INDA 2011. Nota del Sovrintendente

XLVII Ciclo. Teatro in allestimento. Foto G.L. Carnera

2010 record di incassi con 3.000.000 di euro e 150.000 spettatori paganti in 38 repliche, che significa il 7% in più rispetto al 2009, tra il 30% e il 35% in più del 2006, 2007 e 2008, circa il 100% in più del 2002, del 2004 e del 2005, il 300% in più rispetto agli inizi del regime a cadenza annuale inaugurato dalla nascita della Fondazione.Nel 2011 prima de3ll’inizio delle Rappresentazioni si registra un aumento del 5% rispetto al 2010.

1911. Partirono da Siracusa le navi italiane alla conquista della Libia. Due anni dopo la cavea stracolma del colle Temenite accoglieva i militari e ne cingeva il capo di alloro, tra la folla festante corse allora la speranza che la città avrebbe riavuto, ubriacata da prospettive imperiali, il posto che le spettava nel Mediterraneo, centro di traffici e di scambi.

Era dall’Unità d’Italia, dalle sfuriate appassionate in Parlamento del garibaldino Bixio, il cui nome è legato in Sicilia soprattutto all’eccidio di Bronte, che si aspettava la soluzione per il Porto di Marina Grande nelle cui acque era sprofondato l’esercito ateniese del V secolo per mano dei Dori di importazione.

E i figli di quei Dori, 2400 anni dopo la vittoria, spronati dall’esuberanza di una imminente, prospera stagione, pensarono di spargere all’alba di un’era che sognarono fortunata il canto degli eroi e della fratellanza nel mare ridiventato nostro.

2011. Soffia un vento caldo dal Nord-Africa e dal Medio-Oriente. Sotto la guerra del petrolio, dovunque si agiti la lotta contro il tiranno per la libertà, c’è posto per il pensiero greco e quindi per il nostro mandato di adepti alla fede siracusana, che da cent’anni, pur nelle asperità delle vicende buone e cattive, ha saputo onorare l’abitudine quotidiana all’antica saggezza avversa alla violenza e alla sopraffazione.

INDA 2010. Aiace di Sofocle. Foto M.L. Aureli

E io, per il settimo anno consecutivo, tra due Sindaci-Presidenti e due C.d.A. (sette mesi senza C.d.A. e solo con il Presidente Visentin, a cui devo il rinnovo del mio mandato), conduco in scena sul palco del Teatro greco il Ciclo di Spettacoli Classici. Annoto due traguardi per me molto significativi: per il mezzo della cadenza annuale, in vigore dal 2001, mi avvicino al record delle nove stagioni raggiunte dal leggendario Giusto Monaco, commissario dal 1974 al 1994, anno della sua morte, e sono chiamato a preparare l’Istituto alle celebrazioni del suo primo secolo di vita. Si costituì nel 1913 il Comitato Generale presieduto dal Sindaco della città che nominò Mario Tommaso Gargallo presidente del Comitato Esecutivo, mentre il debutto accadde un anno dopo, nell’aprile del 1914 con l’Agamennone di Eschilo, la direzione di Ettore Romagnoli, traduttore e musicista, le scene e i costumi di Duilio Cambellotti.

Con Monaco ho condiviso un difficile inizio, lui alle prese con la minaccia di soppressione dell’Istituto come ente inutile, io davanti a una situazione finanziaria e organizzativa tali da rischiare la mannaia del commissariamento da parte del Ministero ai BB.CC. Se è impossibile seguire il Grande Vecchio sulla capacità di restituire all’INDA autorevolezza e prestigio nel campo delle scienze umanistiche antiche, sono convinto che il periodo che seguirà al mio mandato e a quello del C.d.A non finirà nel baratro di un processo per associazione a delinquere di stampo mafioso, come quello in corso da dieci anni che coinvolse, insieme al Presidente, l’amato Umberto Albini, scomparso di recente, altri 53 imputati. L’INDA, dal 2006, per volontà del Presidente Bufardeci e del C.d.A., confermato dal Presidente Visentin, non è affidato al potere carismatico del leader: esso vive dell’apparato istituzionale e strutturale di una vera e propria azienda, in gran parte affidata a donne di assoluta competenza, che ha nel valore della specificità siracusana, non solo anagrafica, il suo know how.

INDA 2011. Filottete, le prove. Foto F. Centaro

Niente è nelle mani del caso e se si sono persi in questi ultimi anni fino a 4.000.000 di euro di finanziamenti elargiti da Stato e Regione (circa metà dei quali recuperati dai fondi europei gestiti dalla Regione, premio e testimonianza alla vivacità gestionale della Fondazione), e si sono moltiplicate le attività, dal 2006 i conti si sono raddrizzati tanto che i bilanci sono in attivo, viceversa i debiti sono scesi da 3 a 1.500.000 di euro. I risultati del botteghino costituiscono la prima voce delle entrate, che sorpassano le uscite, nel 2009 e nel 2010 il costo/ricavo degli allestimenti è pressoché in pari. È per questo, frutto d’impegno e di strategie, di competenza e di professionalità in tutti i settori, che va affermandosi la convinzione di una nuova ‘scuola siracusana’, autoctona e autonoma, capace di attrarre sponsor di livello internazionale e di ottenere il sostegno di buona parte delle forze politiche, al di là degli schieramenti. Così registro con orgoglio che l’INDA è l’unico organismo non colpito dai tagli di una Finanziaria, per forza di cose, di lacrime e sangue, per un’azione sinergica fra la deputazione regionale (Bufardeci, De Benedictis, Vinciullo), stretta intorno all’emendamento Marziano, gli Assessori Missineo e Tranchida, dal quale ho ricevuto la notizia che è stato determinante il parere in nostro favore del Presidente Lombardo.

A loro grazie. Si inizia finalmente a percepire l’INDA come un bene comune, uno dei simboli del prestigio dell’identità siciliana famosa nel mondo, che sempre di più dovrebbe sottrarla al condominio delle vanità e interessi locali che, per quanto piccole e miserevoli, possono provocare danni irreparabili. Contro di esse è opportuno vigilare, suggerisce il Procuratore Ugo Rossi, sul Numero Unico del XLVII Ciclo di Spettacoli Classici.

Andromaca, le prove. Foto G. L. Carnera

Le particolari condizioni favorevoli dell’Istituto sono in gran parte dovute alla definizione di un’azienda, vocata alla diffusione del pensiero classico e alla realizzazione di offerte culturali che vanno dall’editoria agli spettacoli, dall’organizzazione di eventi e mostre a giornate di studio, con un impegno che dura tutto l’anno. Di fatti i successi recenti, nati dalle sofferenze e incertezze dei primi anni di vita della Fondazione (1998), coincidono con la sperimentazione di una pianta organica, operativamente attiva a Siracusa con responsabili di area e referenti di servizi e funzioni, in tutto nove persone, dieci con il presidio della sede legale di Roma.

Qualche numero: 5.000 contatti al giorno per il sito web, a un tempo foglio di informazione e di approfondimento on-line dal 2006, decine le tesi assegnate da Università italiane e straniere sui materiali dell’Archivio e della Biblioteca, l’affermazione in campo nazionale dell’Accademia d’Arte del Dramma Antico, allevata da un prestigioso corpo insegnanti, che conta quattro sezioni per 85 allievi di tutte le età, le tournée degli spettacoli del Ciclo in alcuni dei siti più rappresentativi del teatro en plein air, consuetudine da me inaugurata nel 2007 presso il Tempio di Poseidone a Paestum e continuata nella Valle dei Templi, a Selinunte, a Tindari, a Donna Fugata, nel catino romano di Tuscolo, nell’anfiteatro di Malta, al meraviglioso Centro di Educazione Teatrale di Irene Papas ad Atene, dove per la prima volta nella sua storia centenaria, l’INDA è sbarcata con le sue messe in scena tragiche e il primo step sulla mostra del centenario; a queste tappe all’aperto vanno aggiunte le esibizioni della nostra Scuola di Teatro che ha attraversato l’Italia da Bergamo a Palermo, raccogliendo 15.000 spettatori paganti in 19 repliche, prima di spostarsi al Festival Internazionale Universitario di Angers (replica anche a Chôlet) con l’Antigone di Sofocle. Gli allievi dell’Accademia sezione Scuola di Teatro ‘Giusto Monaco’ e sezione Junior saranno impegnati, i primi nei cori e i secondi nei cortei, negli allestimenti del XLVII Ciclo di Spettacoli Classici, lo stesso è avvenuto l’anno scorso.

Andromaca, le prove. Foto G. L Carnera

Ai giovani l’INDA dedica molta attenzione nella sua strategia economica e intellettuale: attraverso il neonato progetto ‘Prometeo’, avviato nel dicembre del 2008 con il protocollo d’intesa firmato dal Liceo ‘Tito Livio’ di Padova, si avvicinano al pensiero antico 250.000 studenti di scuola media superiore che a loro volta diventano i protagonisti del Festival Internazionale del Teatro Classico dei Giovani, il più importante al mondo, e frequentatori fidelizzati negli anni a seguire delle Rappresentazioni Classiche, finendo per coprire già oggi il 50% dell’utenza complessiva.

Alle scuole elementari è destinato, grazie al contributo dell’Assessorato alle Politiche Scolastiche del Comune di Siracusa, il racconto delle tragedie per i bambini redatto per la V edizione dalla scrittrice per l’infanzia Annamaria Piccione, le illustrazioni di Francesco Nania, cui si devono anche le tragedie a fumetti che l’INDA pubblica insieme alla Camera di Commercio nella versione italiana e inglese.

I successi di queste ultime stagioni e un rigore della spesa che ha ridotto i costi di oltre il 50% rispetto al passato permette il ritorno della rivista «Dioniso», anch’essa di nuovo edita a Siracusa come succedeva all’esordio della rivista voluta da Biagio Pace nel 1931, sul cui frontespizio si legge “AMMINISTRAZIONE E REDAZIONE IN SIRACUSA”. Continua l’annuale tradizione del Convegno Internazionale di Studi, quest’anno a Palazzo Greco come nel 2008 e 2009, nel 2010 al Molino Stucky di Venezia, mentre in scena, per gentile concessione degli autori, vanno le traduzioni inedite delle due tragedie e della commedia, la cosiddetta terza produzione, allestita a costi minimi, appuntamento nuovo dal 2009.

Filottete, le prove. Foto G. L. Carnera

Con entusiasmo e con un ritrovato senso di appartenenza a una vera e propria missione che giustamente incide sulla vocazione autentica della città d’arte e porta ad esse sollievo (sono 400 i lavoratori ingaggiati anche per 180 giornate di lavoro) rispetto alla grave crisi occupazionale, aggravata dall’involuzione inarrestabile del petrolchimico, l’azienda INDA, in grado di controllare ogni momento delle sue attività, impone all’attenzione internazionale un lembo di Sicilia che ha fatto della produttività e della legalità le sue bandiere, in un percorso ideale e sostanziale, in empatia con gli insegnamenti che sono venuti da un genio del teatro e del commercio, il Signor Conte Mario Tommaso Gargallo, del quale solo da un paio d’anni stiamo imparando ad occuparci con accuratezza scientifica.

Voglio ricordare che sul finire del XIX secolo, mentre maturava la scoperta del Teatro greco da parte di Paolo Orsi, cui seguirono gli studi del melillese Giulio Emanuele Rizzo, la città di Siracusa porta appena 20.000 abitanti (14.000 alla fine del ‘700) che superano dopo il 1930 le 50.000 unità, anche grazie alla fortuna delle Rappresentazioni Classiche, segno di quanto la specializzazione dell’offerta culturale possa influenzare e addirittura pilotare la sperimentazione di modelli di sviluppo, considerando il ruolo benefico che ha sull’indotto dell’accoglienza e della ristorazione, in genere sul pacchetto turistico-culturale dei servizi. Scrive Gargallo il 22 dicembre 1923 sul quotidiano «Giornale dell’isola»: «[…] inoltre il teatro è per l’Italia non sono una gloria, ma anche una grande industria. Industria non sempre in mani disinteressate, come invece è il caso del Comitato di Siracusa, composto di cittadini che non cercano né possono avere per disposizioni statutarie utile alcuno. Siracusa ha già iniziato questo movimento e lo seguirà energicamente, sempre limitandosi al teatro antico ma dando agli altri l’indirizzo per una nuova forma d’arte teatrale». Gargallo è consapevole che sono bastate tre edizioni, dilatate, per colpa della guerra, nello spazio di otto anni, per ipotizzare una ‘scuola siracusana’, da lui riferita nel ’14 all’abilità delle maestranze indigene, in grado di partecipare alla rivoluzione della scena europea del secolo scorso ed imporre una svolta al passatismo del teatro borghese al chiuso, come indirettamente riconosceva lo stesso ribellismo futurista. Scrive ancora Gargallo: «grandi intanto furono gli insegnamenti che da questi spettacoli siracusani vennero al teatro italiano e senza la interruzione della guerra sarebbero stati ancora maggiori; il fiorire degli spettacoli all’aperto, l’uso della musica nelle opere del teatro cosidetto di prosa e la maggiore importanza che ormai si dà in Italia alla scenografia, derivano certamente dagli spettacoli siracusani», e continua, «a questo proposito anzi si può dire che l’avere unito per la rievocazione di tragedie antiche l’opera di un letterato, di un musico di un architetto, ha dato luogo per la prima volta al Teatro greco di Siracusa ad una forma nuova, almeno per il teatro moderno di arte, in cui la poesia e la musica, la danza e la scenografia, unendosi e non sovrapponendosi, davano il massimo rendimento artistico alle antiche tragedie, come potrebbe anche avvenire a lavori moderni, seguendo questo grande esempio».

INDA 2009. Edipo a Colono di Sofocle.

Nel pensiero di Gargallo è chiaro fin dall’inizio che occorrono un organismo e un’organizzazione capaci di far conciliare le due linee guida: la parte filologica, sostenuta dalla ricerca scientifica, e quella della pratica teatrale a cui concorrono con pari dignità le varie arti per addivenire allo spettacolo unico e irripetibile, che è lo spettacolo tragico. E da subito l’aristocratico siracusano sgombra il campo dal plagio wagneriano del Wort-Ton-Drama che avevano trovato casa e tempio a Bayreuth perché ritiene che la parola non la musica sia il vero veicolo dell’anima: «quello che più conta», suggerisce Gargallo, «lo spettatore sente le parole e può seguire continuamente l’azione». Nonostante questo, rimane suggestiva la definizione del poeta Fausto Maria Martini che dopo aver assistito alle rappresentazioni al Teatro greco nel 1927 volle salutare Siracusa come «la Bayreuth del Teatro Classico».

Seppur distante dall’dea del golfo mistico pensa a Bayreuth come esempio da seguire per costituire un ente morale che periodicamente continui gli spettacoli classici sì da diventare anche tramite per la divulgazione e la promozione dell’arte, della mitologia, della storia e della filosofia classica. Immagina Siracusa meta costante degli studenti delle Università europee appassionati di Teatro Antico impegnarsi in rappresentazioni da ospitare in luoghi altri dal Teatro greco, come per esempio le Latomie (profetizza l’attuale Festival dei Giovani e la rete del progetto ‘Prometeo’). Sogna l’attracco di crociere al porto di ‘Marina Grande’ e dichiara: «L’agente generale della compagnia di navigazione Cunard, mi ha recentemente assicurato che, qualora per tempo entrassimo in trattative, egli crede che la compagnia vorrebbe nel programma delle crociere di lusso, che suole fare ogni anno nel Mediterraneo, l’approdo a Siracusa, per fare assistere le carovane di turisti a un tanto interessante spettacolo». Sul bollettino del Comitato appunta alla fine del 1921: «si dovrebbe perciò fondare l’auspicato Istituto del Dramma Antico che assicurerà la rievocazioni di opere teatrali famose e doterà Siracusa di un centro di cultura di importanza mondiale. Se la volontà concorde di tutta la città permetterà di giungere a tanto, Siracusa avrà fatto un gran passo verso il posto che le compete e saprà imporre il rispetto dovuto». E ancora nel 1934 recensendo a Roma il Convegno Volta sul Teatro Drammatico, quando già il fascismo ha recuperato il suo progetto e lo ha estromesso a vantaggio dell’archeologo Biagio Pace dalla guida del nascente Istituto, lancia Siracusa come sede del Teatro di Stato, «nuovo centro drammatico, diciamo meglio tragico, di cui dotare la Patria dove ricollegare attraverso un unico canone estetico la grande drammaturgia dell’antichità, i classici italiani e la promozione delle eccellenze contemporanee».

Il Sovrintendente Fernando Balestra. Foto R. Strano

Nonostante le devianze in merito alle originarie vocazioni a cui il ventennio sottopose Siracusa, pur inserendola nelle eccellenze nazionali le tolse a favore di Roma la sede legale e progettuale dell’Istituto, concedendole in cambio, con una ordinanza prefettizia, Palazzo Greco, destinato da allora a sede degli uffici per la realizzazione del Ciclo di Rappresentazioni Classiche. Allo scippo nazionalista la città si ribellò, lo stesso Gargallo non aveva rinunciato mai all’idea che l’INDA fosse un patrimonio intimo della città. A tal proposito amava ricordare un episodio che vide protagonisti i Siracusani quando si opposero energicamente al trasferimento a Palermo della Venere Landolina, tanto che il re borbonico, apprezzando l’amor patrio e il coraggio di quei cittadini, ordinò nel 1822 di lasciare dov’era il prezioso marmo.
Nel ’48 tocca ancora a Gargallo, divenuto Sindaco di una Siracusa provata dalle rovine della Seconda Guerra Mondiale, riportare in scena il Verso Tragico che mancava dal 1939. Ancora una volta l’inizio fu Eschilo, ancora l’Agamennone, questa volta con le Coefore e le Eumenidi, nel fiato sublime di un altro siracusano, l’insuperabile Salvo Randone.

Intanto è pronto al debutto il XLVII Ciclo di Spettacoli Classici: in scena il tema vasto e commovente della clandestinità, intesa come luogo senza cui gli uomini si dibattono in cerca di un destino che li riconcili all’anima del mondo.

Gargallo aveva nel cuore Siracusa e Atene. Sono reduce dalla capitale greca dove si cerca di mettere insieme il nostro teatro e quello di Epidauro, per accendere i due occhi più belli sul futuro del mondo.

Il Sovrintendente

Fernando Balestra

La conferenza stampa di apertura degli spettacoli. Da sinistra Mariano Rigillo, Laura Marinoni, Luca De Fusco, Roberto Visentin, Fernando Balestra, Gianpiero Borgia, Nicola Bono, Sebastiano Lo Monaco. Foto Rita Strano