Processo a Ulisse: eroe o criminale di guerra?

*Dal dramma classico alla simulazione processuale
La Fondazione INDA e l’Istituto Superiore Internazionale di Scienze Criminali (ISISC) in collaborazione con l’Università di Palermo  (Facolta di Giurisprudenza) e l’Associazione “Amici dell’INDA” hanno promosso ed organizzato, il 31 maggio, l’edizione 2010 di Agon – Laboratorio Penalistico. Online le informazioni sul progetto.


Testo del Prof. Vincenzo Militello, Responsabile per l’Università di Palermo del Progetto Agon

Dedicare il quinto ciclo del laboratorio penalistico Agon a “processare” Ulisse per un crimine internazionale è scelta non scontata e più rischiosa delle precedenti esperienze di questa particolare sperimentazione di intreccio fra mondi vitali diversi: finora infatti le simulazioni processuali hanno sempre avuto ad oggetto fatti direttamente narrati nelle tragedie dell’annuale cartellone INDA; non è così per l’episodio – il pur notissimo Cavallo di Troia – assunto ad oggetto del capo di imputazione a carico di Ulisse, per il crimine di guerra previsto dallo Statuto della Corte penale internazionale, che all’art. 8 co. 2 n. XI incrimina l’uccidere o ferire a tradimento individui di una nazione o di un esercito nemico. Certo Ulisse è deuterogonista dell’Aiace di Sofocle, che inizia dagli esiti del giudizio sulle armi di Achille: nelle variegate fonti tuttavia non si riscontra alcuna condotta penalmente rilevante nella contesa di fronte al collegio dei Re greci, che fu invece – contro ogni diversa tralatizia lettura – decisa a favore della facondia arguta di Ulisse e non della forza bruta del protagonista Aiace (come risulta  dal relativo agon ricostruito da Ovidio all’inizio del XIII libro delle Metamorfosi). Era dunque da ricercare altrove un possibile profilo nelle figure in gioco che potesse servire a rinnovare anche quest’anno la simulazione processuale collegata al dramma classico.

Ma il nodo più arduo era di fondo: si può processare un “eroe”? Tale è Ulisse dalle origini della cultura occidentale, ed ancora oggi rimane tale più di altre simili figure di primi eroi: nella situazione spirituale contemporanea le doti intellettive di Ulisse risaltano ed attraggono più della forza guerriera di Achille o dell’altruismo di Enea (per rifarsi alle tre figure emblematiche scelte per simboleggiare “la nascita dell’eroe” da Guido Paduano, che è anche – non a caso? – l’autore della traduzione dell’Aiace di Sofocle nel ciclo INDA di quest’anno).

Nella modernità, sostengono alcuni, l’ideale eroico, in quanto privato del fascino e della stessa funzione che lo hanno a lungo caratterizzato nella storia occidentale, è stato «decostruito». Ma è davvero così? Esempi di uomini che hanno offerto la propria vita per una idea/ideale sono ancora numerosi: cosa sono per tanti, giovani e non, figure come Giovanni Falcone o Paolo Borsellino, solo per richiamare gli esempi più noti? Piuttosto, l’eroe non è più collocato in un museo delle cere, ma le sue qualità sono verificate criticamente e ricondotte ad una attualità di significati “all’altezza dei tempi”.

Antonio Zanoletti, Ulisse nel XLVI Ciclo di Spettacoli Classici

Nei confronti di Ulisse, l’opera di rivisitazione non comincia certo con la presente occasione: è la scuola di Francoforte che – nel suo testo cardine La dialettica dell’illuminismo di Horkheimer e Adorno – assume la figura di Ulisse a capostipite di quel progressivo decadimento che arriva sino all’illuminismo, e che distacca dal mito la storia dell’umanità per affidarla alla scienza ed alla tecnica, con il loro approccio meccanicistico alla realtà. L’epitaffio di questo tragitto è scritto dall’ “Uomo senza qualità” di Robert Musil: “noi abbiamo conquistato la realtà e perduto il sogno”. Per Horkheimer e Adorno il processo inizia con Ulisse che attraversa il mito delle sirene ammaliatrici, inventando l’espediente di essere legato, ma capace di conoscere la forza di attrazione di quel canto che spinge ad un abbraccio mortale, sicuro di essere guidato dai compagni resi invece sordi dai tappi di cera. Ma il tema di “Agon 2010” rivela che l’incipit di un tale percorso può essere rintracciato in un punto ancor più risalente: già prima dell’avvio del suo peregrinare, il famigerato cavallo di legno è espressione delle doti di astuzia-aretè di Ulisse, che lo rendono l’archetipo dell’homo faber fortunae suae, colui che aguzza l’ingegno per superare il mito delle mura invincibili di Troia predisposte dagli Dei Poseidone ed Apollo. Lo stesso Ulisse che, d’alta parte,  non esita a ricorrere alla menzogna se essa “apporta salvezza” e che afferma “quando si fa qualcosa in vista di un profitto, non è il caso di esitare” (come gli fa dire Sofocle nel Filottete).

Si è così ad un bivio tutto costruito sul significato della menzogna: come bene estremizzato da Aldo Tagliapietra (Filosofia della bugia. Figure della menzogna nella storia del pensiero occidentale), “ad Ulisse piace mentire” come mezzo per poter aver di più (malattia che trasmette all’uomo contemporaneo), o piuttosto l’inganno del cavallo di Troia è una “menzogna necessaria” per affermare la vita, gli interessi dei greci, dei compagni, della famiglia anche a costo della verità?

L’ambivalenza del personaggio è già tutta del resto in quell’aggettivo ad apertura dell’Odissea: Ulisse polytròpos, che la più diffusa traduzione ha scolpito nella formula del “multiforme ingegno”, ma che è molto più ricco di significati ed, infine, ben si attaglia ad una figura che “assurge a mito della non-univocità umana” (come segnala Lobsien, Odysseus, in Mythenrezeption, a cura di Moog-Günewald, Stuttgart, 2008). Nell’etimologia di poli-trépein risuona il molteplice dirigersi del polipo e si esprime tanto l’essere versatile, quanto l’essere avveduto, quanto ancora l’aver molto viaggiato e calcato lidi diversi.

Si può allora qualificare una azione così carica di significati con le categorie del diritto penale internazionale? Per quanto le esperienze recenti di superamento del passato nei conflitti armati privilegino forme di riconciliazione e di mediazione interetnica, il caso del cavallo di Troia appare un test significativo per la tenuta di una nuova sfera di giustizia, come quella affidata alla nuova Corte penale internazionale, che aspira ad esprimere una tutela per un nucleo essenziale di valori patrimonio dell’umanità. Ulisse, in quanto eroe, non può rifugiarsi dietro al paravento di un indistinto apparato statuale quale soggetto giuridicamente responsabile: se a Troia crimine di guerra vi fu, la responsabilità penale non può che essere del geniale inventore di una tale macchina.

Sarà la Corte a svelarcelo…….