SIRACUSA – Dall’alto dei secoli e del valore morale della sua scrittura, Eschilo (nato ad Eleusi nel 525 a.C,morto a Gela, in Sicilia, nel 456 a.C.) ci guarda. Guarda alla scena immane che Pietro Carriglio, in questo caso regista, scenografo e costumista, ha preparato a Siracusa per il XLIV Ciclo di rappresentazioni classiche in scena al Teatro Greco fino al 22 giugno: Orestiade (la trilogia formata da Agamennone,Coefore ed strong>Eumenidi) nella traduzione che nel 1960 Vittorio Gassman commissionò a Pier Paolo Pasolini. Guarda alla fusione architettonica fra le linee classiche di una città ideale (Argo o le altre dell’Ellade mitica) e il percorso romano del poeta, quello fatidico, dalla Stazione Termini dei “ragazzi di vita” all’Eur del Palazzo della
civiltà e del lavoro, fino al litorale di Ostia dove, al culmine di una notte,
egli conquistò violentemente la propria morte. Guarda infine a un cast di
attori che Carriglio, pago di aver sublimato il proprio lavoro nella geniale
ambientazione, organizza un evento oratoriale, didattico e volutamente dotato (soluzioni e immagini paiono “rubate” a uno degli spettacoli, appunto, gassmaniani, visti in bianco e nero a tarda notte sui canali della Rai). E la sanguinosa saga degli Atridi, passando dalla legge della vendetta alla legge amministrata dai tribunali, sconfina nell’elogio
della legalità. A questo proposito, chiudendo l’anteprima di mercoledì 7 maggio, che ha presentato tutti e tre i titoli senza soluzione di
continuità, il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso ha letto un
passaggio di George Thomson (dal saggio Eschilo e Atene) proprio
sull’armonia della Giustizia giusta. La “filata” della trilogia, da qui al 22 giugno, si avrà solo in altre due occasioni: a metà e alla fine del cammino. Le altre repliche vedranno invece, a sere alterne, Agamennone; Coefore ed Eumenidi.
Agamennone. La prima tragedia dell’Orestiade narra il ritorno del Re vincitore alla sua città, dove Clitennestra, divenuta amante di Egisto durante la lunga assenza di Agamennone, impegnato nell’assedio di Troia, attende
al varco il marito. Intende vendicarsi di lui, colpevole d’aver sacrificato agli dèi la figlia Ifigenìa pur di salpare senza intoppi con la flotta achea verso la guerra. Giulio Brogi è qui un protagonista massiccio e scuro, presago del proprio desti no quando esita nell’accettare gli onori che la moglie gli ha preparato (Galatea Ranzi è una Clitennestra che scandisce ogni battuta con lenta, studiata solennità). Luciano Roman prima tuona dalla torre nei panni del Guardiano, quindi brilla nella dorata, orientaleggiante tunica di Egisto; Ilaria Genatiempo si agita, percossa dallo spirito divino, nel ruolo di Cassandra; Stefano Santospago è il coreuta. Sfavillante d’efficacia il Messaggero di Maurizio Donadoni. Agamennone è il più “immobile” dei tre allestimenti.
Coefore. Ecco la tragedia di Oreste, che vendica la morte del padre per mano di Clitennestra uccidendo sia la madre assassina, sia Egisto. Lo guida Apollo. E verso il tempio del dio, a Delfi, lo sventurato si avvia dopo il duplice delitto. Luca Lazzareschi versa nel suo Oreste l’impeto tragico che
largamente possiede. Per contro, l’Elettra di Galatea Ranzi gli risponde con lo
scandito piglio sacerdotale che caratterizza, in Agamennone la Regina. E’ il testo, questo, che Cartiglio più intende come liturgico, come sacra rappresentazione da dividere in “luoghi deputati”: le ancelle esteticamente disposte; le geometrie dei personaggi (fino alla disperazione di Oreste) composte, ritagliate nella crudeltà del Destino senza la minima sbavatura.
Eumenidi. Un’autorevole Liliana Paganini, la Pizia, vede con orrore le Erinni che assediano Oreste nel tempio delfico (Pasolini lo dice “chiesa”). Apollo esorta il figlio di Agamennone a non temerle, mentre l’ombra di Clitennestra, cui preme invece il compimento della vendetta sul figlio matricida, esalta le puzzolenti creature della Notte. Che, coreografate da Leda Lojodice, sono le vere primattrici della terza parte siracusana, anche quando, sull’Acropoli dove Oreste chiede protezione ad Atena, si “normalizzano”, convinte dalla dea (strepitosamente contemporanea e sganciata dal resto, la figlia di Zeus, garante di futuro, è Elisabetta Pozzi). Nasce l’Areopago. Il senso dell’intera operazione vola rapido dall’Acropoli di Eschilo all’elogio della legalità firmato Thomson. Eschilo e Pasolini nostri contemporanei. Grandi applausi dall’anfiteatro gremito.