La ragione in cerca della necessità

Intelletto umano e ordine di dike nella tragedia eschilea (Agamennone – Supplici)
Pubblicato su Dioniso LXII – 1992 – Fascicolo I

INDA 2009. Le Supplici. Foto M.L.Aureli

INDA 2009. Le Supplici. Foto M.L.Aureli

Pelasgo (…) nella sua qualità di sovrano deve anzitutto salvaguardare l’esistenza ed il benessere della città (cfr. vv. 356 ss.; 397 ss.; 366/7), nonché di coloro che si pongono sotto la sua protezione. Non solo infatti l’ira di Zeus minaccia di abbattersi su chi disprezzi i supplici (vv. 478/9), ma il capo della polis deve anche far sì che quest’ultima sia in grado di difendere coloro che vi richiedono asilo; in caso contrario la sopravvivenza stessa della città sarebbe messa in discussione. In modo non differente da quanto si è potuto notare nel caso del sacrificio di Ifigenia, il pericolo più grave che incombe sulla comunità è anche qui il miasma, ossia la contaminazione legata allo spargimento di sangue (v. 473; cfr. vv. 366; 376; 476/7; 619), che si propaga come un contagio inarrestabile, coinvolgendo tutti i membri del gruppo.
Dunque, l’ananke (ndr. necessità) che determina prima il dilemma e poi l’agire di Pelasgo e di Agamennone si qualifica sostanzialmente nel quadro di rapporti sociali e religiosi, come l’insieme degli obblighi relativi al ruolo di capo che entrambi ricoprono. Tale ruolo è infatti definito da una serie di funzioni che il sovrano stesso deve svolgere, tanto nei confronti della comunità umana che da lui dipende, quanto in relazione al mondo degli dèi. Il re che venga meno a questi compiti viene meno non soltanto alla sua funzione sociale e politica, ma anche alla propria identità individuale, che in questa funzione trova la sua stessa condizione di esistenza….