L’attualità pedagogica delle tragedie

La scrittrice Annamaria Piccione con un gruppo di ragazzi

di Annamaria Piccione

Questo articolo riprende e approfondisce riflessioni e temi contenuti nel precdente “Le tragedie raccontate ai bambini”, della stessa autrice e pubblicato su Prometeo Rivista Online

Le tragedie greche sono senza dubbio da annoverare tra i classici della letteratura d’ogni tempo, la cui modernità riequilibra di frequente le bizzarrie della cultura contemporanea.

Nel 1991 fu pubblicato postumo Perché leggere i classici di Italo Calvino, una raccolta di saggi in cui lo scrittore definì classici quei testi capaci di influenzare i valori di un lettore, sia quando restano indelebili nella sua memoria, sia quando ne condizionano le scelte in maniera inconsapevole, quasi automatica. I classici sono dunque le opere immortali, che non subiscono i gap generazionali o le mode passeggere, ma sopravvivono alla società in cui sono stati scritti, guadagnando il requisito dell’universalità: storie concepite persino millenni orsono che hanno suggestionato tutte le letterature successive, incarnando i processi interiori dell’umano genere fino ai giorni nostri.

Il valore dei classici è oltremodo condiviso da maestri ed educatori, che ne propongono la lettura ai ragazzi per formare in loro una coscienza critica, pronta ad affrontare le svariate problematiche dell’esistenza. Tale ottimo proposito tuttavia cozza spesso contro la resistenza dei giovani che, frenati dall’affrettata convinzione che tanto le trame quanto i personaggi siano troppo lontani dal loro modo di vivere, stentano ad accettarli.
È su questo punto che il ruolo di uno scrittore per ragazzi acquista rilevanza, visto che il suo compito è realizzare una sorta di restyling letterario: rimuovere cioè gli elementi superflui di un testo, lasciandone intatta la specificità della struttura, la sua bellezza e, soprattutto, l’intento etico.

Le motivazioni che spingono uno scrittore a siffatta operazione sono squisitamente emotive. Assodato infatti che la componente creativa risulta delimitata da un recinto narrativo sia formale che sostanziale, considerevole è, al contrario, la componente psicologica della riscrittura: nel riadattamento di un’opera universale, un autore rilegge – e riscrive – in primo luogo se stesso e il proprio rapporto con il grande che lo ha preceduto e condizionato. Inoltre – ed è questo, forse, l’incentivo più allettante – sa che il suo contributo avvicinerà dei giovanissimi a un testo che, altrimenti, difficilmente sfoglierebbero, auspicando una presumibile rilettura successiva.

Da alcuni anni il personaggio più amato dai bambini, il topo Geronimo Stilton, riscrive i classici della letteratura attraverso un approccio facilitato, offrendo ai piccoli i romanzi celebri, arricchiti da illustrazioni coloratissime, con un linguaggio semplice e immediato: il successo planetario dell’iniziativa ha favorito il ritorno dei classici tra i lettori adolescenti che, una volta cresciuti, hanno sentito l’esigenza di recuperare quei racconti che li avevano appassionati nell’età precedente. L’Istituto del Dramma Antico, da cinque edizioni di Rappresentazioni Classiche, viaggia sulla stessa lunghezza d’onda. Proponendo le tragedie ai bambini della scuola dell’obbligo si prefigge un obiettivo a lungo termine, una sorta di legame a tappe che non si conclude con questo primo assaggio, ma si ripeterà nel corso del tempo in fasi indissolubilmente legate l’una all’altra.

Esistono infatti ottime possibilità perché un bambino che assiste alle tragedie riscritte per lui, diventi uno studente curioso di rivederle nella versione originale quando avrà l’età per comprenderle e, infine, un appassionato di teatro una volta adulto.  Il Teatro  in ambito educativo è una risorsa sia pedagogica che sociale: dalle scuole primarie fino alle superiori, rappresenta un irrinunciabile sostegno alla crescita, in quanto strumento di comunicazione tra le diverse età per migliorare, incrementare e motivare l’apprendimento. Non a caso l’INDA ha sempre coinvolto in questo progetto scuole e insegnanti: fondamentale è infatti operare in maniera sinergica, ciascuno col proprio ruolo, per consentire un ingresso graduale dei ragazzi nel mondo straordinario del dramma antico.

L’adattamento delle tragedie greche sottoforma di narrazioni, per i ragazzi tra la quarta elementare e la prima media, possiede un valore aggiunto non trascurabile da un punto di vista pedagogico. Ponendosi tra le fiabe e i romanzi giovanili, la tragedia potrebbe infatti simboleggiare la giusta via di mezzo tra infanzia e adolescenza, l’ideale trait d’union letterario a vantaggio di una equilibrata transizione temporale: le fiabe della tradizione sono fondamentali per la ricerca della propria identità nell’età compresa tra i cinque e gli otto anni, le tragedie riadattate sono il naturale passo successivo.

I punti d’incontro tra le fiabe della tradizione e le tragedie sono invero assai numerosi. Il dipanamento dell’azione tragica converge con lo svolgimento della narrazione fiabesca in ottimale corrispondenza: in altri termini il lettore bambino, nell’acquisizione della tragedia, rintraccerà un modello a lui noto, ascrivibile all’archetipo delle storie di fantasia. La struttura delle fiabe è rigida, di andamento logico, e non ammette contrasti con il buon senso. Balza alla memoria il celebre schema dell’antropologo russo Vladimir Propp, il quale teorizzò che in ogni racconto esistono degli elementi che si ripetono costantemente, mantenendo la medesima successione in rapporto ai personaggi e ai loro ruoli. Lo schema generale di una fiaba parte da un equilibrio iniziale, continua con la rottura dell’equilibrio, assiste alle peripezie dell’eroe e si conclude con il ristabilimento dell’equilibrio, in cui l’eroe risulta arricchito di nuove esperienze.

Analogamente anche la struttura delle tragedie è rigida e rigorosamente coerente, sia nello schema che nella progressione drammatica. Dal prologo all’esodo, transitando per parodo, episodi e stasimi, il bambino avvertirà la continuità con le storie dell’infanzia: non troverà irrazionalità, ma solo rigore logico e, perfino nella stravaganza o nell’irragionevolezza, scoprirà una ragion d’essere: Medea non è pazza, ma la sua follia è generata da una profonda ingiustizia; Oreste non uccide la madre per capriccio, ma perché lei gli ha trucidato il padre: per questa ragione è perseguitato dalle Erinni e si redime grazie all’intercessione di un dio. La gelosia di Deianira si giustifica nel tradimento di Eracle che morirà non per vendetta, ma a causa di un inganno.

Innumerevoli gli esempi. Passioni che esplodono, veli che si squarciano, nodi che si dipanano, conflitti che si risolvono. Gangli che si bilanciano e ristabiliscono un equilibrio interiore, tanto in un adulto quanto in un ragazzo. Questo fanno le tragedie da oltre duemila anni.

La lettura dei classici va favorita e incrementata con la sperimentazione di nuovi modelli narrativi che si leghino agli antichi. Nuovi tracciati che segnano altre frontiere in territori già battuti. Passato e futuro non competono, se il presente mostra di saper mediare.