La sfida di Sofocle: Edipo a Colono.

Statua di Sofocle, copia romana in marmo da un originale del IV a.C

Statua di Sofocle, copia romana in marmo da un originale del IV a.C

Edipo a Colono fu trovato tra i papiri di Sofocle dopo la sua morte, nel 406 a .C., quando aveva l’età di 90 anni. Fu rappresentato per la prima volta cinque anni dopo, nel 401, dopo la sconfitta ateniese nella guerra del Peloponneso (431-404) – una sconfitta prevedibile già nel 406. Sembra possibile che Sofocle avesse destinato questo dramma ad un rappresentazione soltanto postuma. Pur appartenendo profondamente al mondo delle sue idee e dei suoi valori, Edipo a Colono è reso cupo dai disastri personali e pubblici che afflissero gli ultimi anni di Sofocle. Vecchio e cieco, Edipo – il personaggio principale del dramma – è pieno di livore, di una rabbia incrollabile dinanzi al suo destino. Gli altri personaggi del dramma, inclusi i figli di Edipo e suo cognato Creonte, si comportano in modo infimo. Tuttavia, alla fine, il dramma offre speranza per Atene, trasformando un reietto cieco in un eroe che proteggerà la città, proprio come Sofocle divenne un eroe dopo la sua morte.

(…) Sia le idee principali dell’ Edipo a Colono che la sua atmosfera a tinte fosche sono coerenti con le altre tragedie di Sofocle e con gli ultimi esiti dell’Atene contemporanea. I suoi primi drammi pervenuti, Aiace ( 444?) e Antigone (442), sono critici rispetto alla democrazia consolidatasi di recente e ora dominata da Pericle, e pongono l‘accento sull’importanza di rispettare l’aristocrazia e le famiglie nobili, sebbene Aiace e Polinice avessero tentato di distruggere le loro comunità. E’ un errore troppo facile quello di guardare a Sofocle come se fosse vicino a Pericle; un testimone oculare contemporaneo, Ione di Chio, attesta i loro pessimi rapporti (Ateneo 13.604d). Successivamente, dopo che gli Ateniesi furono sconfitti a Siracusa nel 412 e persero le speranze sulla loro democrazia, essi scelsero dieci consiglieri, fra cui Sofocle, per offrire una guida alla città. Questi dieci finirono con l’abolire la democrazia e commutare il governo di Atene in un gruppo di 400 oligarchi, che diede prova di ferocia criminale. Si dice che fu chiesta a Sofocle la ragione delle sue azioni e che egli abbia risposto che a quel tempo non era riuscito a trovare una soluzione migliore (Aristotele, Rhet. 1419°26-31). Tuttavia, nonostante questo disastro, ancora nel 406, nell’ Edipo a Colono , Sofocle rifiuta di attenuare la sua critica della democrazia. Già nel suo discorso di apertura, Edipo pone l’accento sulla sua discendenza aristocratica (v.8), un punto ripetuto al verso 76, così come Teseo è chiamato nobile (è usata la stessa parola) e dà prova di essere illuminato ed un vero sovrano di Atene. Nell’Atene di Teseo “il discorso non è per le masse”. Il cittadino ateniese che Edipo incontra per primo non consulterà il popolo della città in merito a Edipo, ma solo gli abitanti del luogo, a Colono (77-80). Polinice spiega che Eteocle lo ha condotto erroneamente fuori da Tebe, “avendo persuaso la città”. Edipo a Colono include molte note di ostilità sul potere di inganno delle parole, un’altra critica delle assemblee democratiche.