“…la liberazione sia dal materialismo del desiderio sia dal formalismo della negazione ha bisogno di quella zona intermedia che è il poetico, il metaforico, l’ingannevole, l’immaginale, l’incompleto, di quella luna dove non esistono generi, dove la coscienza non è né questo né quello.”
James Hillman, “La vana fuga degli dei”.
Nuvole. Del fluire eterno.
Movimenti come infinitezza divina, dell’inarrestabile divenire che trova origine nel respiro.
Ma anche, per i discepoli di Socrate-maestro, sorta di poetica tonico-gestuale della goffaggine, della precaria stabilità di chi perde, perché li offre alla “causa” comune, i propri contorni identitari.
In questa ennesima sfida con una straordinaria e amabile “Compagnia Inda”, sento il peso di una personale integrazione in quel flusso storico-artistico della “Scuola siracusana”. Sento la responsabilità e quindi l’importanza di una creazione che si integri in continuum, nel fluire di quel patrimonio davvero originale e di rara specificità semiologica, estetica e contenutistica, che ancora oggi rimane fertile ed incredibilmente moderno, seppur nella dichiarata storicità. Allora citazioni in scena di “Euritmica” di Dalcroze, o movimenti “dehanchè” classici nella danza di I.Duncan (ma anche riconducibili alla scultura ellenistica o alle raffigurazioni nella pittura vascolare classica), e ancora l’uso del respiro nella danza come nella ricerca di K.Joss e J.Cebron (mio maestro all’Accademia Nazionale di Danza di Roma).
Una sorta di luogo comune attribuirebbe al poeta, in definitiva all’artista, la “testa tra le nuvole”. Forse questo stato potrebbe corrispondere più semplicemente ad avere una coscienza distratta sul tutto perché canalizzata sul singolo nucleo di ricerca. In definitiva lo stato creativo, ispirativo. Dove si spazia nell’assoluto possibile, disponibili alla suggestione improvvisa, l’insight (per Archimede l’Eureka!). L’ispirazione, se e quando arriva, ci scuote come un respiro improvviso, quasi un sussulto d’aria che slancia un brivido ondulato e ondulante lungo la schiena. A volte lento e morbido, altre fugace come un fulmine. La mia testa tra le nuvole per questa creazione ha generato vari respiri, singulti, soffi e altri guai …
Dario La Ferla
