LA III ERA DELL’INDA: L’ESPERIMENTO DI PAESTUM Il teatro oltre il Teatro

Con la messinscena nel luglio del 2007 di una tragedia integrale in cartellone dal Teatro greco – Trachinie di Sofocle, per la regia di Walter Pagliaro – al tempio pestano di Poseidone, nasce una nuova era. Nel luglio 2008 la Fondazione metterà in scena a Paestum l’intera Orestiade.

di Isabella Di Bartolo

Risale al 1914 la prima messinscena degli Spettacoli classici a Siracusa. Un evento che mise in moto un animato dibattito culturale tra gli intellettuali e gli uomini d’arte del tempo, e che affrontò una serie di argomenti legati alla produzione teatrale classica. Tra questi l’esperienza oltre il colle Temenite voluta dall’Istituto nazionale del Dramma antico nell’ambito del concetto di diffusione della cultura classica. È questo uno dei fondamenti dello statuto dell’INDA, sin dalla sua nascita caratterizzato dalla volontà di “esportare” il grande patrimonio culturale antico. Un intento ripreso con maggiore forza negli ultimi anni durante i quali la Fondazione ha intrapreso un nuovo viaggio, oltre il Teatro greco. Tra le più recenti attività che hanno caratterizzato l’ultimo periodo di vita della Fondazione, quello della cosiddetta “rinascita”, ci sono infatti importanti collaborazioni che hanno portato il teatro oltre la sua scena tradizionale.

In questi ultimi anni, infatti, l’INDA ha curato l’iniziativa «Colosseo 2000 – Progetto Sofocle» che ha visto la riapertura dell’Anfiteatro Flavio agli spettacoli dopo 1500 anni, in collaborazione con il Ministero per i Beni e le attività culturali, la Soprintendenza ai Beni culturali di Siracusa e la Banca di Roma. Tra le istituzioni artistiche coinvolte il Teatro nazionale della Grecia; il Dramatic Art center di Teheran; l’Orchestra e il Coro giovanile di Santa Cecilia di Roma. Nel 2002, inoltre, la Fondazione è stata affiancata dal Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa per la realizzazione di una intera stagione teatrale Particolare rilievo assume l’esperimento di Paestum. Questo offre infatti l’opportunità di considerare l’importanza che la Fondazione riveste oggi nel panorama nazionale e non, assumendo in sé sempre di più il carattere di “portatore” di cultura classica. Con la messinscena nel luglio del 2007 di una tragedia integrale in cartellone dal Teatro greco – Trachinie di Sofocle, per la regia di Walter Pagliaro – al tempio pestano di Poseidone, nasce una nuova era. Un evento immediatamente seguito da una dichiarazione d’intenti siglata dall’INDA, dalla Provincia di Salerno, dal Comune di Capaccio-Paestum, oltre che dalla Fondazione Salernitana Sichelgaita, la Bottega S.Lazzaro e la Compagnia del Giullare, partners e mediatori del progetto che ha consentito la prima ripresa di una grande tradizione di spettacoli. Risalgono difatti agli anni 30 le messinscene curate dall’Istituto Nazionale del Dramma antico nel sito pestano, che ha portato tra le colonne doriche anche una performance ispirata alle Panatenee con la traduzione di Raffele Cantarella, ma mai una tragedia intera, come è invece accaduto nel 2007 con Trachinie.

I primi spettacoli classici furono allestiti nell’area tra il tempio di Poseidone e la Basilica la prima volta nel 1932, e successivamente nel 1936 e nel 1938; sempre grazie alla volontà del ministero della Cultura popolare e all’ente promotore dell’iniziativa che fu il Comitato provinciale del Turismo. L’ispirazione fu certamente quella siracusana, ma a Paestum mancava un teatro antico. C’erano invece i templi: le maestose vestigia della stessa civiltà ellenica. Il simbolo della stessa grandezza e delle stesse radici della civiltà greca d’Occidente. Per questo le rappresentazioni – che non furono mai una tragedia intera anche per i costi elevati che questa scelta avrebbe comportato e che non sarebbe stata recuperata con i biglietti in quanto l’area non poteva contenere un pubblico eccessivo – si svolsero sotto le imponenti colonne dei due grandi edifici templari pestani. Due siti archeologici, quello dell’antica Poseidonia della Magna Grecia e della città di Archimede, legati nel segno della grande tradizione teatrale classica. Un connubio che risale al Settecento quando Paestum e Siracusa divengono mete predilette dei voyage d’Italie: di quei viaggi, cioè, intrapresi dagli intellettuali europei all’insegna della storia e dell’archeologia nei luoghi più suggestivi del Belpaese. Paestum in particolare, diventa il simbolo dell’antichità greca: con le sue imponenti colonne e i possenti architravi che ridisegnavano i templi ellenici. Metafora dell’altissimo grado di maturità artistica ed architettonica raggiunta dai Greci d’Occidente. E così fu anche per Siracusa, immortalata nelle immagini disegnate da Houel, Saint Denon. Il legame tra le due città ha dunque radici profonde. Poetiche. Entrambe erano i luoghi del passato. Entrambe erano la testimonianza della civiltà di un popolo. Entrambe erano il simbolo dell’identità di una comunità. Ed entrambe lo sono ancora.

Lo spazio

Il tempio intitolato a Poseidone (presumibilmente, invece, anch’esso dedicato a Hera), fu realizzato intorno alla metà del V sec. a.C.. Di fronte alla sua imponente peristasi – 6 colonne sui lati brevi e 14 su quelli lunghi – è stata messa in scena nel luglio 2007 Trachinie. All’interno si individuano i tre canonici ambienti: il pronaos in antis, la cella e l’opistodomos. L’attribuzione del culto presenta numerose incertezze: si potrebbe anche ipotizzare, sulla base degli ex voto rinvenuti nell’area, che il tempio fosse consacrato ad Apollo o a Zeus. Cf. Emanuele Greco, Archeologia della Magna Grecia, Roma 1992 (Manuali Laterza).

Cenni storici

I primi spettacoli classici a Paestum furono allestiti nell’area tra il tempio di Poseidone e la Basilica la prima volta nel 1932, e successivamente nel 1936 e nel 1938. Ad organizzare le iniziative la Commissione archeologia salernitana e l’Istituto del Dramma antico, allora presieduto da Biagio Pace. Il 21 maggio del 1932 furono messi in scena L’amoroso colloquio di Teocrito, con la traduzione di Ettore Bignone, Il calzolaio di Eroda, tradotto da Biagio Pace, e La fattura ancora di Teocrito e con la traduzione di Bignone. A conclusione furono poi eseguiti il coro e le danze di Agamennone di Eschilo, con le musiche di Idelbrando Pizzetti.
Il programma delle rappresentazioni classiche del 6 e 7 giugno 1936, invece, si apriva con la danza delle Eumenidi, sempre con le musiche del maestro Pizzetti, preludio della messinscena scelta per quell’anno: le Panatenee, una riproduzione coreografica di Raffaele Cantarella e Vincenzo Bonaiuto, con le musiche di Pizzetti e i costumi di Duilio Cambellotti. A queste seguirono la rappresentazione di due idilli teocritei: L’epitalamio di Elena e La morte di Dafni, con la traduzione di Ettore Bignone e le musiche di Claude Debussy.
Nel 1938, poi, dal 26 al 29 maggio, il sito pestano fu lo sfondo ancora de L’amoroso colloquio, e poi de La gara del canto di Teocrito, nella traduzione di Romagnoli e le musiche di Mulè. Inoltre, venne messo in scena il Mistero dionisiaco: una performance di cori e musiche, curati da Giuseppe Mulè, ispirato alle Baccanti di Euripide. La traduzione era di Romagnoli, mentre le coreografie furono affidate a Rosaria Chladek. Le orchestre furono quella della società “Alessandro Scarlatti” di Napoli e del Teatro San Carlo; i cori del Teatro Reale dell’Opera di Roma e della società intitolata a Scarlatti. Le danze furono invece affidate alla scuola «Duchessa d’Aosta» di Capodimonte nel 1932; mentre nel 1936 e nel 1938 alle ballerine del scuola di Hellerau-Laxemburg. Interessante la scena: fu realizzata una cavea artificiale di blocchi calcarei disposti a semicerchio fra il tempio di Poseidone e la Basilica; una soluzione che ebbe persino il plauso del Times, come si legge nella recensione agli spettacoli pestani pubblicata il 28 maggio dello stesso anno. Il pubblico era disposto sulla cavea e, in occasione della “prima”, tra le colonne del tempio di Poseidone.

Cf. Maria Rosaria Taglè, Spettacoli a Paestum. Dalle rappresentazioni classiche degli anni Trenta a oggi, Arte tipografica 1995; S. D’Amico, Spettacoli a Paestum, in Illustrazione italiana, 29 maggio 1932.