Diritto e legge: le ragioni d’oggi nel mito

articolo di Magda Poli

Coefore e Eumenidi . Alla «prima», la lettura del procuratore antimafia Grasso. Nell’ Orestiade di Eschilo, Coefore e Eumenidi segnano nella limpida messinscena di Pietro Carriglio la seconda tappa di un viaggio alle radici della nostra civiltà. Nella scenografia metafisica di una piazza dominata da un grande palazzo-scalinata e da una alta torre, nelle Coefore si arriva al cuore della trilogia raccontando il matricidio col quale Oreste, colpendo Clitennestra e il suo amante Egisto, vendica la morte del padre Agamennone. Nelle Eumenidi Oreste chiede ad Atena che il suo tragico operato sia giudicando da un tribunale. Carriglio ha ben saputo tracciare quel ponte che unisce classico a contemporaneo dandogli con decisione i tratti della conquista del Diritto. Diritto al quale viene delegato il compito di risolvere ogni conflitto tra gli uomini, spezzando per sempre l’ atavica pratica della vendetta di padre in figlio, di generazione in generazione. Un tratto incendiario e oggi più che mai attuale che la sera della «prima» si è acceso nelle parole: «il tempo della legge è iniziato», dal celebre saggio di George Thomson sull’ Orestea , lette a suggello dello spettacolo dalla cavea dal procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. Parole che ogni sera risuoneranno come un monito alla legalità, al bisogno di giustizia, al dovere di responsabilità e come riconoscimento della nostra millenaria storia culturale e civile. A segnare lo spettacolo, con la traduzione di Pasolini e le belle musiche di Matteo D’ Amico eseguite dal vivo, un’ ottima compagnia di attori, duttile e incisiva Galatea Ranzi, Clitennestra ed Elettra, bravissima Elisabetta Pozzi, volitiva Atena, Luca Lazzareschi è un travagliato Oreste, Luciano Roman un vanesio Egisto e poi Liliana Paganini, Stefano Santospago, Cristina Spina, Maurizio Donadoni, in uno spettacolo che ha saputo cercare nel paesaggio codificato dal mito quei segni che permettono di trovare le ragioni dell’ oggi.