Albertazzi: «Il mio Edipo con qualche “strappo”»

articolo di Gerardo Marrone

Fernando Balestra promette un Edipo a Colono rivoluzionario, perché «filologicamente corretto». E soprattutto perché al teatro greco di Siracusa, tra il 9 maggio e il 21 giugno, l’Edipo «terminale» di Sofocle sarà interpretato dal «coetaneo» Giorgio Albertazzi: «Finora – ha detto Balestra, il sovrintendente della Fondazione INDA che ha presentato ieri il nuovo ciclo di rappresentazioni classiche siracusane – eravamo stati abituati a vedere in scena un Edipo a Colono con interpreti che avevano l’età dell’Edipo Re. Per la prima volta, con Albertazzi, avremo un coetaneo. Che, poi, lo è anche dello stesso autore, ottantenne quando scrisse questo lavoro). Giorgio Albertazzi, che ha esclamato di voler presto tornare nel «grande teatro di Siracusa dove le pietre antiche parlano ancora oggi», ha assicurato che verrà rispettato lo spirito del testo ma che uno strappo – «un’operazione importante» – è in agguato: «Nell’ ultima parte, il pezzo conclusivo probabilmente non c’è più. Sarà Edipo stesso a parlare di sé e della sua morte». Di giorno in giorno, sulla scena «orizzontale» concepita da Massimiliano Fuksas, la voce del «saggio» Albertazzi si alternerà a quella evocativa e potente di Elisabetta Pozzi – «creatura unica», l’ha definita ieri il maestro – che sarà interprete di Medea di Euripide, l’altro testo tragico in programma a Siracusa per la regia di Krzystztof Zanussi. Decisiva, come sempre in questi casi, la fatica del traduttore che «Betta» Pozzi ha voluto enfatizzare così: «Con Maria Grazia Ciani – ha detto l’attrice – stiamo proprio cercando di lavorare sul testo greco per ridargli una certa vita anche a livello musicale, per riuscire addirittura in alcuni punti a riappropriarci della lingua greca. Non vogliamo certo realizzare la rappresentazione in greco ma in alcune parti dei cori far sentire la sonorità originale per poi, invece, ritmarla e dare all’ attore in italiano la possibilità di parlare. Facendo Medea, comunque, non è possibile distaccarsi più di tanto – ha concluso l’artista – perché il tema della straniera, della diversa, era tanto forte allora e lo è talmente ancora oggi che non è possibile allontanarsene».