imprudenza della sua azione e, di conseguenza, del terribile inganno tesole da Nesso.
Nella versione di Sofocle, la donna si ucciderà per la disperazione: un atteggiamento non certo da persona vendicativa o fortemente gelosa del marito, ma semplicemente devota a lui con tutta la sua anima. Un secondo particolare: nella versione tradizionale, la tunica era trattata non solo col sangue, ma anche col seme di Nesso. In Sofocle invece la tunica è trattata solo col sangue del centauro. Sofocle, dunque, da grande innovatore rielabora in modo originale la storia da cui trae ispirazione, non si limita a raccoglierla passivamente.
Quella di Paestum è proprio una cornice d’eccezione. Già durante le prove Micaela Esdra si è detta «incantata da tanta bellezza. Si respira una sacralità unica presso il tempio del dio del mare, sono felice di recitare tra questi resti imponenti». Dello stesso avviso il suo partner Antonio Zanoletti: «Quello che interpreterò è un eroe umano e disumano al tempo stesso, a renderlo umano c’è il suo dolore. Accanto alla sua forza possente, come per la legge dei contrari, c’è anche una debolezza».
Per il sovrintendente dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico, Fernando Balestra, si tratta di un allestimento di grande rilievo, un’operazione culturale di indubbio valore, «un evento che riporta l’Inda indietro nel tempo, agli anni Trenta quando la Fondazione mise in scena nell’area templare di Paestum alcuni spettacoli ricreati per l’occasione. Ed una prima volta d’eccezione, perché mai prima d’ora uno spettacolo intero prodotto dall’Inda ha varcato lo Stretto».