Intervista a Ferdinando Scianna

articolo di Maria Lombardo

Ignazio Buttitta com’era. Il poeta nel ricordo di un amico che l’ha fotografato fuori dell’ufficialità. Momenti di vita fermati nel tempo. Ferdinando Scianna maestro dell’obiettivo, artista del ritratto fotografico, parla molto volentieri del suo concittadino. Come lo scomparso Renato Guttuso, come il più giovane Giuseppe Tornatore, tutti figli della stessa Bagheria. «Patria di artisti ma anche di esperti di balistica, a dire la verità: abbiamo espresso talenti in vari campi!» esclama Scianna.
La scelta delle foto come nasce?
«Le foto che mostriamo qui a Catania sono nate da una consuetudine, da un’amicizia, anche da una mezza parentela fra me e Ignazio. E poi lui era assolutamente imprescindibile per Bagheria: suscitava tanto amicizia che irritazione e ripulsa. Non era un personaggio facile, era lui stesso molto con-traddittorio: poeta e commerciante, comunista ma geloso delle proprie cose. Era Ignazio. Ma la cosa fondamentale è che è stato un uomo libero, uno che ha cercato la sua strada, che ha avuto un forte sentimento della giustizia e della Sicilia che raccontava con toni autenticamente popolari. Sapeva parlare alla gente. A distanza di quarantacinque anni dalla precedente occasione, ho avuto l’opportunità di recente di fotografare Evtuscenko che avevo fotografato con Ignazio. E mi ha impressionato l’eco che ho sentito in lui di Ignazio. Ignazio aveva fatto un viaggio in Russia ed era andato con Evtuscenko in Geòrgia. Ed era rimasto colpito dal fatto che là i poeti leggevano le poesie negli stadi. E questo lui lo sapeva già perché scriveva per i cantastorie. Aveva consapevolezza che la poesia non doveva viaggiare esclusivamente attraverso le pagine dei libri ma attraverso la voce, il corpo, lo strusciamento fisico. Ignazio era molto corpo. Cè voluta – aedo – una fatica bestiale da parte della morte per farlo fuori ! ».
Cosa le ha dato il rapporto con Ignazio?
«Dava a noi che lo amavamo, lo frequentavamo, lo sfottevamo, avevamo bisogno di stare con lui, grande senso di energia. In maniera retorica, paradossalmente molto cattolica, molto cristiana (la bandiera è «rossa come la tonaca di Cristo», Turiddu Carnevale «un angelo») faceva riferimento a un’iconografia religiosa popolare che gli permetteva appunto di comunicare.. Mi fa pensare alle fotografie di Salgado. Tra le foto che ho scelto per la mostra di Catania ce ne sono che rappresentano Ignazio davanti alla sua bottega di caciocavallo a Bagheria e a Roccamena quando calamitò una folla dopo una manifestazione con la sua aria da vate e nello stesso tempo da can¬tastorie».
Oggi ci mancano le figure, come quella di Ignazio Buttitta, di artisti che hanno voglia di scommettersi sui bisogni reali della gente.
«L’arte è diventata un soprammobile, una forma decorativa che ci aiuta a distingerci dagli altri. A te piace Pollock, a ame piace Guttuso. Ignazio non riesco solo a leggerlo, ho bisogno di recitarlo, ho bisogno di sentire la voce, il suono. Può anche darsi che io legga Montale oppure Lucio Piccolo, un Mallarmé mediterranneo ignoto ai più. Magari titillano il mio senso estetico. Ma non mi vedo a recitare le loro poesie. Sentivamo con piacere – oggi non accade più – la voce di un poeta come Unga-retti che leggeva le sue poesie. Ignazio però non leggeva le sue poesie, le incarnava, le recitava, rappresentava una tra-sversalità molto forte. C’era in lui il cantastorie, l’uomo di teatro. Era come l’antico aedo: questo ha fatto di lui il più grande poeta che si sia espresso in lingua siciliana».
Eppure è trascurato dal mondo accademico.
«Viviamo in un mondo curioso: una volta Giuseppe Cocchiara, grande studioso di tradizioni popolari, mi disse che trovava provinciale parlare del carretto, preferiva leggere Lévy-Strauss. E invece Lévy-Strauss era andato a guardare come si tatuavano gli indiani nella prateria».
Quali componimenti di Ignazio rilegge più volentieri?
«Sono affezionato alla sue grandi ballate: “Lu trenu di lu suli”, “Lamento per Turiddu Carnevali”. Sono quelle mi appassionano di più perché ci ritrovo la voce del cantastorie. Sono interessanti anche quelle di carattere erotico. Ma nelle prime mi ritrovo di più».