Eracle, l’«apoteosi della morte»

Un testo spesso evitato così come si tenta di fare con la morte.
Eracle, di Euripide, il secondo spettacolo che andrà in scena per il 43° ciclo di rappresentazioni classiche, è forse l’opera antica che meglio rappresenta l’approccio umano con la morte, non tanto come naturale passaggio dalla vita terrena a quella ignota bensì come desiderio di vendetta e di omicidio.
E’ per questo che la fatica euripidea è stata rappresentata poche volte, ed una sola, nel 1964, al teatro greco di Siracusa. E poche sono le valide traduzioni del testo tanto difficile da aver inibito persino gli autorevoli studiosi. C’è tuttavia un accreditato riferimento: la traduzione di Giulio Guidorizzi. Un’ancora che calma le paure e le ansie sia di chi ha deciso il cartellone sia di chi firma la messinscena.
Una sfida, dunque, che è stata ben accolta come emerso ieri durante la conferenza stampa di presentazione dello spettacolo alla quale hanno partecipato il presidente Giambattista Bufardeci, il regista Luca De Fusco, lo scenografo Antonio Fiorentino, il soprintendente Fernando Balestra, il presidente dell’associazione Amici dell’INDA Enrico Di Luciano, il consigliere Mario Blancato ed alcuni attori. I costumi saranno di Maurizio Millenotti, le musiche di Antonio Di Pofi e le coreografie di Alessandra Panzavolta. Nel cast: Sebastiano Lo Monaco (Eracle), Giovanna Di Rauso (Megara), Ugo Pagliai (Anfitrione), Massimo Reale (Lico), Deli De Maio (Iride), Luca Lazzareschi (Araldo), Roberto Bisacco (Teseo), Marianella Bargilli (Follia) e Antonio Zanoletti (Corifeo), mentre il coro è in fase di definizione e sarà reso noto a breve.
Una tragedia, in definitiva, che tiene con il fiato sospeso e che invita proprio per l’alone di mistero che la caratterizza. Il regista, sulla sua messinscena, ha detto poco ma ha convinto quando ha spiegato le ragioni della riserva:
"In realtà tutti sanno bene che, soprattutto con gli spettacoli classici, è l’impianto complessivo (prove in teatro, scenografia, recitazione) a dare i giusti riferimenti".
Un gran lavoro anche per la scenografia, decisa sulla base di quella di Duilio Cambellotti, realizzata nel 1933 per Trachinie, per entrambi gli spettacoli.
Il regista e lo scenografo, che anticipano un effetto scenico che simulerà il distruttivo terremoto, hanno dovuto apportare le modifiche imposte dal testo, perché trattasi di un impianto pensato per un’altra tragedia sensibilmente diversa.