Basilica di S. Nicolò ai Cordari, ore 21.00
L’evento conclude la Rassegna Tragodia organizzata dall’Associazione culturale l’Arco e La Fonte con il patrocinio della Fondazione INDA
Una mise en espace in cui si coglie il misterioso filo che lega invisibilmente l’opera nata durante un soggiorno di Dino Campana in Svizzera tra il 1913 e il 1914 e l’ altro canto orfico che brillò nello stesso periodo, maturato come il plot del poeta di Marradi nei frammenti fiorentini, quello delle rappresentazioni classiche al teatro greco di Siracusa.
Un inno alla bellezza dedicato a Pina Bausch, a pochi giorni dalla sua scomparsa
“Guardando proprio ai caratteri scientifici e ideologici della cultura degli anni in cui vennero maturando i Canti Orfici, un grande storico del pensiero, il Garin, ha scritto: “Il mondo della sicurezza va in pezzi”. Ebbene, Campana aveva usato una analoga trasposizione metaforica quando, ne La notte, quasi certamente ha concentrato la significanza più profonda della terza strofe nella figura – reale e però sospinta dal ventoso impulso della valenza simbolica della “lapide spezzata nel mezzo del suo commento latino.” Cioè: l’antica veneranda tradizione, severamente incisa sulla pietra come per l’eterno è scritta in quella sintassi dei padri che per secoli è stata il modello di una pedagogia umanistica “recte faciendi et bene dicendi magistra”, non è ormai che un emblema infranto: il collasso di una episteme di certezze, di valori, di istituti metafisici ridotti ormai in macerie, simulacri muti e disabitati». (Eugenio Montale).
Il titolo “Canti Orfici” dell’opera nacque durante un misterioso soggiorno di Dino Campana in Svizzera tra il 1913 e il 1914, nello stesso anno in cui brillò un altro canto orfico, maturato come il plot del poeta di Marradi nei frammenti fiorentini, quello delle rappresentazioni classiche al teatro greco di Siracusa.
La coincidenza tra le due poetiche, lontane e vicine a un tempo, mostra quanto la sensibilità europea si rivolga alla tradizione del verso greco, asse portante della Religione dell’Uomo, così come andava prefigurandosi, mentre la tendenza suicida dell’Occidente si preparava alla catastrofe della Prima Guerra Mondiale. In questo senso mettere in relazione episodi apparentemente così distanti, serve a chiarire (o alimentare) misteri e a restituire, comunque, alle generazioni future il valore di lezioni altrimenti dimenticate o utilizzate come eventi episodici. Questo allestimento dedicato a Campana, celebrazione del teatro dell’Essere e del non Essere, si ricollega idealmente a Tragoedia, celebre sceneggiatura di Albertazzi su versi di Eschilo e Euripide, tradotti da Renato Randazzo, in scena per la prima volta a Siracusa nel giugno del 1988”.
Fernando Balestra
“Faust era giovane e bello, aveva i capelli ricciuti. Le bolognesi somigliavano allora a medaglie siracusane e il taglio dei loro occhi era tanto perfetto che amavano sembrare immobili a contrastare armoniosamente coi lunghi riccioli bruni”“Qual ponte, muti chiedemmo, qual ponte abbiamo noi gettato sull’infinito, che tutto ci appare ombra di eternità? A quale sogno levammo la nostalgia della nostra bellezza?”
“Il mare nel vento mesceva il suo sale che il vento mesceva e levava nell’odor lussurioso dei vichi, e la bianca notte mediterranea scherzava…”
Dino Campana