D’Annunzio e il Teatro Greco di Siracusa

La copertina della Fedra di D’Annunzio, edizione Treves, Milano, 1919

La copertina della Fedra di D’Annunzio, edizione Treves, Milano, 1919

“Ieri Tommaso Monicelli mi parlava di una rappresentazione della mia Fedra nel divino Teatro. Se il bel sogno si animasse fra le belle pietre vorrei mi fosse concesso di sedermi oscuro fra gli spettatori”. Gabriele D’Annunzio

Nel Bollettino delle Rappresentazioni Classiche edito dall’Istituto Nazionale del Dramma Antico nel giugno 1928 si fa riferimento al progetto di allestimento della Fedra di D’Annunzio al Teatro Greco di Siracusa: il poeta stesso ne parlò entusiasticamente, come fosse la realizzazione di un sogno. Ma il progetto non andò in porto.
Il testo che pubblichiamo a seguire ripercorre i passaggi essenziali della vicenda.

La mancata rappresentazione della FEDRA di D’Annunzio
Istituto Nazionale del Dramma Antico. Giugno 1928. Bollettino

Crediamo opportuno riassumere, in un breve cenno, come nacque l’idea della rappresentazione della Fedra dannunziana nel nostro Teatro Greco, le trattative che furono iniziate e le ragioni che in ultimo ci hanno consigliato a rinviare ad altro tempo l’attuazione del bel progetto. Lo crediamo, più che opportuno, necessario, per stabilire storicamente, non spaventi la parola grossa, a chi per primo sia venuta l’idea di questa rappresentazione, che ci è stata proposta, e che quindi non fu affatto da noi pensata con criminale premeditazione di concorrenza, come si è voluto far credere nel pettegolezzo poco serio e paesano che è stato suscitato fuori di Siracusa — e che, nato da un grossolano equivoco aveva minacciato di trovar campo nella buona fede di eminenti personalità.

Durante la breve permanenza della Compagnia dannunziana a Siracusa per il ciclo di rappresentazioni tenuto nel Teatro Comunale, il Comm. Tommaso Monicelli, Direttore Artistico dell’Istituto del Teatro d’Annunziano, ebbe agio di ammirare il nostro Teatro Greco, e d’interessarsi all’opera svolta dal nostro Istituto. Egli ebbe così l’idea di dare nel Teatro Greco, prima che si sciogliesse la Compagnia, alcune rappresentazioni della Fedra di Gabriele d’Annunzio. Il nostro Istituto accolse questa proposta, per la eccezionalità delle circostanze favorevoli che si presentavano ed in considerazione delle convenienti condizioni che offriva l’Istituto per il Teatro d’Annunziano.
Il Poeta interessato da Tommaso Monicelli accoglieva con evidente entusiasmo il progetto e così telegrafava al Presidente dell’Istituto, Conte Gargallo: “Ieri Tommaso Monicelli mi parlava di una rappresentazione della mia Fedra nel divino Teatro. Se il bel sogno si animasse fra le belle pietre vorrei mi fosse concesso di sedermi oscuro fra gli spettatori”. Gabriele D’Annunzio
A questo telegramma il Conte Gargallo così rispondeva:
“Il divino strumento concavo apparso in una lontana primavera dinanzi al vostro sogno nella sua imperiale bellezza, attende col fremito della sua anima sonora la voce di Fedra indimenticabile e la luce della vostra presenza Mario Tommaso Gargallo”. Ma quando già tutto sembrava concordato, delle sopraggiunte difficoltà di carattere artistico ritardarono l’inizio dei lavori di preparazione. Un più attento studio delle difficoltà sceniche fece comprendere come non vi fosse il tempo utile per la preparazione di uno spettacolo veramente curato in ogni particolare e degno delle gloriose tradizioni artistiche del nostro Teatro e del nome del Poeta.
Lo stesso Gioacchino Forzano, impegnato fuori d’Italia per la messa in scena di alcuni suoi lavori e occupato per la stagione alla Scala, ci dichiarava di non trovarsi assolutamente nella possibilità di assumere in così breve tempo, la responsabilità della preparazione della Compagnia e della organizzazione artistica dello spettacolo. Per queste importanti ragioni il nostro Istituto si scioglieva dall’impegno assunto e decideva di rinviare ad altro tempo l’attuazione del bel progetto.