Movimenti

Andromaca, le prove. Foto G. L. Carnera

“La prima volta” al teatro greco è un’esperienza magnifica per qualunque artista, desta emozioni uniche e il desiderio di scoprire le origini della necessità umana di rappresentare molteplici storie attraverso la parola, la musica e la danza.

La seconda però diventa anche un impegno profondo perché questa necessità si fonde con un nuovo modo di pensare il teatro e le sue espressioni. Credo in generale che i movimenti coreografici all’interno di un’opera che prevede diversi linguaggi debba sempre essere al servizio della drammaturgia del testo, e sapersi armonizzare con la musica che sempre da quel testo scaturisce.

Nasce così un racconto parallelo, fatto di gesti e azioni, dove gli attori, il coro e i danzatori si uniscono in una comune cifra stilistica, amalgamata dall’estro del coreografo. In Andromaca, dove l’elemento acqua è uno dei fili conduttori nello svolgersi della vicenda, ho pensato di far muovere il Coro e gli attori come se fossero eternamente sopra e sotto il  mare, a volte in balia delle onde e a volte divenendo essi stessi creatori di ritmi, che in maniera repentina il mare sa modificare, e che sempre corrispondono alle nostre più intime emozioni.

Alessandra Panzavolta